Visualizzazione post con etichetta festa.. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta festa.. Mostra tutti i post

lunedì 22 giugno 2026

I COLORI DI SANTO ANTONIO

 



Marco Lucenti

 

Ciao!

Inizia l’estate e per tutte le nostre parrocchie è un tempo molto bello di incontri speciali (CRES, campeggi, …) e per le nostre famiglie un possibile momento di riposo, quindi inizio dicendo a tutti: BUONA ESTATE!!!

Un abbraccio certamente grande alla nostra Casa della Carità di Cagnola che vive un’estate speciale grazie ai lavori (al tetto della casa) che li hanno costretti a spostarsi a Minozzo. Un grande saluto a tutti quelli della Casa ed un grande grazie a tutti quelli di Casa, ai volontari che si stanno impegnando perché sia tutto normale e, contemporaneamente, speciale.

Questa lettera è sicuramente dedicata a tutti voi: a tutti i nostri animatori, educatori, famiglie e volontari che (anche) quest’estate hanno deciso di fare della loro vita un dono: grazie per la vostra testimonianza di luce!

Noi qui abbiamo appena terminato la festa per il patrono (Sant’Antonio). È stata una grande festa, l’evento dell’anno! Ciò significa giorni di celebrazioni (festejo), di sagra gastronomica (arraial) e giorni in cui tutti vengono in città, anche quelli sul fiume per fare tutti gli incontri, spese, … Todo o mundo vem aqui! In più dal 13 giugno, giorno del santo, è iniziato il mondiale per il Brasile con la sua prima partita (e diciamo che il calcio in Brasile non è decisamente una passione secondaria). Giugno finora è stato un mese impegnativo!!! Non andremo alle comunità sul fiume questo mese perchè le abbiamo invitate qui in città organizzando l’assemblea annuale delle comunità del fiume (l’ultimo weekend di giugno).

Da parte mia dico che sto cercando di iniziare ma non è semplice: un po’ c’è da vincere il “da dove inizio?”; un po’ c’è da vincere le difficoltà che sempre un po’ frenano; un po’ c’è da vincere le perdite di tempo, soprattutto quelle che vengono da me; un po’ c’è da vincere le difficoltà coi nomi; un po’ c’è da vincere la voglia di “vincere”; … Da qualcosa bisogna pur partire e anche sbagliare è un modo per partire, a volte.



Sono arrivato con un’idea di giovani, con un modello pastorale vissuto, con ben poco da insegnare, ma molto desiderio di mettermi nelle situazioni. Man mano che provo a muovermi vedo che c’è qualcosa che mi dice “così no”, “così non funziona”, “non ti è richiesto questo”. Mi par invece di incontrare silenziose richieste che non so come affrontare: cosa è giusto fare? se faccio così con uno poi devo far così con tutti? questa sua frase era solo una carineria o è una richiesta/proposta? …
Alcune persone stanno vivendo ancora in un recente passato “quando c’erano i frati” (a me i paragoni non mi toccano particolarmente in senso negativo; invece, mi lasciano contento, perché pare che molti conservino un ricordo molto positivo di loro, quindi di una chiesa in cui si trovavano bene). Altri mi parlano dei nostri don, i due Gabrieli, riconosciuti per cultura e coerenza nella testimonianza; anche questo mi fa contento per la nostra piccola (solo uscendo si può capire quanto) diocesi di Reggio Emilia-Guastalla e per quello che questi confratelli hanno seminato qui.

Sono partito con una convinzione che non so ancora cosa c’entrerà e se c’entrerà. Questa ha solo un titolo, quindi non so ancora cosa potrebbe significare e sono sicuro che per vedere dove porterà occorreranno ancora molti anni, ma per ora la tengo molto cara e aspetto che siano le cose a dirmi cosa c’entra qui: casa della carità.

