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| Con i seminaristi della parrocchia di santo Antonio do Iça, alunni di Cugini |
Marco
Lucenti
Ciao a tutti!
In questo giorno di Epifania, che qui è
domenica 4 gennaio, scrivo la seconda lettera. In questi giorni mi veniva
questo pensiero: mi fa molto ridere il pensare a quando tornerò in Italia, non
necessariamente al termine della missione, ma anche in un viaggio precedente.
Mi fa ridere perché penso mi potrebbe esser chiesta una testimonianza. E questo
sarà un problema! Un problema grosso. Non tanto perché non ci siano cose da
dire o cose differenti (siamo dall’altra parte del mondo … vedrai che di cose
ce ne sono!!!), quanto invece per altri motivi:
-mi
piace fare silenzio, ascoltare. E parlare è già definire, è già schematizzare …
è un po’ anche giudicare o per lo meno cercare soluzioni usando una testa che
non è ancora pronta per essere usata al meglio (occorreranno anni! Plurale,
tanti!!!). Ora sono in un momento privilegiato che non tornerà: posso tacere e
ascoltare, capire poco e chiedere, gli altri sanno che io non posso esprimermi,
quindi non pretendono io sia in una comunità o in un’altra, per una fazione o
per un’altra, … perché tanto sono uno straniero (che non sa il portoghese e non
sa nulla di loro, …: cose profondamente vere) e non capisco (vero!)
-perché
loro sono la mia famiglia. Faccio un esempio. Io a Castelnovo mi sono trovato
benissimo e ringrazio. Facciamo l’esempio non reale che io avessi invece avuto
problemi. Badiamo che “problemi” non significa solo “mi potevo trovare male
anziché bene”, ma anche “trovare una struttura sociale, parrocchiale,
oratoriale, presbiterale, … così tanto differente dal mio pensiero che genera
in me non immediato benessere” e già questo sarebbe percepito dal soggetto
(nell’esempio, io) come problema. Ecco. Allora potete capire che se questa è la
mia famiglia più prossima, allora io sono chiamato ad amare questa e, se lo
farò (volentieri e non per forza), lì sarà la mia felicità. Allora capite
l’esempio, ora: se io mi fossi trovato male a Castelnovo, avrei (s)parlato di
Castelnovo fuori, agli altri? Ringraziamo che così non è andata, ma comunque la
risposta giusta sarebbe stata “NO”! Ripeto, fra l’altro la tua stessa felicità
è amare dove sei, non giudicare dove sei parlando con persone che non abitano
con te dei difetti dei luoghi in cui sei. Capite che qui c’è un corto circuito!
Ogni famiglia deve avere amore dentro di sé; non può stare bene fuori e invece
malsopportare/non capire/sparlare fuori di ciò che c’è dentro. Tutto
quest’esempio perché? Perché ogni cosa che scrivo, che condivido ora e domani
deve avere due caratteristiche: 1)essere amata, almeno un poco, da me; 2)deve
chiedere a chi ascolta di fare altrettanto: io ti dico qualcosa della mia vita,
di un posto altro, … ma tu devi esser disposto a fare altrettanto: la nostra
dev’essere una condivisione, che è molto di più! Io potrei anche raccontarti di
una difficoltà che sto avendo (per ora ringrazio, ma non ne ho!), ma è tutto
nell’amore dell’amicizia, quindi anche tu. Non ti dico “raccontami le tue”.
Certo, ascolto tutti molto volentieri, ma ti dico di più: io ti parlo di come
si vive qui, ma tu mi devi dire di come vivi lì, di come senti la tua comunità,
di come vivi la struttura sociale che ti circonda, … È inutile che io invidi le
cose belle altrui o che veda le inconsistenze degli altri e non metta mano alle
mie! Altrimenti i miei racconti sarebbero solo una gita, una curiosità. Di quel
che ti dico cosa te ne fai (ho usato appositamente il verbo “fare” e non
“pensare”, perché pensiamo già abbastanza!)? Sarebbe bello ricevere lettere
personali o ancor di più dalle unità pastorali che avessero voglia di leggersi
e raccontarsi in modo comunitario! Vi ringraziamo in anticipo per i bellissimi
scambi che potranno nascere, se vorremo!!!
-vi
invito, venite e vedete voi con il vostro cuore; davvero, venite, la canonica è
grande!!! Capisco perché il biglietto aereo costa, capisco perché non tutti
possono assentarsi da casa per un po’, capisco perché non tutti hanno la
salute, … ma, chi vuole e può, venga. E può esser tramite per chi non può, un
tramite vicino, non lontano, un tramite conosciuto e amato, non letto soltanto.
Non vi invito oggi per oggi perché io stesso non so nemmeno dove sono e mi
assenterò dalla parrocchia per molto tempo per fare un corso di lingua, …
quindi sicuramente parliamo di fra molti mesi (chiedo scusa e pazienza), ma la
casa è aperta: fra l’altro “aprire la casa per aprire il cuore, proprio e degli
altri” potrebbe essere un buono spot anche per noi in Italia, forse.
Accortomi
che sono già andato abbastanza lungo, mi scuso e termino con una parola:
FAMIGLIA. Non a caso l’ho usata in precedenza. Avevo detto che mi sarebbe
piaciuto intestare le lettere e questa la vorrei inviare a tutte le famiglie,
anche perché a Natale la parola “famiglia” è una parola importante.
Vi
dedico la canzone che ho messo all’inizio della lettera con i riferimenti in
Youtube (testo originale e testo tradotto in italiano). E ve la dedico per
ringraziarvi tutte e per ricordarvi della vostra grande vocazione. Nei giorni
prima del Natale ero a casa di una signora della parrocchia, per vivere con la
sua famiglia un momento di preghiera. Quando ha intonato questa canzone alcuni
si sono messi a piangere. Io non so il perché, ma credo ricordasse loro i
Natali passati, quando erano piccoli, tutte le volte che avevano pregato
insieme in famiglia, … e che da tutte quelle cose piccole, molto povere, ma
belle, erano stati formati all’amore e loro stessi avevano formato la loro
famiglia. Eravamo infatti una trentina, fra nipoti, figli, sposi e genitori. Allora
scrivo a tutte voi, famiglie, certamente provate dallo stile di vita che spesso
anziché aiutarci ci schiaccia: siate sante! Il santo è il separato, colui che
riesce a non vivere come tutti, perché lui ha una vocazione speciale. Siate
tutte famiglie sante! Ricordate le preghiere, della nonna che ve le faceva
dire, dei rosari in casa, della messa la domenica, quanto era bello trovarsi
con gli amici, essere comunità, … e continuate voi stessi a fare così.
Ricordando il bene ricevuto, piangerete pure voi, poi gioirete e ringrazierete.
Ma non può tutto finire qui: perché non possiamo farlo anche noi? Se riusciva
nostra nonna che non aveva nemmeno la 5^ Elementare … E non diamo sempre colpa
al “povero tempo” che non ha fatto nulla di male: lui passa allo stesso modo
per tutti, indipendentemente da come lo usiamo. Ricordatevi della vostra
vocazione, unica! Tutti vi ringraziamo perché da voi siamo nati e senza di voi
non avremmo imparato ad amare. Il bambino Gesù (O menino Jesus) è nato in una
famiglia e lì ha imparato tutto. Grazie a tutte voi famiglie per averci dato
tutto: la vita, l’amore, la fede (che tante volte sono la stessa cosa). Grazie.
Buona
Epifania a tutti e buon ritorno a scuola, lavoro, esami, …
P.s.:
prometto che il prossimo mese metto delle foto!!!

