Visualizzazione post con etichetta silenzio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta silenzio. Mostra tutti i post

lunedì 5 gennaio 2026

TEMPO DI SILENZIO E DI ASCOLTO

 

Con i seminaristi della parrocchia di santo Antonio do Iça, alunni di Cugini


 

Marco Lucenti

 

Ciao a tutti!
 In questo giorno di Epifania, che qui è domenica 4 gennaio, scrivo la seconda lettera. In questi giorni mi veniva questo pensiero: mi fa molto ridere il pensare a quando tornerò in Italia, non necessariamente al termine della missione, ma anche in un viaggio precedente. Mi fa ridere perché penso mi potrebbe esser chiesta una testimonianza. E questo sarà un problema! Un problema grosso. Non tanto perché non ci siano cose da dire o cose differenti (siamo dall’altra parte del mondo … vedrai che di cose ce ne sono!!!), quanto invece per altri motivi:

-mi piace fare silenzio, ascoltare. E parlare è già definire, è già schematizzare … è un po’ anche giudicare o per lo meno cercare soluzioni usando una testa che non è ancora pronta per essere usata al meglio (occorreranno anni! Plurale, tanti!!!). Ora sono in un momento privilegiato che non tornerà: posso tacere e ascoltare, capire poco e chiedere, gli altri sanno che io non posso esprimermi, quindi non pretendono io sia in una comunità o in un’altra, per una fazione o per un’altra, … perché tanto sono uno straniero (che non sa il portoghese e non sa nulla di loro, …: cose profondamente vere) e non capisco (vero!)

-perché loro sono la mia famiglia. Faccio un esempio. Io a Castelnovo mi sono trovato benissimo e ringrazio. Facciamo l’esempio non reale che io avessi invece avuto problemi. Badiamo che “problemi” non significa solo “mi potevo trovare male anziché bene”, ma anche “trovare una struttura sociale, parrocchiale, oratoriale, presbiterale, … così tanto differente dal mio pensiero che genera in me non immediato benessere” e già questo sarebbe percepito dal soggetto (nell’esempio, io) come problema. Ecco. Allora potete capire che se questa è la mia famiglia più prossima, allora io sono chiamato ad amare questa e, se lo farò (volentieri e non per forza), lì sarà la mia felicità. Allora capite l’esempio, ora: se io mi fossi trovato male a Castelnovo, avrei (s)parlato di Castelnovo fuori, agli altri? Ringraziamo che così non è andata, ma comunque la risposta giusta sarebbe stata “NO”! Ripeto, fra l’altro la tua stessa felicità è amare dove sei, non giudicare dove sei parlando con persone che non abitano con te dei difetti dei luoghi in cui sei. Capite che qui c’è un corto circuito! Ogni famiglia deve avere amore dentro di sé; non può stare bene fuori e invece malsopportare/non capire/sparlare fuori di ciò che c’è dentro. Tutto quest’esempio perché? Perché ogni cosa che scrivo, che condivido ora e domani deve avere due caratteristiche: 1)essere amata, almeno un poco, da me; 2)deve chiedere a chi ascolta di fare altrettanto: io ti dico qualcosa della mia vita, di un posto altro, … ma tu devi esser disposto a fare altrettanto: la nostra dev’essere una condivisione, che è molto di più! Io potrei anche raccontarti di una difficoltà che sto avendo (per ora ringrazio, ma non ne ho!), ma è tutto nell’amore dell’amicizia, quindi anche tu. Non ti dico “raccontami le tue”. Certo, ascolto tutti molto volentieri, ma ti dico di più: io ti parlo di come si vive qui, ma tu mi devi dire di come vivi lì, di come senti la tua comunità, di come vivi la struttura sociale che ti circonda, … È inutile che io invidi le cose belle altrui o che veda le inconsistenze degli altri e non metta mano alle mie! Altrimenti i miei racconti sarebbero solo una gita, una curiosità. Di quel che ti dico cosa te ne fai (ho usato appositamente il verbo “fare” e non “pensare”, perché pensiamo già abbastanza!)? Sarebbe bello ricevere lettere personali o ancor di più dalle unità pastorali che avessero voglia di leggersi e raccontarsi in modo comunitario! Vi ringraziamo in anticipo per i bellissimi scambi che potranno nascere, se vorremo!!!



