domenica 15 marzo 2026

Nel palmo della tua mano

 





Gabriele Carlotti, missionário dell’Amazzonia

 


Innanzitutto um saluto fraterno a tutti, non vorrei dimenticare nessuno, come diceva papa Francesco: “tutti, tutti, tutti…”.

È bello e importante aver coscienza che nessuno è un isola, nessuna persona, nessun popolo, nessuna nazione e nessun continente. In questo nostro mondo globalizzato, siamo tutti sulla stessa barca. La barca di Pietro turbata dal vento contrario e accarezzata dalla bonaccia dell’incontro con Colui che cammina sulle acque agitate dalla furia delle onde, e da tutto quello che si nasconde nel loro movimento aggressivo e ripetuto. Cosí la storia si ripete, dalla strage degli innocenti per la mano dell'ímperialismo del Faraone d’Egitto, fino alla strage dei bambini a Betlemme per la mano di Erode, servo strisciante di un nuovo imperialismo altezzoso e superbo. Ma nessun dittatore, nessun genocida, nessun cieco si muove da solo; ha bisogno dell’appoggio di altri per non cadere, c’è una responsabilitá di chi lo ha votato e, alla fine, continua a sostenerlo nonostante tutto. Per questo non vale la teoria del capro espiatorio, c’è una responsabilitá collettiva che non puó essere taciuta. È importante ritornare alle piazze, manifestare il disaccordo. Né il Faraone nord-americano, né l’Erode del medio-oriente faranno la storia. Il sangue innocente sparso a Gaza e in Libano, a Teheran e a kiev sará semente di qualcosa di nuovo che sorge all’orizzonte. L’orso della Siberia e la tigre della Grande Muralha si risveglieranno per un nuovo equilibrio internazionale.

Dopo sei anni, camminando con i popoli dell’Amazzonia, e ventitré di missione in America Latina, lo sguardo sulla storia non puó che essere di speranza. Sarebbe stato piú facile e immediato uccidere il Faraone d’Egitto, o provocare un infarto all’Erode della Giudea, è la strada della forza e della violenza, della violazione del diritto internazionale e della sovranitá dei popoli. Ma Dio ha scelto una strada alternativa, quella di fidarsi del suo popolo, il popolo dei diseredati della Terra, popolo di stranieri in terra straniera perché solo appartiene al Creatore e non è proprietá privata ed esclusiva. In questa visione di Dio ci aiutano i popoli indigeni, nativi dell’Amazzonia. La demarcazione delle terre indigene, cosí osteggiata dai ricchi capitalisti che hanno ancora in mano il potere politico di decisione, oggi sfidati da un presidente giá anziano proveniente dalla povertá di una famiglia nordestina e migrante; il riconoscimento del diritto alla vita sulla Terra Madre, ci offre una visione alternativa e creaturale, che viene da Dio, sulla pacifica convivenza dei Popoli. Giá Francesco di Assisi, di cui celebriamo l’anno giubilare, si chiedeva il perché la vita deve essere questa lotta infinita per il potere, questa contrapposizione per dominare sull’altro; e non puó essere gioia di essere amati dal Creatore, come gli uccelli del cielo o i fiori del campo. Diceva Francesco: se è vero per loro, perché non puó esserlo per noi, che siamo figli e figlie molto amati da Colui que è nosso Padre nei cieli? Cosí la libertá dei popoli dell’Amazzonia, che rivendicano il diritto alla Terra, non per possederla, ma per viverci, è ancora la promessa del Dio e Padre di Gesú, il Liberatore, che offre una Terra Promessa affinché tutti possano vivere in pace. La Terra è sempre “promessa” perché non appartiene a qualcuno in particolare, ma è di tutti, del popolo che si organizza affinché, cominciando dai piú deboli, tutti abbiano vita e vita abbondante. La Terra con tutti i doni concessi dal Creatore: l’acqua dolce, le piante e gli animali, e tutte le risorse minerali e energetiche indispensabili per la vita. Non serve fare guerra per il petrolio o per comprare i ghiacciai della Patagonia Argentina, per assicurarsi il dominnio sulle risorse; sono dono del Creatore per la vita di tutti i popoli. È indispensabile passare da una logica dell’interesse e del libero mercato, a una scelta di condivisione e di mercato globale finalizzato non alla ricchezza di pochi, singoli o nazioni, ma alla Vida con dignitá per tutti.

