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lunedì 16 febbraio 2026

STORIE DI VITA QUOTIDIANA A SANTO ANTONIO DO IÇA

 




Paolo Bizzocchi

Ciao a tutti e tutte!

Vi scrivo mentre fuori dalla mia porta la betoniera lavora instancabilmente da stamattina, accompagnata da dieci muratori ed inservienti che stanno gettando il piano nuovo della nostra casa, quello che di fatto va ad essere il soffitto calpestabile sotto al tetto di lamiera. Per la verità non sarà tutto calpestabile, perché per motivi economici ed anche di nostra vivibilità (abbiamo i muratori in casa da più di tre mesi e li avremo ancora per tempo), abbiamo deciso di fare solo la parte necessaria, lasciando nel resto l’attuale soffitto in listelli di legno e malta, non calpestabile. La casa è molto grande (circa 25x13m) e già farne una parte è un grande impegno!

Approfitto di questo accenno per ringraziare con tutto il cuore quanti con molta generosità stanno contribuendo alla vita della nostra missione. Dall’UP Gioia del Vangelo e da altri contribuenti che fanno riferimento a noi, nel 2025 abbiamo ricevuto 27.887,50 euro, con una media mensile di 2323,95. Nel mese di gennaio 2026 abbiamo ricevuto 1505 euro. È davvero una generosità grande, che si aggiunge a quella dei gruppi di Castelnovo Sotto e di Scandiano che fanno riferimento a d. Gabriele.



Credo che sia giusto dirvi un po’ dove vanno a finire i vostri soldi, ma non chiedetemi di fare delle cifre perché non è proprio il mio mestiere. Di certo in questi anni a livello di mattoni non si è scherzato… Non è stata “febbre del mattone”, ma una scelta consapevole.

Volendo attivare la vita nelle comunità dislocate sul territorio è stato inevitabile investire perché ogni comunità avesse un proprio luogo di ritrovo e di preghiera. Essendo per la gran parte comunità iniziali o che venivano da un periodo di fermo, è stato necessario contribuire molto con i nostri fondi. Man mano che le comunità iniziano a vivere ed a creare anche occasioni di guadagno (soprattutto in occasione della festa del Santo, oltre che con il dizimo e le offerte), diventano più autonome e possono usare in parte maggiore i fondi che hanno a disposizione o fare prestiti nella cassa parrocchiale. Ma per diverse siamo ancora in partenza, quindi all’appoggio spirituale e pastorale è inevitabile aggiungere quello economico. Però tante cose ormai sono fatte e di certo questo capitolo di spesa è destinato a ridursi.

A queste, nell’anno si è aggiunta la spesa per il “lavoro grande” nella nostra casa, per non lasciar degenerare un edificio che crediamo abbia un futuro (speriamo con preti diocesani brasiliani). Del resto in un contesto come il nostro creare occasioni di lavoro, anche per persone senza nessuna qualifica, è una vera forma di carità. Poi ci sono le spese per l’evangelizzazione, in particolare i lunghi viaggi sul fiume che chiedono carburante e materiale da lasciare alle comunità.

Poi le spese di carità nel senso più stretto. Dalle cose più “progettuali” (per modo di dire…) come le casse per l’acqua e le lamiere per il tetto, a quelle più spicciole ed occasionali, come l’aiuto per fare un viaggio di necessità, o una medicina, o un macchinario per avviare un’attività. Ora vado a computare anche una mia spesa settimanale per i carcerati, perché di fatto hanno bisogno di tutto: un po’ di cibo in più, materiale per l’igiene, ora mi hanno chiesto il materiale per fare gli origami, che qui sono diffusissimi…

Poi ci siamo anche noi. Di fatto nella vita normale le nostre spese sono molto ridotte, ma poi arrivano i viaggi a Manaus ed altre cose simili che un po’ aggravano. Ora d. Marco partirà per la sua formazione a Brasilia, e saranno circa 20.000 reais (3.500 euro) Questa è un po’ la nostra “cesta della spesa”, giudicate voi se siamo un buon investimento…

 

 


Voglio raccontarvi un fatto della settimana scorsa, che riassume tanti aspetti della vita di qui.

Alla fine di una Messa in un novenario mi si avvicina Edilange, della nostra Caritas, e mi presenta una signora dall’aspetto sofferente ma forte, che è venuta da Ipiranga, la nostra comunità ai confini della Colombia, più di 350 km di fiume. Era arrivata fin qui per cercare il figlio di 42 anni caduto nella droga; lo aveva trovato, ma era stata cacciata da quelli che lo circondavano.