-vi invito, venite e vedete voi con il vostro cuore; davvero, venite, la canonica è grande!!! Capisco perché il biglietto aereo costa, capisco perché non tutti possono assentarsi da casa per un po’, capisco perché non tutti hanno la salute, … ma, chi vuole e può, venga. E può esser tramite per chi non può, un tramite vicino, non lontano, un tramite conosciuto e amato, non letto soltanto. Non vi invito oggi per oggi perché io stesso non so nemmeno dove sono e mi assenterò dalla parrocchia per molto tempo per fare un corso di lingua, … quindi sicuramente parliamo di fra molti mesi (chiedo scusa e pazienza), ma la casa è aperta: fra l’altro “aprire la casa per aprire il cuore, proprio e degli altri” potrebbe essere un buono spot anche per noi in Italia, forse.

Accortomi che sono già andato abbastanza lungo, mi scuso e termino con una parola: FAMIGLIA. Non a caso l’ho usata in precedenza. Avevo detto che mi sarebbe piaciuto intestare le lettere e questa la vorrei inviare a tutte le famiglie, anche perché a Natale la parola “famiglia” è una parola importante.

Vi dedico la canzone che ho messo all’inizio della lettera con i riferimenti in Youtube (testo originale e testo tradotto in italiano). E ve la dedico per ringraziarvi tutte e per ricordarvi della vostra grande vocazione. Nei giorni prima del Natale ero a casa di una signora della parrocchia, per vivere con la sua famiglia un momento di preghiera. Quando ha intonato questa canzone alcuni si sono messi a piangere. Io non so il perché, ma credo ricordasse loro i Natali passati, quando erano piccoli, tutte le volte che avevano pregato insieme in famiglia, … e che da tutte quelle cose piccole, molto povere, ma belle, erano stati formati all’amore e loro stessi avevano formato la loro famiglia. Eravamo infatti una trentina, fra nipoti, figli, sposi e genitori. Allora scrivo a tutte voi, famiglie, certamente provate dallo stile di vita che spesso anziché aiutarci ci schiaccia: siate sante! Il santo è il separato, colui che riesce a non vivere come tutti, perché lui ha una vocazione speciale. Siate tutte famiglie sante! Ricordate le preghiere, della nonna che ve le faceva dire, dei rosari in casa, della messa la domenica, quanto era bello trovarsi con gli amici, essere comunità, … e continuate voi stessi a fare così. Ricordando il bene ricevuto, piangerete pure voi, poi gioirete e ringrazierete. Ma non può tutto finire qui: perché non possiamo farlo anche noi? Se riusciva nostra nonna che non aveva nemmeno la 5^ Elementare … E non diamo sempre colpa al “povero tempo” che non ha fatto nulla di male: lui passa allo stesso modo per tutti, indipendentemente da come lo usiamo. Ricordatevi della vostra vocazione, unica! Tutti vi ringraziamo perché da voi siamo nati e senza di voi non avremmo imparato ad amare. Il bambino Gesù (O menino Jesus) è nato in una famiglia e lì ha imparato tutto. Grazie a tutte voi famiglie per averci dato tutto: la vita, l’amore, la fede (che tante volte sono la stessa cosa). Grazie.

Buona Epifania a tutti e buon ritorno a scuola, lavoro, esami, …

P.s.: prometto che il prossimo mese metto delle foto!!!

 

Cosa posso dire del mio primo anno brasilano?

  Presepe nella foresta a santo Antonio do Iça   Paolo Bizzocchi   Ciao a tutti e tutte. Primo “esame d’incoscienza” del 2026… con la coscie...