Permettetemi di concludere questi auguri pasquali, questo ringraziamento perché non ci lasciate mai soli, con la Parola di questa quarta domenica di Quaresima, la domenica della gioia. Il “cieco nato”, dopo la sua guarigione operata da Gesú, non è piú riconosciuto dalle autoritá politico-religiose. Quasi a voler negare ad oltranza, negare l’innegabile. Dice il cieco: io non so chi sia colui che mi ha aperto gli occhi, só solo che prima ero cieco e adesso ci vedo! Il futuro e la speranza non stanno in coloro che sono ciechi nell’ostinazione dei loro errori e del loro peccato (cfr. papa Leone), ma in coloro che erano ciechi, ma, nella fede-fiducia nel Creatore e Padre, ora vedono con gli occhi del cuore e della Veritá.

Grazie a tutti e continuiamo a credere nella Pace disarmata e disarmante. Buona Pasqua di Risurrezione!

 


Santo Antonio do Içá, 15 marzo 2026 – quarta domenica di quaresima nella gioia.

In navigazione sul Rio Içã

 




Paolo Bizzocchi

Vi scrivo mentre sono in navigazione sul Rio Içã, per la mia prima visita alle nostre comunità. Dovevamo fare questo viaggio io e d. Gabriele insieme, perché lui potesse un po’ introdurmi nel lavoro fatto fino ad ora ed io potessi vedere il suo modo di agire; poi all’ultimo momento alcuni accadimenti hanno indotto d. Gabriele a restare in città ed io sono dovuto partire da solo, con il pilota e ministro Moises, che conosco appena (e chiaramente parla solo portoghese in modo anche abbastanza ermetico…). Avevo già visitato alcune comunità lo scorso anno con Mariana ed il diacono Protasio, di Tonatins, ma era una cosa diversa, con altri programmi loro ed altre aspettative delle comunità.

Quindi sono partito con alcuni comprensibili timori: il primo quello di dover fare il cuoco, cosa che mi è totalmente estranea; secondo quello di dover affrontare una cosa totalmente nuova praticamente da solo, ma ormai ci sto facendo l’abitudine; terzo quello di condividere nove giorni sulla barca con Moises, che è praticamente uno sconosciuto. Comunque siamo al settimo giorno e siamo entrambi vivi, quindi qualcosa, a partire dalla cucina, ha funzionato. Però non voglio parlarvi del fiume, perché prima devo arrivaci in fondo ed avere il tempo di “macinare” il tutto: sono cose che chiedono tempo e silenzio, altrimenti si viaggia a livello di giudizi ed emotività che fanno più danni che altro.

Comincio a dirvi una parolina sul carcere. Anche qui sono agli inizi, ma alcune cose stanno emergendo e c’è molto da riflettere. Innanzitutto, essendo partito lo scorso giovedì per due settimane non sto andando (con la partenza non sono riuscito ad anticipare la visita settimanale). Mi spiace, perché per loro anche un appuntamento breve è importante, rompe il mortificante non-ritmo di chi passa giornate intere in una piccola cella con altre otto o nove persone. Poi gli porto sempre qualcosa che loro mi chiedono o cibo, che gli fa un gran piacere.



Vado sempre con un certo timore, perché è una partita sempre nuova ed imprevedibile da giocare: cosa dire e cosa non dire, come ascoltare e se vogliono essere ascoltati, come atteggiarsi e cosa evitare, se riuscirò a capire cosa mi diranno o no. Soprattutto, ogni volta fare una bella pulizia mentale per entrare con cuore e mente molto liberi da giudizi, pregiudizi ed aspettative… Di solito mentre vado ci metto un’Ave Maria e questo aiuta. Nel momento di preghiera, di pochi minuti, leggo il vangelo della domenica; poi ho iniziato a fare un foglietto per tutti ed ho visto che leggono volentieri tutti insieme. Molti sono evangelici (lo capisco dalla traduzione del Padre Nostro che usano) ed hanno sensibilità per la Parola di Dio. L’ultima volta dopo la lettura ho chiesto se qualcuno di loro voleva dire qualcosa e sorprendentemente è intervenuto un giovane che già avevo conosciuto quando era sulla strada: ha parlato della sua vita e del suo pentimento, del dolore causato ai genitori ed ai nonni, al fatto che il nonno è ammalato e lui non può essergli vicino ed ha pianto molto commuovendo tutti. Poi è venuto a confessarsi: speriamo che continui il cammino anche uscendo dal carcere. In questi giorni è uscito Bruno: incriminato per aver sparato ad un poliziotto, è poi emerso che non era stato lui. Il fatto che non avesse un avvocato non gli ha però impedito di stare in carcere sei mesi. Chiaramente me lo sono ritrovato in parrocchia ed è una cosa nuova che si apre: ora ha bisogno di lavoro, di aiuto concreto e soprattutto di essere guidato per un inserimento sociale ed un cammino spirituale che gli permetta di non rientrane nella criminalità. È una bella sfida che mi attende rientrando, ma cerco di affrontarla con fiducia e speranza, soprattutto non muovendomi da solo, ma con le altre persone della parrocchia che hanno sensibilità e competenze maggiori delle mie. Intanto lo teniamo nelle mani del Signore.



