02\08\26
Ciao
a tutti e tutte!
Tutto
bene? Le ferie procedono? Mi rendo conto come stando qua la struttura di tempo
che mi era familiare non trovi più le sue caselle ove inserirsi… Luglio ed
Agosto erano i mesi dei campeggi o delle ferie, i mesi delle feste estive con
al centro l’Assunzione di Maria, i mesi delle cene all’aperto e delle sagre di
paese; qui sono mesi di lavoro normale, con feste come nel resto dell’anno e
l’Assunta viene celebrata di domenica: se non fosse per i messaggi e le foto
che mi arrivano dall’Italia, non mi accorgerei che per l’altra parte del mondo,
che siete voi, questi sono giorni “speciali”.
Mi
manca qualcosa del luglio-agosto italiani? I “tempi programmati” ai quali ero
abituato no, per nulla; l’opportunità di passare un po’ di tempo in più con
persone care nelle calde serate estive… beh… penso che sarebbe triste che non
mancasse almeno un poco. Però questo non porta a nostalgia, ma a lode: la
bellezza dei doni che riceviamo tante volte la vediamo solo quando ci vengono a
mancare ed è bello ringraziare per tutto quello che si è vissuto, molte volte
senza darci peso.
In
giugno e luglio non siamo andati sul fiume: in giugno perché molti di loro
erano in città per la festa di S. Antonio ed abbiamo fatto l’Assemblea delle
comunità del fiume, in luglio ufficialmente perché molti “cassique” (capi
comunità) erano impegnati con una importante assemblea a livello regionale, di
fatto anche perché i giorni del nostro viaggio avrebbero coinciso con quelli
dei mondiali di calcio e, soprattutto se il Brasile fosse arrivato a livelli
più alti, avremmo rischiato di arrivare nelle comunità per vedere la partita,
più che per celebrare la Messa.
Ora
ripartiamo, e questa volta vado io; sabato 8 nelle tre comunità sul Rio
Solimoes, poi martedì 11 o mercoledì 12 partirò per il viaggio sul Rio Içá. Nei
primi giorni del viaggio mi accompagneranno anche i cinque giovani reggiani che
domenica 9 arriveranno da noi con d. Marco Ferrari per un campo di conoscenza
della nostra realtà.
Quindi,
da quando sono tornato dall’Italia ho avuto più di due mesi di tempo per vivere
la città ed iniziare la nuova avventura in tandem con d. Marco Lucenti. È stato
un tempo prezioso sia per entrare nel nuovo ruolo di “parroco senza d.
Gabriele” che per iniziare a strutturare il cammino di “parroco con d. Marco”,
pure lui parroco.
Dopo
il “festejo” di S. Antonio ho iniziato di nuovo l’attività in carcere, che si
sta rivelando sempre più importante e delicata. Ho trovato persone nuove, altre
che sono uscite, altri due che sono stati trasferiti nel grande carcere di
Manaus per scontare la loro pena: uno per diciotto anni, l’altro (Samuel,
quello che faceva gli origami belli) per un tempo che non conosco, ma
certamente molto lungo perché ha fatto un omicidio.
Quando
vado loro mi fanno festa, sia perché porto cibo e materiale igienico, sia
perché vado e li saluto e prego un attimo con loro, leggendo insieme il
Vangelo, dicendo una parola di commento, pregando con un salmo che loro mi
hanno chiesto ed aggiungendo il Padre nostro e l’Ave Maria (che anche gli
evangelici pregano…).
La
loro religiosità è sincera e stupisce: sono criminali? Si, ed alcuni in modo
pesante. Pregano sinceramente? Credo proprio di sì. Il testo del Salmo 91 me lo
hanno dato loro e mi hanno chiesto di farne copie. Quando lo recitiamo, senza
che io distribuisca ogni volta il foglietto, sento molte voci: segno che hanno
conservato il testo o lo hanno attaccato alle pareti.
Lo
scorso martedì nel corridoietto di accesso c’erano le “due cose” di un nuovo
carcerato che stava facendo le procedure per entrare, quello che lui si era
portato da casa: una maglietta, un paio di ciabatte e la Bibbia.
Impostare
la relazione non è facile, perché mi trovo davanti allo stesso tempo il
colpevole e la vittima: un uomo che è vittima di sé stesso, o dell’ambiente nel
quale è cresciuto, o delle sue scelte sbagliate, o alcune volte semplicemente
della mancanza di un avvocato perché non può pagarlo; allo stesso tempo è un
colpevole che ha rubato, a volte molestato o violentato una donna o una
ragazzina, a volte spacciato droga, a volte ucciso. Le due realtà sono
inseparabili e non si può guardare all’una senza guardare l’altra. Non si può
guardare l’uomo colpevole senza guardare l’uomo vittima e non si può guardare
l’uomo vittima senza guardare l’uomo colpevole; in ogni caso si sta guardando
un uomo che è chiuso in una gabbia, non un “rifiuto della società” come alcuni
vorrebbero classificarli.
Mi
sto rendendo conto che occorre anche molta attenzione. Uno dei carcerati è
accusato di molestia e stupro dalle giovanissime figlie dell’attuale moglie,
che lo sta difendendo contro le figlie; è una situazione che stiamo seguendo
anche dal punto di vista abitativo, perché la famiglia vive in un contesto
molto degradato.
Ho
parlato con la vice delegata della polizia di questa situazione, per verificare
se le accuse erano davvero gravi ed accertate e capire come muovermi sulla
casa; adesso alcuni familiari ritengono che io abbia in qualche modo
interceduto per una sua liberazione…
Nulla
di grave, ma capisco che in questo ambiente ci vuole molta attenzione, con
tutti.
È
una realtà complessa e mi rendo conto che ci si entra solo molto lentamente,
con ascolto ed attenzione, perché le violenze spesso si realizzano in modo
nascosto e quasi accettato.
In
settimana ho avuto un incontro con la responsabile generale dei Servizi
Sociali, che è un’insegnante in pensione. Mi ha fatto vedere il dato
impressionante che nel nostro comune, di circa 30.000 abitanti (che
corrispondono al massimo a 5-6.000 famiglie), almeno 2.000 famiglie hanno
problemi con dipendenze (droga, alcool, gioco…). Commentava, con un po’ di
amarezza: “ho fatto l’insegnate per 33 anni e non mi ero accorta di nulla,
guardavamo solo al comportamento dei nostri bambini e ragazzi a scuola; solo
ora sto accorgendomi della realtà della mia città”.
Fra
poco celebreremo la Trasfigurazione del Signore: chiediamo il dono di occhi
buoni per vedere le nostre realtà con la luce del suo Amore.
Il
Signore ci accompagni!
d.
Paolo











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