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Santo Antonio do Iça |
Paolo
Bizzocchi
Ciao a tutti e tutte.
Vi scrivo dalla barca
mentre torno da Manaus, dove ho fatto tre serate di corso per avere
l'abilitazione alla guida brasiliana, cioè il riconoscimento della mia patente
italiana. Ancora una volta devo riconoscere l'intervento puntuale della
Provvidenza, perché stando in Manaus mi sono potuto avvalere del prezioso aiuto
di un amministratore della nostra diocesi, Pedro Bonafé, per fare i documenti
per il rinnovo del Visto di residenza: come al solito sono cose piuttosto
complicate e da solo sarebbe stato veramente impossibile affrontarle. Ora
speriamo che vada tutto bene e la procedura proceda, ma di certo un bel passo
lo abbiamo fatto! É il permesso di residenza per due anni, poi dovrei avere
quello definitivo: il Brasile è un Paese accogliente, costruito da immigrati
che hanno la coscienza di esserlo.
Finché ero a Manaus ne ho
approfittato anche per alcune compere - i prezzi di alcuni prodotti sono
sensibilmente più bassi -, per visitare i nostri seminaristi - che ho trovato
felici ed in forma - , per Confessarmi - perché a S. Antonio non saprei come
farlo ed approfitto di queste occasioni. La "novità" e stata che con
me c’era anche d. Gabriele, venuto a Manaus per seguire la situazione di salute
di una persona vicina alla nostra comunità. Quindi la nostra piccola comunità ha
continuato la sua vita anche in questi giorni! Questo significa che per una
settimana abbiamo lasciato la parrocchia "scoperta" e ricominceremo a
celebrare domani (domenica) pomeriggio.
Per la nostra parrocchia,
nella parte cittadina, è una novità, perché avendo i frati cappuccini godevano
di una presenza di preti e religiosi numerosa, quindi qualcuno c'era sempre. Da
quanto ho colto, anche Burani e Carlotti avevano sempre evitato di assentarsi
nello stesso momento, con l'attenzione materna di accompagnare il difficile
passaggio della parrocchia dopo l'uscita dei Cappuccini. Ora stiamo muovendoci
con più libertà, sapendo che è una sfida positiva e che Mariana, la missionaria
argentina, è un supporto forte e riconosciuto.
Qualche "mal di
pancia" c'è, è inevitabile: io lo risolvo ricordando che le comunità del
fiume hanno il prete e la Messa al massimo una volta al mese. So che è la cosa
che i cittadini "doc" non vorrebbero mai sentirsi dire, perché non
tollerano di essere paragonati alle povere comunità del fiume, ma proprio per
questo e importante ricordarglielo.
È un po' l'italianissimo
"perché mandiamo dei preti in Brasile quando noi ne abbiamo
pochi...", come se i preti fossero una proprietà e le comunità italiane
avessero più valore e diritti di quelle brasiliane o di altre parti del mondo:
proprio per questo è così importante che preti e consacrati continuino a
partire e che i missionari brasiliani... vadano una settimana a Manaus!
Così, un po' per forza ed
un po' per amore, le nostre comunità crescono e si muovono. I ministri guidano
le Liturgie, a volte in modo brillante ed a volte un po' meno, come noi preti,
e le comunità prendono coscienza che nulla è scontato e che la presenza della
Celebrazione Eucaristica non è un diritto o un dovere, ma un dono del quale
farsi responsabili.
"E se muoio quando
siete via? Io voglio la Messa quando muoio!"
Gli ho consigliato di
aspettare una settimana prima di morire..., ma gli ho anche ricordato che, se
proprio muore in nostra assenza, si farà quello che si può, come avviene per
gran parte dell'umanità. Come ci dice
oggi il Vangelo, pensare sempre di essere quelli che al banchetto hanno il
diritto di stare al primo posto non è molto saggio ed a volte è anche un po'
ridicolo...
Il Signore ci accompagni
tutti!
D. Paolo
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