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| L'arrivo dellebarche degli anxiani per la festa di santo Antonio |
Paolo Bizzocchi
Ciao
a tutti e tutte!
Spero
che stiate bene e la vostra vita prosegua nella pace del Signore.
Eccomi
ritornato a S. Antonio, ed oggi anche d. Marco è arrivato da Brasilia. Inizia
così la vita della nuova comunità reggiana in questo angolo dell’Amazzonia,
dopo che la partenza di d. Gabriele Carlotti ha “chiuso” il forte ed
avventuroso periodo iniziale degli amazzonici “Gabrieli”.
Dobbiamo
tanto ai nostri due confratelli, arrivati con il prezioso bagaglio di anni di
missione brasiliana per affrontare una realtà che anche per loro si è
presentata profondamente nuova, forse più nuova di quanto loro stessi
pensassero. Si sono trovati ad affrontare un Brasile per tanti versi
profondamente diverso dal Brasile che avevano conosciuto in Bahia ed una chiesa
altrettanto diversa. Là, comunità che avevano una storia povera, ma
caratterizzata da una certa dinamicità, da sempre abituate ad una scarsità di
clero e con un’indole africana probabilmente più aperta alla novità perché
sradicata dal proprio ambiente originario.
Qui,
comunità cresciute dall’inizio con la presenza forte dei Frati Cappuccini, che
in città avevano sempre assicurato la presenza di preti, con una forte indole
devozionale e l’abitudine ad avere accesso ai Sacramenti senza difficoltà, con
un popolo di matrice indigena molto legato alle tradizioni ed ai costumi
locali, meno propenso ai cambiamenti ed alle novità. I due hanno dovuto rompere molti muri che si
sono trovati davanti, per provare a proporre un modo diverso e più aperto e
dinamico di essere chiesa. Non è stato facile, ma ora io e d. Marco ci troviamo
di fronte ad una comunità che anche con fatica ha fatto passi considerevoli ed
ha avuto buona disponibilità per accoglierci. Le difficoltà non sono certamente
finite, ne sorgeranno certamente di nuove e rilevanti, ma è fuori dubbio che un
cammino è stato fatto ed ora tocca a noi custodirlo, incentivarlo, indirizzarlo
verso nuovi obiettivi.
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| Un memento dell'arivo delle barche |
Arrivando
il martedì ho subito chiesto a d. Gabriele: “quanto tempo passeremo insieme
prima della tua partenza?” La risposta non si è fatta attendere: “domani”. E
così, il mercoledì mi ha fatto alcune consegne ed il giovedì mattina ha preso
la sua piccola valigia e lo zainetto ed è salito sulla lancha per Manaus, in
assoluto silenzio e senza fare saluti, nemmeno alle persone più vicine; il
perché lo conosce solo lui, ma di certo non è stato un segno di rottura.
Io
lo sto leggendo come un passaggio di consegne nella continuità, che non è
ripetitività: cambia il prete, ma la comunità, che è la vera protagonista,
resta e continua il suo cammino. Subito c’è stato un po’ di stupore, ma ora mi
pare che le persone stiano capendo e leggendo in questo un grande segno di
fiducia in loro e nel percorso che stanno facendo. A volte il silenzio è più eloquente di molte
parole e parolone retoriche e vuote (che nei passaggi di parroco non mancano
mai…).
Io
ho quindi iniziato ad essere più “centrale” (semplicemente perché un altro
prete non c’era più…) e questo ha in poco tempo attivato una relazione più
diretta con le persone, anche grazie ad un sensibile miglioramento della mia
comprensione ed espressione del portoghese, dovuto ad un’indubbia grazia della
Madonna della Ghiara. Non sto
scherzando… il 29 aprile sono andato a Messa in Ghiara e facendo memoria del
miracolo fatto a Marchino, che era sordo e muto, ho chiesto a Maria di aiutarmi
a capire e parlare meglio la lingua della mia nuova parrocchia, per entrare in
una relazione più viva con le persone. Tornando,
dopo quasi due mesi di assenza dal Brasile, la sera ho celebrato la Messa e
subito dopo una persona del coro mi è venuta incontro dicendo: “adesso parli il
portoghese molto meglio!” È vero che a casa avevo avuto il tempo di studiare un
po’ e stando in Italia avevo riposato la testa (ero partito mentalmente molto
affaticato), ma tutto questo mi sembra insufficiente per motivare l’improvviso
“salto di qualità” che mi sono trovato a vivere. Ed allora volentieri ringrazio la Madonna
della Ghiara, che da secoli ed anche ora accompagna e protegge il cammino della
nostra chiesa!
Qui
siamo in grande festa: i tredici mitici giorni che preparano la festa di Santo
Antonio e la commovente “festa degli anziani” arrivati da diversi municipi per
vivere due intense giornate di festa dedicate a loro. Parlare di tutto questo
richiede tempo e lo farò nel prossimo messaggio. Per ora mi limito a mandarvi
un po’ di foto e video, sufficienti per avere una idea (molto parziale) di
quello che sta succedendo qui. Dico una sola cosa: negli incontri fatti in
Italia ho sottolineato come la festa per questi popoli sia un elemento centrale
e ne sto trovando conferma.
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| Don Paolo benedice l'inizio del torneo del calcio femminile |
La
festa è una cosa molto seria: chiede tempo, soldi, lavoro e disponibilità,
creatività, capacità di andare al di là dei problemi personali… Ne vale la pena? Qui dicono di sì, certamente
e senza alcun dubbio. La festa è vita ed in fondo è la nostra vocazione
iniziale ed ultima: il “paradiso terrestre” era festa ed il “paradiso finale”
con il Signore sarà festa eterna… o forse pensate che dovremo ancora lavorare
tutti i giorni?
Il
Signore ci accompagni!
d.
Paolo





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