Poi, la vita della parrocchia prosegue. D. Marco è partito per Brasilia e quando in giugno rientrerà cominceremo a pensare chi vogliamo essere e cosa vogliamo fare, perché a partire da quel momento la vita della parrocchia, città e fiume, inizierà a passare con più pienezza nelle nostre mani (anche se speriamo che d. Gabriele non abbia fretta di rientrare…).  Stiamo vivendo la quaresima con la “Campagna della Fraternità” dedicata alla “moradia”, l’abitazione, e sono positivamente stupito del coinvolgimento di molte comunità nella ricerca delle situazioni più difficili.  Aspetto con una certa curiosità la Settimana Santa, che da quanto mi dicono è vissuta con molta

intensità.  Poi verrò in Italia alcune settimane, ma prima di certo vi racconterò qualcosa delle comunità del fiume...

 

Il Signore ci accompagni tutti!

D. Paolo

martedì 3 marzo 2026

SULLA BARCA SI SOGNA

 




Marco Lucenti

 

Ciao.

Come sta andando la quaresima a Reggio Emilia e dintorni? Siete contenti di come siete e vivete la vostra comunità parrocchiale?

Come promesso, continuo la lettera del mese passato con 5 punti che possono aiutare a leggere la situazione. Metto però prima un piccolo racconto.

Un giorno di inizio gennaio don Gabriele Carlotti entra in cucina e dice: “quando vado in barca sogno tutte le notti”. Io immediatamente ho pensato: “ma va là, che differenza c’è fra dormire in barca e a casa? Anzi, a casa si dorme meglio, quindi … sarà per dire che gli piace la barca. Booo”. E pochi giorni dopo vado anch’io con lui, come dicevo nella scorsa lettera, per visitare tutte le comunità sul fiume. Cavoli, ma sapete che è vero! Non so spiegarvelo, nè dirvi il perché, ma so soltanto che alla mattina ti svegli e ti ricordi un sacco di sogni!!! So che comunque si sogna, ma io non li ricordo quasi mai la mattina. Invece sulla barca fai dei bellissimi sogni! E fra l’altro questi mi aiutano anche a ricordare la gente: ricordo che in uno c’era l’Arianna, in uno la Viola con le due Ferrarine e la Michelle, … tutti sogni molto belli: è semplicemente fantastico!!! Si può veramente dire che la nostra è una “barca da sogno”, anzi “da sogni”.

Detta questa cosa che c’entra poco, ma particolarissima per me, vengo ai 5 punti promessi:

1)Per comunità non pensiamo a persone nella giungla\foresta, … ma a gruppi (spesso pochissime famiglie, anche solo 3) di persone (quasi tutti Tikuna e Kokama) che per vivere negli anni si sono insediate lungo fiume. Poi, da qui sono nate famiglie, famiglie di famiglie, nipoti, … che si sono spostati (la maggior parte) o sono rimasti lì, …

2)Le famiglie spesso hanno tanti figli: in una comunità ci sono due anziani che hanno 11 figli (8 uomini e 3 donne), dove uno di loro, che ha un anno in meno di me, ne ha già 11 a sua volta. Non sono tutte così numerose, no, vi ho parlato di un caso molto limite, ma certamente quando si arrivia in una comunità non mancano i bambini. I bambini sono tutti bellissimi, con quegli occhi marrone scuro scuro scuro, quella pelle bella, baciata dal sole, tutti magrolini e spesso bassini: molto molto belli!!!

3)Il passaggio da bimbo ad adulto avviene sia pian piano che improvvisamente: pian piano perché tante bambine (anche solo di 8 anni) fanno già da “mamme” ai loro fratellini più piccoli, quindi imparano pian piano in casa ad esserlo da grandi, sia perché qui è un CRES continuo con giochi d’acqua quotidiani (dovreste vedere i bimbi che si buttano nel fiume per fare il bagno: uno spettacolo per il cuore), perché fatte le due o quattro orette di scuola la mattina, poi non c’è un gran da fare, …; improvvisamente perché a volte ti trovi ad essere padre o madre (il “come” potresti anche non … benissimo).



4)Si vive di pesca ed agricoltura e non ci sono molti freezer, diciamo! Così potete capire quanto sia importante il fiume, coi suoi pesci e col suo limo (studiato alle elementari con il Nilo) che rende fertile la terra. Ecco così spiegato cosa fanno le donne e gli uomini ogni giorno. A riguardo di questo punto condivido anche che il “tema ambientale”, così importante per l’Amazzonia, dalla gente che ci vive mi pare sia sentito molto differentemente: differentemente da come lo pensiamo noi ed in modo molto differente fra di loro. Ma mi fermo qui perché è un tema grande che necessita di più spazio

5)Ogni comunità è differente ed ha vari livelli e possibilità di organizzazione: può esserci un Kassiki (capo villaggio riconosciuto dal governo), un animatore della comunità cattolica, un responsabile della salute, uno o più professori residenti, un Pajé (guaritore), … o semplicemente no

Mi fermo qui. Chiedo scusa se sono cose troppo generiche, ma mi fermo anche per non annoiare.

