domenica 15 marzo 2026

In navigazione sul Rio Içã

 




Paolo Bizzocchi

Vi scrivo mentre sono in navigazione sul Rio Içã, per la mia prima visita alle nostre comunità. Dovevamo fare questo viaggio io e d. Gabriele insieme, perché lui potesse un po’ introdurmi nel lavoro fatto fino ad ora ed io potessi vedere il suo modo di agire; poi all’ultimo momento alcuni accadimenti hanno indotto d. Gabriele a restare in città ed io sono dovuto partire da solo, con il pilota e ministro Moises, che conosco appena (e chiaramente parla solo portoghese in modo anche abbastanza ermetico…). Avevo già visitato alcune comunità lo scorso anno con Mariana ed il diacono Protasio, di Tonatins, ma era una cosa diversa, con altri programmi loro ed altre aspettative delle comunità.

Quindi sono partito con alcuni comprensibili timori: il primo quello di dover fare il cuoco, cosa che mi è totalmente estranea; secondo quello di dover affrontare una cosa totalmente nuova praticamente da solo, ma ormai ci sto facendo l’abitudine; terzo quello di condividere nove giorni sulla barca con Moises, che è praticamente uno sconosciuto. Comunque siamo al settimo giorno e siamo entrambi vivi, quindi qualcosa, a partire dalla cucina, ha funzionato. Però non voglio parlarvi del fiume, perché prima devo arrivaci in fondo ed avere il tempo di “macinare” il tutto: sono cose che chiedono tempo e silenzio, altrimenti si viaggia a livello di giudizi ed emotività che fanno più danni che altro.

Comincio a dirvi una parolina sul carcere. Anche qui sono agli inizi, ma alcune cose stanno emergendo e c’è molto da riflettere. Innanzitutto, essendo partito lo scorso giovedì per due settimane non sto andando (con la partenza non sono riuscito ad anticipare la visita settimanale). Mi spiace, perché per loro anche un appuntamento breve è importante, rompe il mortificante non-ritmo di chi passa giornate intere in una piccola cella con altre otto o nove persone. Poi gli porto sempre qualcosa che loro mi chiedono o cibo, che gli fa un gran piacere.



Vado sempre con un certo timore, perché è una partita sempre nuova ed imprevedibile da giocare: cosa dire e cosa non dire, come ascoltare e se vogliono essere ascoltati, come atteggiarsi e cosa evitare, se riuscirò a capire cosa mi diranno o no. Soprattutto, ogni volta fare una bella pulizia mentale per entrare con cuore e mente molto liberi da giudizi, pregiudizi ed aspettative… Di solito mentre vado ci metto un’Ave Maria e questo aiuta. Nel momento di preghiera, di pochi minuti, leggo il vangelo della domenica; poi ho iniziato a fare un foglietto per tutti ed ho visto che leggono volentieri tutti insieme. Molti sono evangelici (lo capisco dalla traduzione del Padre Nostro che usano) ed hanno sensibilità per la Parola di Dio. L’ultima volta dopo la lettura ho chiesto se qualcuno di loro voleva dire qualcosa e sorprendentemente è intervenuto un giovane che già avevo conosciuto quando era sulla strada: ha parlato della sua vita e del suo pentimento, del dolore causato ai genitori ed ai nonni, al fatto che il nonno è ammalato e lui non può essergli vicino ed ha pianto molto commuovendo tutti. Poi è venuto a confessarsi: speriamo che continui il cammino anche uscendo dal carcere. In questi giorni è uscito Bruno: incriminato per aver sparato ad un poliziotto, è poi emerso che non era stato lui. Il fatto che non avesse un avvocato non gli ha però impedito di stare in carcere sei mesi. Chiaramente me lo sono ritrovato in parrocchia ed è una cosa nuova che si apre: ora ha bisogno di lavoro, di aiuto concreto e soprattutto di essere guidato per un inserimento sociale ed un cammino spirituale che gli permetta di non rientrane nella criminalità. È una bella sfida che mi attende rientrando, ma cerco di affrontarla con fiducia e speranza, soprattutto non muovendomi da solo, ma con le altre persone della parrocchia che hanno sensibilità e competenze maggiori delle mie. Intanto lo teniamo nelle mani del Signore.



Poi, la vita della parrocchia prosegue. D. Marco è partito per Brasilia e quando in giugno rientrerà cominceremo a pensare chi vogliamo essere e cosa vogliamo fare, perché a partire da quel momento la vita della parrocchia, città e fiume, inizierà a passare con più pienezza nelle nostre mani (anche se speriamo che d. Gabriele non abbia fretta di rientrare…).  Stiamo vivendo la quaresima con la “Campagna della Fraternità” dedicata alla “moradia”, l’abitazione, e sono positivamente stupito del coinvolgimento di molte comunità nella ricerca delle situazioni più difficili.  Aspetto con una certa curiosità la Settimana Santa, che da quanto mi dicono è vissuta con molta

intensità.  Poi verrò in Italia alcune settimane, ma prima di certo vi racconterò qualcosa delle comunità del fiume...

 

Il Signore ci accompagni tutti!

D. Paolo

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