Concludo questa lettera che solo voleva dire “lentamente proviamo ad iniziare” attraverso piccole condivisioni del cuore con tre immagini:

-la prima è quella di questa gente: sono certo, fermamente convinto, che questo sia un luogo baciato da Dio, non tanto per le bellezze della natura, sicuramente non seconde a nessun’altra realtà nel mondo, ma, ripeto, per la gente: mi sembra di essere, fra difficoltà, contraddizioni, … nella casa di Dio, cioè nel luogo in cui Dio abita, la vita di queste persone;

-la seconda è quella di Gesù: c’è poco da fare; se nella nostra vita non c’è Gesù, la vita non gira, non funziona! E non credo nemmeno che serva la fede per dire quel che ho detto (può sembra una frase senza senso, ma per me non lo è). Credo basti vivere la vita. O, se anche voi siete miseri e sgangherati come me, basta ascoltare quella degli altri perché in noi parli lo Spirito che ci ispira il desiderio del bene, la nostalgia dell’amore, la follia di un’intuizione che non possiamo ignorare, pena tornare nella tristezza. Senza Gesù non abbiamo niente (“a chi non ha sarà tolto anche ciò che crede di avere”, Lc 8,18b).

-l’ultima, che conclude la lettera senza saluti (li anticipo ora, abbracciando e baciando tutti), perché rimaniate sospesi e ve la portiate nei vostri giorni e possiate aiutarci veramente da lontano e possiate pregare con noi e pensare insieme alla nostra gente. Ed è questa. L’altra sera, ho pensato che fosse bene ascoltare alcune persone per farmi un’idea della pastorale giovanile e così ho chiamato le due ragazze più grandi della parrocchia per incontrarci dopo l’adorazione. La prima è venuta all’adorazione e dopo mi ha raccontato tutto quel che si fa nella parrocchia per i giovani durante l’anno. La seconda lavorava fino alle 9 ed è arrivata chiedendo un passaggio ad un altro ragazzo più giovane. Ho ascoltato anche lei e mi sono fatto il mio bel riassuntino. Era rimasto con noi anche quello più giovane che ascoltava, mentre usava il cellulare. A tutte e due le ragazze ho fatto questa domanda come conclusione: cosa sognate per i giovani di Santo Antònio? Il ragazzo, che ha usato il cellulare tutto il tempo, dopo le loro risposte ha dato segno di voler rispondere anche lui, così l’ho ascoltato volentieri. E ha detto: “Quali sono i sogni di un ragazzo di Santo Antònio? Qui è inutile anche studiare, tanto il massimo che puoi fare è lavorare per il comune o alla cassa in un negozio. Quali altri lavori puoi fare qui? Sai quel negozio che vende le magliette del brasile, quelle originali, che sta nell’angolo della strada del Mercadinho? Quello è del sindaco e l’ha fatto coi nostri soldi. Qui niente cambia. Qui tutti i giovani  sognano di andare via”. Ho intervistato le due ragazze che ho chiamato e mi hanno detto tutto quel che mi volevo sentir dire; ho ascoltato un ragazzo che non avevo chiamato e mi ha detto una delle cose più importanti che dovevo sapere.

 

P.s.: questo ragazzo è molto giovane; non vi chiedo una lettura critica di quello che ha detto, nè una lezione sulla speranza o sulla realtà delle cose, ma se qualcuno desidera scrivermi per condividere il frutto della sua preghiera, … qui dalla missione lo ringraziamo fin d’ora!!!

 

lunedì 8 giugno 2026

LA FESTA È VITA

 


L'arrivo dellebarche degli anxiani per la festa di santo Antonio


 

Paolo Bizzocchi

Ciao a tutti e tutte!

Spero che stiate bene e la vostra vita prosegua nella pace del Signore.

Eccomi ritornato a S. Antonio, ed oggi anche d. Marco è arrivato da Brasilia. Inizia così la vita della nuova comunità reggiana in questo angolo dell’Amazzonia, dopo che la partenza di d. Gabriele Carlotti ha “chiuso” il forte ed avventuroso periodo iniziale degli amazzonici “Gabrieli”.