Dopo i saluti metto la traduzione del testo della canzone che avevo messo all’inizio della lettera di febbraio, la prima parte di questa lettera in due mesi, e la lascio perchè penso che possa aiutarci nel cammino quaresimale.

Ancora un saluto e a presto!

 

Traduzione testo di “Sì, io voglio”

Sì, io voglio
che la luce di Dio che un dì in me brillò
non si nasconda mai
e che il suo splendore non svanisca mai in me
Sì, io voglio
che il mio amore aiuti il mio fratello
a camminare guidato dalla Tua mano
nella Tua legge, nella Tua luce, Signore

Questa terra, le stelle, la campagna pacifica,
questo fiore e l'uccello felice che vedi;
non sentiranno, non potranno mai vivere
questa vita singolare che Dio ci dona

Nella mia anima piena dell'amore di Dio,
pulsante della stessa vita divina,
c'è uno splendore segreto di essere infinito,
c'è una profonda germinazione di eternità

Quando sono un sole che trasmette luce
e il mio essere è un tempio dove Dio dimora,
tutto il cielo è presente in me
avvolgendomi di vita e calore

Questa nuova vita, comunione con Dio,
che nel battesimo ho ricevuto un dì,
continua a crescere e a trasformarmi
finché Cristo non sarà tutta la mia vita

lunedì 16 febbraio 2026

STORIE DI VITA QUOTIDIANA A SANTO ANTONIO DO IÇA

 




Paolo Bizzocchi

Ciao a tutti e tutte!

Vi scrivo mentre fuori dalla mia porta la betoniera lavora instancabilmente da stamattina, accompagnata da dieci muratori ed inservienti che stanno gettando il piano nuovo della nostra casa, quello che di fatto va ad essere il soffitto calpestabile sotto al tetto di lamiera. Per la verità non sarà tutto calpestabile, perché per motivi economici ed anche di nostra vivibilità (abbiamo i muratori in casa da più di tre mesi e li avremo ancora per tempo), abbiamo deciso di fare solo la parte necessaria, lasciando nel resto l’attuale soffitto in listelli di legno e malta, non calpestabile. La casa è molto grande (circa 25x13m) e già farne una parte è un grande impegno!

Approfitto di questo accenno per ringraziare con tutto il cuore quanti con molta generosità stanno contribuendo alla vita della nostra missione. Dall’UP Gioia del Vangelo e da altri contribuenti che fanno riferimento a noi, nel 2025 abbiamo ricevuto 27.887,50 euro, con una media mensile di 2323,95. Nel mese di gennaio 2026 abbiamo ricevuto 1505 euro. È davvero una generosità grande, che si aggiunge a quella dei gruppi di Castelnovo Sotto e di Scandiano che fanno riferimento a d. Gabriele.



Credo che sia giusto dirvi un po’ dove vanno a finire i vostri soldi, ma non chiedetemi di fare delle cifre perché non è proprio il mio mestiere. Di certo in questi anni a livello di mattoni non si è scherzato… Non è stata “febbre del mattone”, ma una scelta consapevole.

Volendo attivare la vita nelle comunità dislocate sul territorio è stato inevitabile investire perché ogni comunità avesse un proprio luogo di ritrovo e di preghiera. Essendo per la gran parte comunità iniziali o che venivano da un periodo di fermo, è stato necessario contribuire molto con i nostri fondi. Man mano che le comunità iniziano a vivere ed a creare anche occasioni di guadagno (soprattutto in occasione della festa del Santo, oltre che con il dizimo e le offerte), diventano più autonome e possono usare in parte maggiore i fondi che hanno a disposizione o fare prestiti nella cassa parrocchiale. Ma per diverse siamo ancora in partenza, quindi all’appoggio spirituale e pastorale è inevitabile aggiungere quello economico. Però tante cose ormai sono fatte e di certo questo capitolo di spesa è destinato a ridursi.

A queste, nell’anno si è aggiunta la spesa per il “lavoro grande” nella nostra casa, per non lasciar degenerare un edificio che crediamo abbia un futuro (speriamo con preti diocesani brasiliani). Del resto in un contesto come il nostro creare occasioni di lavoro, anche per persone senza nessuna qualifica, è una vera forma di carità. Poi ci sono le spese per l’evangelizzazione, in particolare i lunghi viaggi sul fiume che chiedono carburante e materiale da lasciare alle comunità.

