“È bene per voi che io me ne vada” (Gv 16,7) la
Missione continua!
Gabriele Carlotti
Oggi, 14 maggio 2026, stiamo rientrando dallúltimo
viaggio sul fiume Içá, il Putumaio che divide Perú e Colombia e che entrando in
Brasile cambia nome. Dopo sei anni di navigazione missionaria, raggiungendo
tutti i mesi la stazione di Ipiranga, avanposto militare sul confine
colombiano, ultima delle ventidue Comunitá che formano la Chiesa cattolica
lungo le sponde del fiume, assieme ad altre Comunitá delle chiese pentecostali
e di una setta chiamata ‘cruzada’, qui molto diffusa e che ha il suo centro nel
paese di Villa Alterosa – Juí, a metá del grande fiume, dove si trova sepolto
il suo fondatore.
È ormai ora di passare il testimone a nuovi missionari,
dopo sette anni di annuncio e convivenza con i popoli originari delle etnie
Caixana, Tikuna e Kukama. Sette anni di cammino perché la nostra Chiesa di
Reggio Emilia – Guastalla non perdesse il valore aggiunto di essere Chiesa
missionaria in Brasile, prima nello Stato della Bahia e ora qui in Amazzonia.
Una Chiesa, quella brasiliana, molto controversa e in movimento, passando dal
martirio della Teologia della Liberazione all’entusiasmo dei gruppi carismatici
conservatori. Da un impegno politico – sociale contro tutte le dittature per la
costruzione della democrazia, a una spiritualità disincarnata che spesso finisce
per appoggiare il potere della destra che, solo a parole, difende i valori di
Dio – Patria – Famiglia, della proprietá privata e degli interessi di pochi;
che non vuole vedere e si disinteressa di chi ancora soffre la fame ed è
escluso dalla società, ridotto a scarto senza diritto a vivere e ad esistere.
Una Chiesa, quella Brasiliana, sempre meno Cattolica e piú Pentecostale, sempre
meno impegnata per difendere la vita e la giustizia, sempre più chiusa in un
mondo religioso in difesa dei suoi privilegi e non curante del Bene Comune.
Per questo la “Missione” è importante, perché il Vangelo
continui ad essere annunciato nel suo amore alla vita e alla dignità di ogni
persona. In questo processo di cambiamento i popoli che vivono la foresta
amazzonica, con i loro valori legati alla vita e interligati con la Creazione,
impegnati nella difesa del Bene Comune prima che del diritto particolare;
questi popoli ci ricordano l’essenza della vita: l’Amazzonia, oggi vista come
grande problema per i cambiamenti ambientali, di fatto è la grande opportunità
per ritrovare l’originaria Umanità, chiamata a prendersi cura della Terra e
dell’Acqua, della vita degli esseri viventi, del dono della Creazione.
In quest’ultimo viaggio abbiamo sofferto due fenomeni
naturali che ogni tanto appaiono nella foresta: “serração” e “friagem”. “Serração”
è quella nebbia fitta che si forma dopo una notte stellata, così fitta che non
si vedono gli argini del fiume e gli alberi, che spesso inganna e, se non stai
attento, potrebbe farti cambiare rotta e tornare sui tuoi passi. Eravamo nella
Comunità di Mamurià, forse la migliore che abbiamo incontrato, una Comunità
famigliare, strutturata e capace di celebrare la sua fede, di educare nella
catechesi i suoi figli e sempre accogliente. Già da alcuni mesi ci siamo
accorti di un processo di cambiamento, difficoltà nelle relazioni tra le
persone, disinteresse nella celebrazione della fede e nella trasmissione ai
piccoli, contrasti e divergenze. Fino ad oggi, quando ci hanno detto di aver
smesso di celebrare il Giorno del Signore. È rimasta solo la Messa quando passa
il missionario una volta al mese. “Serração”, una fitta nebbia ha avvolto la
Comunità e i suoi membri non si riconoscono più, qualcosa che fa paura ha
raffreddato il cuore di tutti. Abbiamo cercato di capire, dialogato con chi da
sempre è stato il responsabile, e cercato la causa del malessere. Una nebbia
fitta generata dall’autoritarismo patriarcale del vecchio padre di famiglia che
non accetta che i suoi figli pensino con la propria libertà, che li vorrebbe
obbedienti esecutori dei suoi comandi. Così abbiamo ancora annunciato il
Vangelo: “Ricevete lo Spirito Santo, perdonate e amate l’unico Signore” – “Mio
Signore e mio Dio”, dice Tommaso – per ritrovare il valore di ogni persona che
oggi sono il Corpo di Cristo, che è la Chiesa, il Popolo di Dio. Non sappiamo
cosa accadrà, ma abbiamo cercato di riaccendere la luce della fede. Come il sole
dirada la fitta nebbia, così la luce della fede indicherà un nuovo cammino di
riconciliazione e di carità.
“Friagem” è un fenomeno che non tutti gli anni si
verifica, noi è la seconda volta che lo viviamo: una settimana di freddo, la
temperatura scende di due o tre gradi, anche l’acqua dei fiumi si raffredda e
capita che i pesci più deboli muoiono. Tornando verso casa, dopo Ipiranga,
densi nuvoloni ci hanno accompagnato, senza pioggia, ma con un freddo intenso.