Dobbiamo tanto ai nostri due confratelli, arrivati con il prezioso bagaglio di anni di missione brasiliana per affrontare una realtà che anche per loro si è presentata profondamente nuova, forse più nuova di quanto loro stessi pensassero. Si sono trovati ad affrontare un Brasile per tanti versi profondamente diverso dal Brasile che avevano conosciuto in Bahia ed una chiesa altrettanto diversa. Là, comunità che avevano una storia povera, ma caratterizzata da una certa dinamicità, da sempre abituate ad una scarsità di clero e con un’indole africana probabilmente più aperta alla novità perché sradicata dal proprio ambiente originario.

Qui, comunità cresciute dall’inizio con la presenza forte dei Frati Cappuccini, che in città avevano sempre assicurato la presenza di preti, con una forte indole devozionale e l’abitudine ad avere accesso ai Sacramenti senza difficoltà, con un popolo di matrice indigena molto legato alle tradizioni ed ai costumi locali, meno propenso ai cambiamenti ed alle novità.  I due hanno dovuto rompere molti muri che si sono trovati davanti, per provare a proporre un modo diverso e più aperto e dinamico di essere chiesa. Non è stato facile, ma ora io e d. Marco ci troviamo di fronte ad una comunità che anche con fatica ha fatto passi considerevoli ed ha avuto buona disponibilità per accoglierci. Le difficoltà non sono certamente finite, ne sorgeranno certamente di nuove e rilevanti, ma è fuori dubbio che un cammino è stato fatto ed ora tocca a noi custodirlo, incentivarlo, indirizzarlo verso nuovi obiettivi.

Un memento dell'arivo delle barche


Arrivando il martedì ho subito chiesto a d. Gabriele: “quanto tempo passeremo insieme prima della tua partenza?” La risposta non si è fatta attendere: “domani”. E così, il mercoledì mi ha fatto alcune consegne ed il giovedì mattina ha preso la sua piccola valigia e lo zainetto ed è salito sulla lancha per Manaus, in assoluto silenzio e senza fare saluti, nemmeno alle persone più vicine; il perché lo conosce solo lui, ma di certo non è stato un segno di rottura.

Io lo sto leggendo come un passaggio di consegne nella continuità, che non è ripetitività: cambia il prete, ma la comunità, che è la vera protagonista, resta e continua il suo cammino. Subito c’è stato un po’ di stupore, ma ora mi pare che le persone stiano capendo e leggendo in questo un grande segno di fiducia in loro e nel percorso che stanno facendo.  A volte il silenzio è più eloquente di molte parole e parolone retoriche e vuote (che nei passaggi di parroco non mancano mai…).

Io ho quindi iniziato ad essere più “centrale” (semplicemente perché un altro prete non c’era più…) e questo ha in poco tempo attivato una relazione più diretta con le persone, anche grazie ad un sensibile miglioramento della mia comprensione ed espressione del portoghese, dovuto ad un’indubbia grazia della Madonna della Ghiara.  Non sto scherzando… il 29 aprile sono andato a Messa in Ghiara e facendo memoria del miracolo fatto a Marchino, che era sordo e muto, ho chiesto a Maria di aiutarmi a capire e parlare meglio la lingua della mia nuova parrocchia, per entrare in una relazione più viva con le persone.  Tornando, dopo quasi due mesi di assenza dal Brasile, la sera ho celebrato la Messa e subito dopo una persona del coro mi è venuta incontro dicendo: “adesso parli il portoghese molto meglio!” È vero che a casa avevo avuto il tempo di studiare un po’ e stando in Italia avevo riposato la testa (ero partito mentalmente molto affaticato), ma tutto questo mi sembra insufficiente per motivare l’improvviso “salto di qualità” che mi sono trovato a vivere.  Ed allora volentieri ringrazio la Madonna della Ghiara, che da secoli ed anche ora accompagna e protegge il cammino della nostra chiesa!