Poi le spese di carità nel senso più stretto. Dalle cose più “progettuali” (per modo di dire…) come le casse per l’acqua e le lamiere per il tetto, a quelle più spicciole ed occasionali, come l’aiuto per fare un viaggio di necessità, o una medicina, o un macchinario per avviare un’attività. Ora vado a computare anche una mia spesa settimanale per i carcerati, perché di fatto hanno bisogno di tutto: un po’ di cibo in più, materiale per l’igiene, ora mi hanno chiesto il materiale per fare gli origami, che qui sono diffusissimi…

Poi ci siamo anche noi. Di fatto nella vita normale le nostre spese sono molto ridotte, ma poi arrivano i viaggi a Manaus ed altre cose simili che un po’ aggravano. Ora d. Marco partirà per la sua formazione a Brasilia, e saranno circa 20.000 reais (3.500 euro) Questa è un po’ la nostra “cesta della spesa”, giudicate voi se siamo un buon investimento…

 

 


Voglio raccontarvi un fatto della settimana scorsa, che riassume tanti aspetti della vita di qui.

Alla fine di una Messa in un novenario mi si avvicina Edilange, della nostra Caritas, e mi presenta una signora dall’aspetto sofferente ma forte, che è venuta da Ipiranga, la nostra comunità ai confini della Colombia, più di 350 km di fiume. Era arrivata fin qui per cercare il figlio di 42 anni caduto nella droga; lo aveva trovato, ma era stata cacciata da quelli che lo circondavano.

Provvidenza ha voluto che alla Messa fosse presente Valtemir, poliziotto molto attivo nella nostra comunità. Ci accordiamo per andare insieme il giorno seguente, assieme con la madre. Di fatto troviamo il figlio in un piccolo edificio abbandonato che (purtroppo…) è della parrocchia. La situazione è terribile. Il figlio, assieme ad un altro uomo, è in un gabinetto esterno pieno di spazzatura, nello spazio più grande ha “fatto casa” lo spacciatore con la sua donna. Valtemir, che conoscono bene, intima di lasciare l’edificio in giornata (cosa che poi avverrà) ed il figlio si incammina per seguire la madre. Li portiamo al porto, ove hanno il motoscafo preso in prestito per fare il lungo viaggio. Una persona che conosce il figlio dice “era un bravissimo pescatore, guarda come si è ridotto”.

Dopo aver preso il cibo, l’acqua ed il carburante per il viaggio partono: il figlio nella parte coperta, la madre a prua, come una guerriera vincitrice, ma stanca. Una scena commovente, che non può non ricordare il “buon pastore” del Vangelo, che lascia tutto il gregge per cercare la pecora perduta. Dopo alcuni giorni, ci arriva la notizia che sono arrivati ad Ipiranga, speriamo che riescano a riprendere la loro vita più serenamente. La vita di qui è piena di queste cose.

D. Marco in partenza con alcuni giovani per partecipare al "ritiro di carnevale", organizzato a Tonatins, la parrocchia a noi più vicina


Stamattina mi hanno chiesto i soldi per il biglietto di un giovane caduto nella droga a Manaus e che deve ritornare perché la criminalità sta minacciando lui e la famiglia della sorella, con due bambine. Ho accettato a patto che mi dessero un documento del ragazzo e la possibilità di presentare la cosa alla polizia. Dopo qualche esitazione dovuta alla paura hanno accettato; il buon Valtemir ha altro lavoro e speriamo che il ragazzo tornando possa riprendere una direzione sana di vita… Che dire? Davanti a queste cose o ci si appassiona, o nulla. Sinceramente, io mi ci sto appassionando ed è anche per questo che a volte i tempi fra una lettera e l’altra si allungano un po’.

A proposito di persone appassionate… non posso concludere senza esprimere tutta la mia solidarietà a Francesca Albanese e Nicola Gratteri, persone appassionate della verità e del bene che in questo momento stanno pagando un duro prezzo per il servizio di informazione e denuncia che non si stancano di fare.  Il Signore li protegga e li benedica!

Ci vediamo dopo Pasqua, buona Quaresima a tutti!

d. Paolo

mercoledì 11 febbraio 2026

LETTERA SUL FIUME

 

Marco Lucenti


Canzone: Sim, Eu Quero | Eliana Ribeiro

Ciao a tutti

Come va? Come state?

Siamo alla terza lettera e qui, come promesso, metterò tantissime foto.