Anche i pannelli fotovoltaici della barca non riuscivano più a produrre
l’energia sufficiente per il fabbisogno, così abbiamo dovuto usare il generatore
di energia a disel. Nel tardo pomeriggio arriviamo alla Comunità di Nova
Canaaã, che sorge in cima a una piccola collina, che quando piove ci costringe
a salire con l’aiuto di un bastone, per non scivolare nel fango. Vediamo una
grande scala di legno, ancora incompleta, che scende dalla cima verso il fiume;
pensiamo sia una bella idea e un grande aiuto per noi e per tutti che vengono a
lavare al fiume o a fare il bagno, porto per i pescatori e luogo di gioco per
bambini e giovani. Ci corrono incontro, come sempre, molti bimbi; chiedo loro
chi sta facendo questo bel lavoro e chi ha avuto questa bella idea. Così loro
innocentemente, mi rispondono: “Padre, ora noi siamo della ‘cruzada’. Dobbiamo
costruire questa scala e una casa grande per accogliere tutti quelli che
verranno da Villa Alterosa – Juí per piantare la grande croce. Proprio così,
ora hanno aderito a questa setta fondamentalista che proibisce tutto e castiga
coloro che non obbediscono alle regole imposte, oltre, chiaro, prendersi la
decima di tutti i raccolti agricoli. Poi i bambini continuano ad informarmi:
“Ora non possiamo più giocare al pallone perché è proibito”. Io chiedo a loro:
“Ma non vi piace più giocare al pallone?”. La risposta è sapiente: “Sì, padre,
giocheremo quando andremo in città a Santo Antônio, ma qui non possiamo perché
è ‘Terra Santa’, ora pianteremo la grande croce! Il freddo mi scende lungo la
schiena. Tutti, apparentemente convinti che obbedire alle regole intransigenti,
serva per essere salvi, per questo Dio – giudice implacabile. Converso con la
responsabile che sempre ci ha accolto nella sua casa, ora il marito quasi
analfabeta, è stato promosso a “direttore” della Chiesa della Croce. Le dico
con dolcezza che il Dio che loro stanno scegliendo non è il Padre del nostro
Signore Gesù Cristo, che rispetto il loro cammino, ma non posso essere
d’accordo con tutto quello che la Chiesa della Croce dice e propaganda. Rinnovo
la mia disponibilità al bisogno e proseguiamo il nostro viaggio, la Comunità di
Moinho ci aspetta.
La vita lungo il fiume è fragile e difficile. Molte volte
comprata da promesse di prosperità o illusoria salvezza. E le persone spesso si
lasciano convincere in cerca di una possibilità per migliorare la loro
condizione di vita. Noi abbiamo scelto di offrire sempre il Vangelo dell’amore
di Dio per noi, di rispettare anche scelte e cammini diversi, senza mai fare
del proselitismo, ma offrendo sempre una mano per la libertà. In questa
Comunità, ora ‘santa’ per la cruzada, continueranno gli uomini a lavorare nel
garimpo illegale per l’estrazione dell’oro; i giovani ad usare droga e alcool
per sentir meno la fatica della vita; i bambini spesso contesi e abbandonati
dai genitori che si separano per il tradimento di una notte. Così è la vita che
scorre insieme all’acqua del fiume.
In questi sei anni di Missione abbiamo avuto gioie e
dolori. Abbiamo visto scomparire alcune piccole Comunità perché tutti si sono
spostati in città: Sacuera, Nossa Senhora das Dores, São Sebastião 1 e 2. Altre
Comunità hanno ceduto alle false promesse di prosperità delle chiese
pentecostali: São Vicente, São João da Liberdade, Moinho. E altre ancora sono
cadute in un fondamentalismo che, inizialmente, dà sicurezza all’ombra della
cruzada: Nova Esperança 2 e Nova Canaã. Quando abbiamo iniziato, la Missione ci
è stata consegnata da fr. Gino che passava due volte all’anno per battezzare e
celebrare la Messa, spesso dentro alla sua barca. Oggi, pur nella fragilità e
senza una tradizione consolidata, possiamo parlare di Piccole Comunità di base,
che vivono la loro fede in relazione alla vita e, nella preghiera comune,
mantengono la speranza nella certezza dell’amore del Signore. La fede sempre
ricomincia dalla vita e sostiene il cammino di chi crede ancora nella
possibilità di un Mondo giusto e fraterno, di pace, secondo il cuore di Dio.
Volevo ringraziarvi per tutto questo tempo, questi anni
che abbiamo camminato insieme, io qui nella Missione che è anche vostra, e voi
lì nella preghiera e nella solidarietà. Abbiamo potuto essere una presenza
assidua e costante, tutti i mesi, offrendo materiale per la liturgia e la
catequesi, aiutando a costruire le cappelle nelle Comunità, offrendo casse in
pvc per raccogliere l’acqua piovana e migliorare la qualità della vita, donando
lamiere di alluminnio e zinco per la copertura dei tetti delle case. Abbiamo
aiutato molte famiglie condividendo gli aiuti che da voi abbiamo ricevuto. Così
siamo potuti restare vicini alla vita che tante persone affrontano con coraggio
e spesso senza i mezzi necessari. Siamo stati voce di denuncia contro
l’oppressione, l’illegalità e la corruzione politica. Voce di chi non aveva
voce. Tutto ci ha riempito il cuore di gioia e di riconoscenza. Ora torniamo a
casa, certi di aver compiuto la missione che ci era stata affidata. Consapevoli
della nostra debolezza, ma riconoscenti per la fiducia ricevuta dalle nostre
Comunità di origine e di ministero, dal vescovo Massimo che ha accettato di
rilanciare la Missione in Brasile e dal vescovo Giacomo che l’ha confermata. La
Missione continua, passiamo il testimone ad altri, d. Paolo e d. Marco, che
continueranno a camminare con queste Comunità, perché l’Amazzonia sia
opportunità anche per la nostra Chiesa di Reggio emilia – Guastalla.
Grazie a tutti, tutti, tutti!
Gabriele Carlotti – missionario
dell’Amazzonia
Santo Antônio do Içá, 24 maggio 2026 – Festa dell’
Ascensione del Signore
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