domenica 25 ottobre 2026

LA MISSIONE TRA COMUNITÁ SUL FIUME E LA CITTÁ

 




Paolo Bizzocchi

 

Carissimi tutti e tutte,

vi scrivo all’inizio di questo giorno particolarmente “caldo”, non solo perché già alle 8 di mattina il sole picchia senza risparmiarsi, ma soprattutto perché oggi tutto il Brasile si ferma per votare, in una tornata elettorale che potrà avere una grande importanza non solo per noi che viviamo qui, ma per gli equilibri mondiali: una vittoria di Bolsonaro di fatto significherebbe consegnare in mano a Trump uno dei luoghi più ricchi di terre rare del mondo e fare di tutto il Sud America il (tristemente) famoso “giardino di casa” degli Stati Uniti.

Scrivo mentre d. Marco celebra la Messa del mattino nella chiesa matrice; io celebrerò quella della sera, alle 19.30. Tutte le altre celebrazioni sono state tolte, perché le comunità hanno detto che non avrebbero partecipato: il voto chiede spostamenti e tempi di attesa considerevoli, per cui sarebbe stato molto difficile riunire assemblee liturgiche.  Stasera io celebrerò quando saranno in arrivo i primi risultati ed in giro ci sarà molta effervescenza e tensione: non è certo che qualcuno si staccherà dalla televisione per venire a Messa. Poi facilmente “scoppierà il mondo”, con i sostenitori del vincitore a bere, strombazzare sulle strade, sparare fuochi di artificio a go-go, ed i sostenitori del perdente a bere e basta (tanto la birra e la cachaça l’hanno già comprata, in qualche modo bisogna pur usarla…)

Casa parrocchiale ristrutturata


Veniamo alla vita reale. Giovedì abbiamo fatto festa con i nostri “pedreiros” (muratori), perché dopo circa un anno abbiamo finito i lavori di ristrutturazione della casa parrocchiale dove viviamo. È stato un lavoro considerevole, per il quale devo ringraziare tantissimo d. Gabriele Carlotti, senza il quale non si sarebbe mai partiti, ed anche d. Marco che in quanto a capacità imprenditoriali si sta dimostrando un degno successore di d. Gabriele. Io tiro i fili elettrici, e questo mi basta…  È stato un investimento anche economico grande ed anche in relazione a questo vi ringrazio molto del vostro costante aiuto.  Ne è valsa la pena? Io credo proprio di si, perché per i preti che verranno dopo di noi significa avere un ambiente ordinato e sicuro, che speriamo duri molti anni, e per la comunità avere una “casa” nella quale sentirsi accolti in famiglia.

Questo ci apre anche alla possibilità di iniziare ad accogliere volontari per lungo tempo, dando una sistemazione abitativa semplice, ma decorosa e sicura. Sarebbe proprio bello che qualcuno cominciasse a pensare di venire a vivere qui per un periodo (minimo sei mesi, ma sarebbe meglio un anno…) per condividere ed arricchire la nostra missione. Pe. Marco ed ir. Mariana habbo ricominciato ad andare sul fiume, dopo un fermo di un mese per una situazione non chiara che si era creata; le comunità li hanno accolti con gioia ed in novembre torneranno per quattro giorni per vivere al DNJ (Giornata Nazionale della Gioventù) delle comunità del fiume.  Poi io farò il giro delle altre comunità: sono sempre giorni particolari ed a volte un po’ affaticanti, ma immergersi un poco in questa umanità così diversa è una grande ricchezza (poi d. Marco mi ha detto che nelle comunità ricordavano il mio nome, quindi torno da loro molto volentieri…)



Io sono rimasto in città ed inizio ad essere più coinvolto nelle attività legate alle persone fragili. Nelle visite al carcere sto vivendo la gioia grande di un gruppetto di donne che stanno venendo con costanza, arricchendo molto il breve tempo della visita settimanale.  Poi sono stato chiamato a visitare una donna della mia età con una situazione sanitaria gravissima, per la quale qui non ci sono gli strumenti per intervenire ed una trasferta a Manaus è impensabile: vedere la capacità di “stare vicino” in silenzio del marito e della figlia minore di 11 anni colpisce e fa riflettere; non rivendicazione, non disperazione, ma silenzio e presenza. Siamo stati chiamati anche a visitare una famiglia dove il figlio di 17 anni ha tentato di impiccarsi: non si sa come, ma la sorella che l’ha trovato è riuscita a tagliare la grossa fune ed a salvarlo.  Un dramma nel dramma, perché la disperazione del ragazzo è nata dalla trasferta a Manaus della fidanzata: era insidiata dal compagno della madre, che anziché difenderla denunciando o cacciando il compagno, l’ha mandata da parenti.  Siamo andati a trovarli un paio di volte, incontrando anche il ragazzo. Venerdì gli abbiamo detto che sabato avremmo avuto una Messa nel barrio vicino e con nostra sorpresa loro sono venuti; ir. Mariana ne ha approfittato per inviare il ragazzo ad aiutarla nell’oratorio che stanno iniziando in questo quartiere. In tanto buio, una luce molto bella!

Nell’attesa del “Brasile che verrà”, a partire da domani, vi saluto. Intanto noi andiamo avanti; con Lula o con Bolsonaro la nostra missione non cambia: condividere la vita e la fede con questo popolo così vivo e provato, raccogliendo tanto e cercando di dare qualcosa. Il Signore ci accompagni!

d. Paolo

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