Prima di tutto inizierei volentieri pregando un salmo 8 (capirete presto il perchè!):

O Signore, nostro Dio,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra:
sopra i cieli si innalza la tua magnificenza.
Con la bocca dei bimbi e dei lattanti
affermi la tua potenza contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.
Se guardo il tuo cielo, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissate,
che cosa è l'uomo perché te ne ricordi
e il figlio dell'uomo perché te ne curi?
Eppure l'hai fatto poco meno degli angeli,
di gloria e di onore lo hai coronato:
gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi;
tutti i greggi e gli armenti,
tutte le bestie della campagna;
Gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
che percorrono le vie del mare.
O Signore, nostro Dio,
quanto è grande il tuo nome su tutta la terra.

 

Questa lettera la scrivo pensando alle Case della Carità, all’Unitalsi ed agli ammalati. Prima di tutto vi mando un grande abbraccio. Poi vi dico che la scrivo pensando a voi perché vi ho voluti portare con me in questo mese in modo speciale per 3 motivi:

-il primo è perché l’11 febbraio è la festa di Nossa Senhora de Lourdes, quindi grande festa Unitalsi

-Il secondo è perché l’11 febbraio è l’anniversario (direi 57°) della Casa di Cagnola, insieme a non ricordo il nome di una casa in Madagascar, quindi grande festa per le Case della Carità

-Il terzo è perché l’11 febbraio è la festa del malato, allora vogliamo far festa anche con chi è nella fatica

Poi l’11 febbraio è anche il compleanno di una ragazza super, l’Elisa U. che cito solo per fare arrabbiare (auguri, 33, un anniversario importante!!!).

Foto della città “militare” e “fantasma” di Ipiranga (confine Brasile-Colombia): l’interno della chiesa, la strada principale con gli alloggi dei più alti in grado dell’esercito e un passaggio sopraelevato fra le case

E dove vi porto con questa lettera? Vi ho voluti portare con me, perché in gennaio, dal 10 al 21, insieme con Don Gabriele Carlotti siamo andati ad incontrare (come lui fa da 6 anni tutti i mesi!!!) le comunità che sono sul fiume: 10 e 11 gennaio nelle 3 comunità che sono sul Rio delle Amazzoni; 12-21 gennaio nelle 19 comunità sul Rio Iça, da cui prende il nome la parrocchia in cui siamo (Santo Antonio do Iça) che si trova nel punto in cui il fiume (Rio) Iça entra nel Solimoes (il nome locale del Rio delle Amazzoni). E ho voluto portare voi in modo speciale, non solo per tutti i motivi di festa sopra-citati, ma perché è un viaggio lungo (poco più di 800 km con la barca), che non si può fare sempre, non agevole per gli spostamenti e anche per altri fattori. Allora ho pensato di portare con me voi per primi.

Per non riempirvi, quindi, di parole (e già ne ho usate molte), spezzerò la lettera in due parti:

-          in febbraio metterò solo una intro, una conclusione e di seguito tutte tutte le foto

-          in marzo metterò alcuni veloci dati\spunti per provare ad entrare nella situazione

Intro: è stato sicuramente un viaggio molto provocante. Credo che una domanda importante sia “perché andare in queste comunità?”. Prima di partire mi venivano in mente cose generali e generiche molto corrette e umane, ma ora credo pian piano occorrerà calarle nella vera realtà locale. In marzo proverò a delineare un piccolo quadro d’insieme.

Concludo con un augurio di una buona quaresima. Quand’è che la quaresima è buona? Non quando tutto va bene (perché Gesù stesso …), ma quando ogni giorno mi chiedo: “Con quali piccoli gesti oggi posso piegare la mia vita per accorgermi meglio del Cristo che passa?” Che le nostre penitenze, digiuni, elemosine, fioretti, preghiere, … ci portino qui. Al termine della prossima lettera metterò la traduzione della canzone “Sim eu quero” perchè penso possa dare buoni spunti per la quaresima.

Un abbraccio a tutti e ancora in modo speciale alle Case, all’Unitalsi ed agli ammalati.
Senza dimenticare la comunità Marta e Maria!

A presto!

Il livello del fiume si alza ed abbassa durante l’anno anche di 15 metri: in queste foto si vede l’acqua che inonda la foresta e nella foto centrale si può vedere che crescerà ancora, ma non moltissimo (2-5 metri, dipende). Si vede perchè il colore del fusto dell’albero porta traccia dei livelli dell’anno scorso

 

giovedì 29 gennaio 2026

IN VIAGGIO A MANAUS

 

A Manaus con Paolo Cugini e Virginia, uruguaiana ma con radici genovesi, ha fatto due anni di volontariato nelle nostre terre, rientrando poco prima del mio arrivo in Brasile. Questo mese é passata in visita ed ora torna a casa. Ora deve decidere che spazio deve avere questo impegno missionario per la sua vita

Paolo Bizzocchi

 Ciao a tutti e tutte,

scrivo ancora una volta mentre sono in viaggio sul fiume, ora in ritorno da Manaus. Qualcuno dirà: questo è sempre in giro…

Si, qui per fare cose che potrebbero apparire semplici occorre spostarsi, con tutto quello che comporta in tempo e soldi.

