Paolo Bizzocchi
Ciao a tutti e tutte,
scrivo
ancora una volta mentre sono in viaggio sul fiume, ora in ritorno da Manaus.
Qualcuno dirà: questo è sempre in giro…
Si,
qui per fare cose che potrebbero apparire semplici occorre spostarsi, con tutto
quello che comporta in tempo e soldi.
Cose
“normali”, come gli esami medici della mamma novantenne: occorre portarla a
Manaus con la lancIA (la barca veloce) con il corredo di una o due infermiere,
poi qualcuno della famiglia che si fermi là con lei per il tempo necessario
(sistemarsi, fare gli esami, aspettare gli esiti, sperare che non ne servano
altri…).
Oppure
la visita medica di una mamma giovane, ma con due figli con disabilità: partire
lei con i figli, che non può affidare ad altri, ed il marito: pagare la lancia per tutti (il marito poliziotto paga la metà e la figlia minore il 70%) in
andata e ritorno, niente lavoro per almeno una settimana, spese mediche da
pagare (se non si ha l’assicurazione, che comunque è da pagare), alloggio,
sperando che da qualche parte di Manaus ci siano dei parenti, cibo, spostamenti
nella città etc… Se consideriamo che il biglietto d’andata della lancia costa
780 R$ ed il ritorno 990 R$ e lo stipendio base è 1.500 R$, la spesa si fa
sentire. C’è anche il barcone, che costa meno della metà, ma fra andata e
ritorno anziché due giorni e mezzo ce ne vogliono fra gli otto ed i nove e se
una persona lavora o ha un anziano o un figlio con difficoltà, che non regge
questi tempi, il campo di scelta si restringe.
Poi
può succedere, come a me, di dover fare o mettere a posto la patente per la
macchina o la moto. Io dovevo “solo” fare l’abilitazione della mia patente
italiana per lo stato di Amazzonia (nel resto del Brasile non vale): primo
viaggio per la documentazione (da fare a Manaus), secondo viaggio per il corso
(da fare a Manaus), terzo viaggio per la visita medico - psicologica che ho
fatto martedì a Manaus e finalmente l’abilitazione arriva, in soli sei mesi:
partenza domenica pomeriggio ed arrivo lunedì sera, visita martedì mattina,
prolungamento di un giorno per regolarizzare un pagamento e fare qualche
compera, il giovedì alle cinque di mattina la lancia e venerdì mattina l’arrivo
a S. Antonio. Poi, se non avessi un referente a Manaus, ci vorrebbe un altro
viaggio per ritirare il documento una volta pronto (c’è la versione
elettronica, ma avere anche il cartaceo è sempre meglio).
Se
tutto questa trafila fosse solo per me che sono uno straniero, si potrebbe in
parte capire (noi con gli stranieri facciamo molto molto molto peggio…), ma il
fatto è che è così anche per i brasiliani.
Come
stupirsi se la gran parte delle persone guida la moto (e forse la macchina)
senza patente?
Non
scrivo certamente queste cose per fare del vittimismo, ma perché possiamo
capire le difficoltà che molti vivono anche in paesi a livello medio o medio
alto di sviluppo. Mi viene in mente la nostra Locride, in Calabria, servita
ancora oggi da una ferrovia ad un solo binario non elettrificata (e dalla quale
negli ultimi anni sono stati tolti la maggior parte dei treni) e da una strada
statale lunga centinaia di km e che attraversa centinaia di paesi, con pochi
ospedali e punti medici, con università sempre lontane… Se non lo si tocca con
mano, è difficile capire cosa significhi vivere in contesti diversi ed è facile
giudicare basandosi solo sulla propria percezione della realtà.
Stando
a Manaus è difficile anche evitare di pensare all’Università, perché in questo
momento di vacanze scolastiche alcuni giovani della parrocchia mi stanno
dicendo che stanno preparandosi a partire per Manaus per fare l’Università.
Giovani
che per la gran parte della loro vita non si sono mai allontanati da S.
Antonio, che a volte in Manaus hanno un riferimento familiare (che non è sempre
uno scudo efficace), ma altre volte si lanciano in solitudine.
È
partito anche Eduardo, il ragazzo che avevo conosciuto in carcere: vuole fare
l’Università di Psicologia. È lui stesso molto fragile e forse spera di trovare
nello studio della sua sofferenza la forza per superarla. Non posso che gioire
per questo grande progresso fatto in pochi mesi, ma credo che la mia
preoccupazione sia motivata.
Forse da parte nostra, come parrocchia, potremmo provare a prendere contatto con la Pastorale Universitaria di Manaus e cominciare a dare ai ragazzi dei punti di riferimento. Di certo non risolverebbe i problemi, ma potrebbe essere un aiuto concreto perché non si trovino buttati nel caos.
Ci penseremo sopra… Intanto vi saluto con questi “pensamenti” che mi accompagnano.

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