Qui siamo in grande festa: i tredici mitici giorni che preparano la festa di Santo Antonio e la commovente “festa degli anziani” arrivati da diversi municipi per vivere due intense giornate di festa dedicate a loro. Parlare di tutto questo richiede tempo e lo farò nel prossimo messaggio. Per ora mi limito a mandarvi un po’ di foto e video, sufficienti per avere una idea (molto parziale) di quello che sta succedendo qui. Dico una sola cosa: negli incontri fatti in Italia ho sottolineato come la festa per questi popoli sia un elemento centrale e ne sto trovando conferma.

Don Paolo benedice l'inizio del torneo del calcio femminile


La festa è una cosa molto seria: chiede tempo, soldi, lavoro e disponibilità, creatività, capacità di andare al di là dei problemi personali…  Ne vale la pena? Qui dicono di sì, certamente e senza alcun dubbio. La festa è vita ed in fondo è la nostra vocazione iniziale ed ultima: il “paradiso terrestre” era festa ed il “paradiso finale” con il Signore sarà festa eterna… o forse pensate che dovremo ancora lavorare tutti i giorni?

Il Signore ci accompagni!

d. Paolo


lunedì 16 giugno 2025

RITORNO A SANTO ANTONIO

 



Buona festa della Trinità a tutti e tutte!

Rieccomi a S. Antonio, in un “secondo arrivo” non meno significativo del primo. 

Il cambiamento da Brasilia è grande. È passare da una città con le persone che passeggiano con cani da compagnia, ad un’altra con cani sulle strade assieme a persone di compagnia; da una città piena di automobili con una o due persone a bordo, ad un'altra piena di moto con tre, quattro, cinque persone a bordo; da una città con strade senza buche ad un’altra con buche a volte senza strada;  da una città ove un’apparente ordine nasconde situazioni di grande caos morale e civile, ad un’altra ove un reale disordine custodisce vite dure ed a volte un po’ selvagge, ma custodi di una grande umanità. 

È indubbio che preferisco la seconda alla prima…


Un secondo arrivo, con una conoscenza iniziale della lingua che mi sta permettendo primi e timidi contatti con la popolazione ed una diversa relazione con la vita pastorale delle comunità. Del resto d. Gabriele stamattina è partito sul fiume e, dopo un giro a casa domani, martedì ripartirà per il giro completo. Ed io mi ritroverò, per la prima volta, a fare il parroco “brasiliano”. Di certo un po’ di ansia non manca, ma la gioia di poter iniziare è maggiore. 

Il primo compito sarà quello di continuare a studiare la lingua (ma ora mi sono tutti un po’ maestri: ascoltandoli imparo), il secondo quello di ascoltare molto, il terzo quello di iniziare a fare programmazioni ed avvisi… per i quali d. Gabriele mi ha “ceduto” tutto il materiale necessario. Vediamo come andrà, ma di certo andrà bene perché la chiesa è nelle mani del Signore.


I primi giorni del ritorno sono stati caratterizzati da ascolto, celebrazioni e festa.

Ascolto, perché sembra che le persone abbiamo capito subito che adesso un po’ li capisco ed hanno iniziato a parlare. L’incontro più interessante è stato al porto, dove un gruppetto di uomini mi ha riconosciuto e salutato. Il primo era un pescatore, di notevole tonnellaggio, che voleva illustrarmi un suo progetto: sinceramente non ci ho capito molto, ma forse nemmeno lui si è capito, perché era indubbiamente un po’ bevuto; poi un altro uomo, che dopo avermi raccontato l’educazione al bene ricevuta dalla nonna mi ha spiegato che lavorava in un garimpo illegale (quelli che cercano l’oro nel fiume), che aveva costruito il garimpo con grande cura, ma che ora lui ed il suo amico sono senza lavoro, perché è arrivato l’esercito facendo fuoco e sono dovuti scappare… La manovalanza di un crimine condotto da chi non rischia e guadagna. 