Cose “normali”, come gli esami medici della mamma novantenne: occorre portarla a Manaus con la lancIA (la barca veloce) con il corredo di una o due infermiere, poi qualcuno della famiglia che si fermi là con lei per il tempo necessario (sistemarsi, fare gli esami, aspettare gli esiti, sperare che non ne servano altri…).

Oppure la visita medica di una mamma giovane, ma con due figli con disabilità: partire lei con i figli, che non può affidare ad altri, ed il marito: pagare la lancia per tutti (il marito poliziotto paga la metà e la figlia minore il 70%) in andata e ritorno, niente lavoro per almeno una settimana, spese mediche da pagare (se non si ha l’assicurazione, che comunque è da pagare), alloggio, sperando che da qualche parte di Manaus ci siano dei parenti, cibo, spostamenti nella città etc… Se consideriamo che il biglietto d’andata della lancia costa 780 R$ ed il ritorno 990 R$ e lo stipendio base è 1.500 R$, la spesa si fa sentire. C’è anche il barcone, che costa meno della metà, ma fra andata e ritorno anziché due giorni e mezzo ce ne vogliono fra gli otto ed i nove e se una persona lavora o ha un anziano o un figlio con difficoltà, che non regge questi tempi, il campo di scelta si restringe.

Poi può succedere, come a me, di dover fare o mettere a posto la patente per la macchina o la moto. Io dovevo “solo” fare l’abilitazione della mia patente italiana per lo stato di Amazzonia (nel resto del Brasile non vale): primo viaggio per la documentazione (da fare a Manaus), secondo viaggio per il corso (da fare a Manaus), terzo viaggio per la visita medico - psicologica che ho fatto martedì a Manaus e finalmente l’abilitazione arriva, in soli sei mesi: partenza domenica pomeriggio ed arrivo lunedì sera, visita martedì mattina, prolungamento di un giorno per regolarizzare un pagamento e fare qualche compera, il giovedì alle cinque di mattina la lancia e venerdì mattina l’arrivo a S. Antonio. Poi, se non avessi un referente a Manaus, ci vorrebbe un altro viaggio per ritirare il documento una volta pronto (c’è la versione elettronica, ma avere anche il cartaceo è sempre meglio).

Se tutto questa trafila fosse solo per me che sono uno straniero, si potrebbe in parte capire (noi con gli stranieri facciamo molto molto molto peggio…), ma il fatto è che è così anche per i brasiliani.

Come stupirsi se la gran parte delle persone guida la moto (e forse la macchina) senza patente?

La lancia veloce e il barcone


Non scrivo certamente queste cose per fare del vittimismo, ma perché possiamo capire le difficoltà che molti vivono anche in paesi a livello medio o medio alto di sviluppo. Mi viene in mente la nostra Locride, in Calabria, servita ancora oggi da una ferrovia ad un solo binario non elettrificata (e dalla quale negli ultimi anni sono stati tolti la maggior parte dei treni) e da una strada statale lunga centinaia di km e che attraversa centinaia di paesi, con pochi ospedali e punti medici, con università sempre lontane… Se non lo si tocca con mano, è difficile capire cosa significhi vivere in contesti diversi ed è facile giudicare basandosi solo sulla propria percezione della realtà.

 

Stando a Manaus è difficile anche evitare di pensare all’Università, perché in questo momento di vacanze scolastiche alcuni giovani della parrocchia mi stanno dicendo che stanno preparandosi a partire per Manaus per fare l’Università.

Giovani che per la gran parte della loro vita non si sono mai allontanati da S. Antonio, che a volte in Manaus hanno un riferimento familiare (che non è sempre uno scudo efficace), ma altre volte si lanciano in solitudine. Gioisco per il loro desiderio di aprirsi orizzonti di vita più ampi, ma intimamente mi concedo un po’ di preoccupazione: come reagiranno all’incontro con una serie di opportunità (a volte positive, altre volte molto pericolose) che non hanno mai conosciuto? Che effetto avrà su di loro l’impatto con una città fatta al contempo di grandi povertà e di palazzi illusoriamente scintillanti di ricchezza?

È partito anche Eduardo, il ragazzo che avevo conosciuto in carcere: vuole fare l’Università di Psicologia. È lui stesso molto fragile e forse spera di trovare nello studio della sua sofferenza la forza per superarla. Non posso che gioire per questo grande progresso fatto in pochi mesi, ma credo che la mia preoccupazione sia motivata.