Provvidenza ha voluto che alla Messa fosse presente Valtemir, poliziotto molto attivo nella nostra comunità. Ci accordiamo per andare insieme il giorno seguente, assieme con la madre. Di fatto troviamo il figlio in un piccolo edificio abbandonato che (purtroppo…) è della parrocchia. La situazione è terribile. Il figlio, assieme ad un altro uomo, è in un gabinetto esterno pieno di spazzatura, nello spazio più grande ha “fatto casa” lo spacciatore con la sua donna. Valtemir, che conoscono bene, intima di lasciare l’edificio in giornata (cosa che poi avverrà) ed il figlio si incammina per seguire la madre. Li portiamo al porto, ove hanno il motoscafo preso in prestito per fare il lungo viaggio. Una persona che conosce il figlio dice “era un bravissimo pescatore, guarda come si è ridotto”.

Dopo aver preso il cibo, l’acqua ed il carburante per il viaggio partono: il figlio nella parte coperta, la madre a prua, come una guerriera vincitrice, ma stanca. Una scena commovente, che non può non ricordare il “buon pastore” del Vangelo, che lascia tutto il gregge per cercare la pecora perduta. Dopo alcuni giorni, ci arriva la notizia che sono arrivati ad Ipiranga, speriamo che riescano a riprendere la loro vita più serenamente. La vita di qui è piena di queste cose.

D. Marco in partenza con alcuni giovani per partecipare al "ritiro di carnevale", organizzato a Tonatins, la parrocchia a noi più vicina


Stamattina mi hanno chiesto i soldi per il biglietto di un giovane caduto nella droga a Manaus e che deve ritornare perché la criminalità sta minacciando lui e la famiglia della sorella, con due bambine. Ho accettato a patto che mi dessero un documento del ragazzo e la possibilità di presentare la cosa alla polizia. Dopo qualche esitazione dovuta alla paura hanno accettato; il buon Valtemir ha altro lavoro e speriamo che il ragazzo tornando possa riprendere una direzione sana di vita… Che dire? Davanti a queste cose o ci si appassiona, o nulla. Sinceramente, io mi ci sto appassionando ed è anche per questo che a volte i tempi fra una lettera e l’altra si allungano un po’.

A proposito di persone appassionate… non posso concludere senza esprimere tutta la mia solidarietà a Francesca Albanese e Nicola Gratteri, persone appassionate della verità e del bene che in questo momento stanno pagando un duro prezzo per il servizio di informazione e denuncia che non si stancano di fare.  Il Signore li protegga e li benedica!

Ci vediamo dopo Pasqua, buona Quaresima a tutti!

d. Paolo

venerdì 19 dicembre 2025

BENVENUTO DON MARCO!

 

Prima celebrazione di don Marco Lucenti


Ciao a tutti e tutte!

È un po’ che non mi faccio sentire, ed anche ora sto approfittando di un “buco” creato da una lunga assenza di corrente elettrica in buona parte della città, che ha modificato i piani di questa serata.

Visto che il computer ha la batteria, è il momento giusto per farmi sentire.

Perché non ho scritto prima? Semplicemente perché nel giro di pochi giorni sono cambiate tante cose ed il mio tempo si è improvvisamente ristretto e “riempito”.

La prima cosa sono i lavori in casa, che mi hanno tolto spazi e ritmi ai quali mi ero ormai abituato;  poi la grande gioia dell’arrivo di d. Marco, una vera “bomba di vita” caduta sulla nostra comunità: in dieci giorni sta già migliorando molto nel portoghese, dimostrandosi molto rapido nell’apprendere (o forse sono io che sono un po’ lento…) e, soprattutto, ha imparato a fare il cuoco in maniera più che eccellente…;

infine, con l’Avvento ho cominciato a “fare il parroco” della città in modo più pieno, con tutto quello che comporta, e questo mi ha riempito molto testa e cuore (poi sarà la volta delle comunità del fiume, ma al momento quello che ho davanti mi basta ed avanza…).  Adesso è il momento nel quale cominciare a decidere “quale parroco” voglio essere, che impronta voglio dare al mio ministero qui. Fino ad ora ho sostanzialmente ascoltato, ora sto cominciando a fare scelte soprattutto su di me, su come voglio pormi davanti a questa realtà. È una questione importante, ma è ancora troppo presto per parlarvene, perché quello che mi ronza dentro in questo momento è più un minestrone che un piatto con ingredienti precisi: è una “sópa”, come la chiamano qui, dove ci sta dentro carne, pesce, verdure ed altre cose che forse è meglio non sapere…

