Paolo Bizzocchi
Carissimi tutti e
tutte,
vi scrivo all’inizio di
questo giorno particolarmente “caldo”, non solo perché già alle 8 di mattina il
sole picchia senza risparmiarsi, ma soprattutto perché oggi tutto il Brasile si
ferma per votare, in una tornata elettorale che potrà avere una grande importanza
non solo per noi che viviamo qui, ma per gli equilibri mondiali: una vittoria
di Bolsonaro di fatto significherebbe consegnare in mano a Trump uno dei luoghi
più ricchi di terre rare del mondo e fare di tutto il Sud America il
(tristemente) famoso “giardino di casa” degli Stati Uniti.
Scrivo mentre d. Marco
celebra la Messa del mattino nella chiesa matrice; io celebrerò quella della
sera, alle 19.30. Tutte le altre celebrazioni sono state tolte, perché le
comunità hanno detto che non avrebbero partecipato: il voto chiede spostamenti
e tempi di attesa considerevoli, per cui sarebbe stato molto difficile riunire
assemblee liturgiche. Stasera io
celebrerò quando saranno in arrivo i primi risultati ed in giro ci sarà molta
effervescenza e tensione: non è certo che qualcuno si staccherà dalla
televisione per venire a Messa. Poi facilmente “scoppierà il mondo”, con i
sostenitori del vincitore a bere, strombazzare sulle strade, sparare fuochi di
artificio a go-go, ed i sostenitori del perdente a bere e basta (tanto la birra
e la cachaça l’hanno già comprata, in qualche modo bisogna pur usarla…)
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| Casa parrocchiale ristrutturata |
Veniamo alla vita
reale. Giovedì abbiamo fatto festa con i nostri “pedreiros” (muratori), perché
dopo circa un anno abbiamo finito i lavori di ristrutturazione della casa
parrocchiale dove viviamo. È stato un lavoro considerevole, per il quale devo
ringraziare tantissimo d. Gabriele Carlotti, senza il quale non si sarebbe mai
partiti, ed anche d. Marco che in quanto a capacità imprenditoriali si sta
dimostrando un degno successore di d. Gabriele. Io tiro i fili elettrici, e
questo mi basta… È stato un investimento
anche economico grande ed anche in relazione a questo vi ringrazio molto del
vostro costante aiuto. Ne è valsa la
pena? Io credo proprio di si, perché per i preti che verranno dopo di noi
significa avere un ambiente ordinato e sicuro, che speriamo duri molti anni, e
per la comunità avere una “casa” nella quale sentirsi accolti in famiglia.
Questo ci apre anche
alla possibilità di iniziare ad accogliere volontari per lungo tempo, dando una
sistemazione abitativa semplice, ma decorosa e sicura. Sarebbe proprio bello
che qualcuno cominciasse a pensare di venire a vivere qui per un periodo (minimo
sei mesi, ma sarebbe meglio un anno…) per condividere ed arricchire la nostra
missione. Pe. Marco ed ir. Mariana habbo ricominciato ad andare sul fiume, dopo
un fermo di un mese per una situazione non chiara che si era creata; le
comunità li hanno accolti con gioia ed in novembre torneranno per quattro
giorni per vivere al DNJ (Giornata Nazionale della Gioventù) delle comunità del
fiume. Poi io farò il giro delle altre
comunità: sono sempre giorni particolari ed a volte un po’ affaticanti, ma
immergersi un poco in questa umanità così diversa è una grande ricchezza (poi
d. Marco mi ha detto che nelle comunità ricordavano il mio nome, quindi torno
da loro molto volentieri…)
Io sono rimasto in
città ed inizio ad essere più coinvolto nelle attività legate alle persone
fragili. Nelle visite al carcere sto vivendo la gioia grande di un gruppetto di
donne che stanno venendo con costanza, arricchendo molto il breve tempo della
visita settimanale. Poi sono stato
chiamato a visitare una donna della mia età con una situazione sanitaria
gravissima, per la quale qui non ci sono gli strumenti per intervenire ed una
trasferta a Manaus è impensabile: vedere la capacità di “stare vicino” in
silenzio del marito e della figlia minore di 11 anni colpisce e fa riflettere;
non rivendicazione, non disperazione, ma silenzio e presenza. Siamo stati
chiamati anche a visitare una famiglia dove il figlio di 17 anni ha tentato di
impiccarsi: non si sa come, ma la sorella che l’ha trovato è riuscita a
tagliare la grossa fune ed a salvarlo. Un
dramma nel dramma, perché la disperazione del ragazzo è nata dalla trasferta a
Manaus della fidanzata: era insidiata dal compagno della madre, che anziché
difenderla denunciando o cacciando il compagno, l’ha mandata da parenti. Siamo andati a trovarli un paio di volte,
incontrando anche il ragazzo. Venerdì gli abbiamo detto che sabato avremmo
avuto una Messa nel barrio vicino e con nostra sorpresa loro sono venuti; ir.
Mariana ne ha approfittato per inviare il ragazzo ad aiutarla nell’oratorio che
stanno iniziando in questo quartiere. In tanto buio, una luce molto bella!
Nell’attesa del
“Brasile che verrà”, a partire da domani, vi saluto. Intanto noi andiamo
avanti; con Lula o con Bolsonaro la nostra missione non cambia: condividere la
vita e la fede con questo popolo così vivo e provato, raccogliendo tanto e
cercando di dare qualcosa. Il Signore ci accompagni!
d. Paolo



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