Forse da parte nostra, come parrocchia, potremmo provare a prendere contatto con la Pastorale Universitaria di Manaus e cominciare a dare ai ragazzi dei punti di riferimento. Di certo non risolverebbe i problemi, ma potrebbe essere un aiuto concreto perché non si trovino buttati nel caos.

Ci penseremo sopra… Intanto vi saluto con questi “pensamenti” che mi accompagnano.


venerdì 16 gennaio 2026

DICEMBRE E GENNAIO: TEMPO DI DEVOZIONI E NOVENARI

 




 

Paolo Buzzocchi

Ciao a tutti e tutte!

 

Vi scrivo dal telefonino perché in questo momento il nostro Starlink fa le bizze, speriamo per poco, e col computer non riesco a collegarmi.  Quindi mi perdonerete gli errori di battitura... magari mi aiuterà ad essere più breve!

Qui è tempo di Novenari... in dicembre abbiamo avuto N. S. de Guadalupe ed il Menino Jesus, ora stiamo facendo S. Sebastião, subito dopo N. S. da Saude e direttamente collegato S. Lazaro (quello povero), poi in marzo sarà la volta di S. José... S. Sebastião riscuote una devozione particolarmente grande, tanto che oltre al novenario "ufficiale" nella comunità a lui dedicata, ce ne sono almeno altri due o tre. Non so il perché di tanta devozione: forse perché era un soldato, e l'immagine della forza qui attrae molto, qualcuno mi diceva che ha anche attinenze col mondo agricolo e la peste... insomma: è un santo che "serve".

 Cos'è un novenario? Un po' come le nostre sagre di paese, qui di quartiere, ma con un aspetto religioso molto più pronunciato. Ogni sera, per nove sere, nella comunità c'è una celebrazione, alla quale sono invitati altri gruppi e comunità. Quando i nostri sono arrivati erano tutte Messe, ora alterniamo con Rosario, adorazione, celebrazione penitenziale, battesimi. Nel novenario che stanno facendo in S. Sebastião hanno fatto una serata dedicata alla carità, con le persone povere: una liturgia alternativa e bella, la lavanda dei piedi che spiega l'Eucaristia, e viceversa!

Un elemento fondamentale del novenario è il "mastro", l'alto palo con la bandiera del Santo che accompagna i nove giorni. Adornato con frutta, è chiaramente un simbolo di fecondità, una tradizione della religiosità locale accolta e "cristianizzata". Una cosa "impura", che mescola fede cristiana ed idolatria? Si, abbastanza chiaramente. Ma la fede cristiana cattolica è sempre stata così, più che togliere ha sempre assunto... come Gesù che si è sempre mescolato, non si è mai isolato per questioni di purezza.

Il mastro


La cosa bella è che i novenari sono una cosa del popolo, che nasce dal popolo e vive nel popolo. Noi abbiamo il nostro compito - a volte un po' affaticante di presenza e celebrazione, ma poi è una cosa loro, di una chiesa che in quei giorni si "mescola" il più possibile col quartiere ove vive. Sono importanti anche perché in questi giorni le comunità si riconoscono, si danno un'identità loro, e si visitano a vicenda (magari col vanto di aver portato tante persone...)

Un'altra cosa bella è che quest'anno celebreremo nuovamente in forma completa il novenario di N. S. della Salute. Due anni fa il responsabile aveva rubato tutti i soldi della vendita di cibo (cosa purtroppo sempre possibile) e l'anno scorso non avevano avuto la forza di riprovarci. Ora hanno preso coraggio, anche se io mi sono dovuto prendere il carico di custodire personalmente gli introiti. C'è tanto entusiasmo... speriamo bene!



Vado verso la conclusione.

Voglio solo aggiungere che ho timidamente iniziato ad andare al carcere. È una cosa tutta da costruire, ma mi è chiaro che da li non posso uscire così come entro. La presenza di questi uomini rinchiusi tutto il giorno o quasi in due strette celle, ove possono restare anche diversi mesi, non può non toccare. Soprattutto perché sono le persone del paese, che pochi giorni prima incontravo per strada (ho trovato anche un nostro muratore...).

Sono passato giovedì scorso, dicendo la mia intenzione di andare il giovedì per chi desidera colloqui. Sono tornato martedì per portare alcuni medicinali, visto che ieri ero fuori città. Appena mi hanno visto mi hanno chiesto: giovedì vieni?

Sembra di sentire il Signore sulla croce: ho sete... di qualcuno che si ricordi che esistiamo e siamo uomini.

Il Signore ci accompagni!

Nel palmo della tua mano

  Gabriele Carlotti, missionário dell’Amazzonia   Innanzitutto um saluto fraterno a tutti, non vorrei dimenticare nessuno, come diceva papa ...