 


Nell’attesa che il mio “piatto pastorale” si definisca un poco, vi parlo di quello che stiamo facendo qui, di cui ho più volte accennato.  Stiamo mettendo a posto, qui si dice “reformando”, la nostra casa parrocchiale. Si tratta di un edificio grande, di almeno una cinquantina d’anni (che per le tecniche di qua sono un tempo già rilevante). Era la casa dei frati, che per le attività parrocchiali utilizzavano il “centro pastorale” posto dall’altra parte della chiesa.

Burani e Carlotti l’hanno trovata in condizioni abbastanza precarie (segno che probabilmente l’’uscita dei frati era già in programma da qualche anno…) ed hanno fatto diversi interventi dettati anche dall’urgenza e dall’impossibilità di fare un’opera più definitiva e strutturata.

L’intervento più importante è stato l’innalzamento di un tetto superiore, a circa un metro e mezzo da precedente e sostenuto da robustissime colonne, per impedire che piovesse in casa. Nel contempo hanno portato in questo edificio la segreteria parrocchiale ed i loro uffici, spostando qui il centro della vita parrocchiale, ed adattato alcune camere per l’accoglienza. Il tutto senza una chiara definizione dell’ambiente “casa dei preti” rispetto alle parti più dedicate alla vita parrocchiale.

L’intervento che stiamo facendo ora, pensando anche a chi verrà dopo di noi, ha soprattutto tre obiettivi:

- Completare la parte superiore della casa, innalzando le pareti fino al tetto attuale e facendo il sottotetto dove manca.

- Definire meglio gli spazi della nostra vita privata, con chiari segni di separazione dagli spazi pubblici (in soldoni… evitare di uscire dalla camera per trovarsi in mezzo ad una riunione…)

- Sistemare l’impianto elettrico ed idraulico, che nella loro struttura sono ancora quelli dei frati.

Don Marco appena arrivato e subito al lavoro


Lo stile vuole essere quello di una ordinata sobrietà, evitando interventi che abbiano puro carattere estetico o di confort non adeguato alla vita di qua (cioè: è una casa grande e ordinata, chiaramene migliore di molte case del nostro popolo, ma non deve essere assimilabile alle case delle persone ricche della città).  Per gli impianti, la scelta è di fare cose funzionali, ma essenziali, usando soprattutto impiantistica esterna perché in futuro gli interventi di modifica e riparazione siano facilmente individuabili ed accessibili anche da personale non esperto.

È un investimento grande di tempo, di energie ed anche di denaro (moltissimo inferiore a quanto costerebbe da noi, ma per la media di qua indubbiamente sensibile), ma che assicura alla parrocchia un edificio che potrà durare ancora decine di anni.

Siamo tutt’ora un po’ indecisi se fermarci a quello che è essenziale fare o completare con un’opera più ampia, che riguardi l’intero edificio: riflettendo pare che andremo nella prima direzione non tanto per una questione di spesa, ma di utilizzo delle nostre forze. Il mio inizio di ministero come parroco ed il tempo necessario a d. Marco per studiare ed iniziare a conoscere la realtà sconsigliano di prolungare questa situazione troppo a lungo, con il dispendio di forze che ciò comporta.

Alex, uno dei tre seminaristi di Santo Antonio do Iça, riceve il lettorato


Magari riprenderemo in mano la cosa fra qualche anno, o ci penserà chi verrà dopo di noi; la cosa importante è che quello che facciamo ora sia ben fatto, organico e razionale, completo per quanto gli compete. Non so se avete letto fino a qui, perché di certo non ho parlato di cose intriganti ed appassionanti, ma la vita è fatta anche di questo, anche nel cuore dell’Amazzonia…

Ne approfitto per ringraziare tanto tutti coloro che ci stanno sostenendo economicamente: Anche quello che stiamo facendo alla casa è frutto delle vostre offerte e nelle scelte che facciamo ne teniamo ben conto.

 

Ristrutturazione di san Sebastiano, una delle cappelle della parrocchia

Il Signore ci accompagni tutti e tutte e ci illumini con la luce del suo Natale!

pe. Paolo

Nel palmo della tua mano

  Gabriele Carlotti, missionário dell’Amazzonia   Innanzitutto um saluto fraterno a tutti, non vorrei dimenticare nessuno, come diceva papa ...