È stato interessante che sia il pescatore che il garimpero, probabilmente legati ad una chiesa evangelica, mi abbiano interrogato sul culto alle immagini e sul fatto che io non abbia moglie, mentre i pastori hanno famiglia. È interessante cogliere che gli evangelici riescono ad intercettare questa fascia della popolazione, mentre noi cattolici facciamo molta più fatica: non è certo perché gli evangelici siano più poveri o “evangelici”, ci sono chiese evangeliche che sono imperi economici, ma pare che il loro messaggio riesca a suscitare un interesse che noi facciamo fatica ad intercettare. Vedremo, intanto ascoltiamo.

Poi c’è stata la grande celebrazione di S. Antonio, davanti alla quale non c’è Natale o Pasqua che tenga. Tredici giorni di preparazione, poi la processione per il paese con la statua del Santo e la Messa con la chiesa stracolma di persone. La devozione è molto forte (ed in questo caso forse anche qualche evangelico non resiste alla tentazione di chiedere un aiutino al Santo…) ed aiuta a cogliere il modo di credere di questo popolo: una fede concreta, che non si stacca mai dalle problematiche quotidiane della vita, che chiede e cerca e vuole ottenere, che si affida e spera, che desidera un contatto concreto che si rende possibile in Maria, in Antonio ed in tutti i Santi. 

Una fede con mille “buchi”, ma che Gesù ha sempre accolto e benedetto, lasciando che le folle lo cercassero per vederlo, toccarlo, cercare una guarigione o un risanamento interiore… come la donna emorroissa: “se riuscirò a toccare la sua veste sarò guarita… Donna, la tua fede ti ha salvato”. 

Una fede da accogliere ed accompagnare, sapendo che quando si passa al “piano superiore” del dono di sé e della Croce e Risurrezione non tutti salgono la scala.


Ed infine la festa, in questi giorni abbondantissima e rumorosissima. La comunità cattolica era contenta perché la Prefettura aveva chiamato per un concerto anche un gruppo musicale cattolico. Anche questo per noi può essere difficile da capire, ma in un panorama dominato dalle chiese evangeliche e dai loro gruppi musicali, nel quale i cattolici spesso si sentono un po’ disprezzati, avere un concerto cattolico è stato un motivo di gioia ed anche un po’ di orgoglio. Il concerto è stato bello, vedere giovani ed adulti della parrocchia che cantavano e ballavano sereni è stato consolante. Il programma avrebbe previsto anche un momento finale di Adorazione Eucaristica… ma visto il contesto rumoroso e per nulla adatto della piazza sono riuscito a convincere il gruppo a desistere.

Mi ha fatto soffrire quando il cantante centrale del concerto ha iniziato la filippica dicendo che noi siamo “cattolici-apostolici-romani” e che siamo i “veri credenti” e che “nessuno è meglio di noi” e che “siamo quelli che crediamo di più in Maria” (falsissimo, gli orientali hanno una devozione molto più radicata…) e via dicendo… 

Purtroppo questi gruppi musicali sono spesso legati alla corrente del tradizionalismo – pentecostalismo cattolico, che anziché percorrere le vie evangeliche del dialogo e della valorizzazione promosse dal Concilio Vaticano II e da tutti papi successivi, si schierano in posizioni di orgogliosa contrapposizione, che hanno ben poco di evangelico. 

Anche questo è un aspetto importante della storia attuale della chiesa brasiliana, sul quale ci sarà da lavorare tanto. Di guerre ce ne sono già abbastanza, se aggiungiamo anche la guerra fra cristiani cattolici e cristiani evangelici le cose non possono che peggiorare.

La Santa Trinità, comunità d’amore nella differenza delle tre Persone Divine, ci aiuti ad essere uomini e donne di comunione!

Il Signore ci accompagni!

d. Paolo

I COLORI DI SANTO ANTONIO

  Marco Lucenti   Ciao! Inizia l’estate e per tutte le nostre parrocchie è un tempo molto bello di incontri speciali (CRES, campeggi, …) e p...