Paolo
Bizzocchi
Vi scrivo mentre sono in
navigazione sul Rio Içã, per la mia prima visita alle nostre comunità. Dovevamo
fare questo viaggio io e d. Gabriele insieme, perché lui potesse un po’
introdurmi nel lavoro fatto fino ad ora ed io potessi vedere il suo modo di
agire; poi all’ultimo momento alcuni accadimenti hanno indotto d. Gabriele a
restare in città ed io sono dovuto partire da solo, con il pilota e ministro
Moises, che conosco appena (e chiaramente parla solo portoghese in modo anche abbastanza
ermetico…). Avevo già visitato alcune comunità lo scorso anno con Mariana ed il
diacono Protasio, di Tonatins, ma era una cosa diversa, con altri programmi
loro ed altre aspettative delle comunità.
Quindi sono partito con
alcuni comprensibili timori: il primo quello di dover fare il cuoco, cosa che mi
è totalmente estranea; secondo quello di dover affrontare una cosa totalmente
nuova praticamente da solo, ma ormai ci sto facendo l’abitudine; terzo quello
di condividere nove giorni sulla barca con Moises, che è praticamente uno
sconosciuto. Comunque siamo al settimo giorno e siamo entrambi vivi, quindi
qualcosa, a partire dalla cucina, ha funzionato. Però non voglio parlarvi del
fiume, perché prima devo arrivaci in fondo ed avere il tempo di “macinare” il
tutto: sono cose che chiedono tempo e silenzio, altrimenti si viaggia a livello
di giudizi ed emotività che fanno più danni che altro.
Comincio a dirvi una
parolina sul carcere. Anche qui sono agli inizi, ma alcune cose stanno
emergendo e c’è molto da riflettere. Innanzitutto, essendo partito lo scorso
giovedì per due settimane non sto andando (con la partenza non sono riuscito ad
anticipare la visita settimanale). Mi spiace, perché per loro anche un appuntamento
breve è importante, rompe il mortificante non-ritmo di chi passa giornate
intere in una piccola cella con altre otto o nove persone. Poi gli porto sempre
qualcosa che loro mi chiedono o cibo, che gli fa un gran piacere.
Vado sempre con un certo
timore, perché è una partita sempre nuova ed imprevedibile da giocare: cosa
dire e cosa non dire, come ascoltare e se vogliono essere ascoltati, come
atteggiarsi e cosa evitare, se riuscirò a capire cosa mi diranno o no.
Soprattutto, ogni volta fare una bella pulizia mentale per entrare con cuore e
mente molto liberi da giudizi, pregiudizi ed aspettative… Di solito mentre vado
ci metto un’Ave Maria e questo aiuta. Nel momento di preghiera, di pochi
minuti, leggo il vangelo della domenica; poi ho iniziato a fare un foglietto
per tutti ed ho visto che leggono volentieri tutti insieme. Molti sono
evangelici (lo capisco dalla traduzione del Padre Nostro che usano) ed hanno
sensibilità per la Parola di Dio. L’ultima volta dopo la lettura ho chiesto se
qualcuno di loro voleva dire qualcosa e sorprendentemente è intervenuto un
giovane che già avevo conosciuto quando era sulla strada: ha parlato della sua
vita e del suo pentimento, del dolore causato ai genitori ed ai nonni, al fatto
che il nonno è ammalato e lui non può essergli vicino ed ha pianto molto
commuovendo tutti. Poi è venuto a confessarsi: speriamo che continui il cammino
anche uscendo dal carcere. In questi giorni è uscito Bruno: incriminato per
aver sparato ad un poliziotto, è poi emerso che non era stato lui. Il fatto che
non avesse un avvocato non gli ha però impedito di stare in carcere sei mesi.
Chiaramente me lo sono ritrovato in parrocchia ed è una cosa nuova che si apre:
ora ha bisogno di lavoro, di aiuto concreto e soprattutto di essere guidato per
un inserimento sociale ed un cammino spirituale che gli permetta di non
rientrane nella criminalità. È una bella sfida che mi attende rientrando, ma
cerco di affrontarla con fiducia e speranza, soprattutto non muovendomi da
solo, ma con le altre persone della parrocchia che hanno sensibilità e
competenze maggiori delle mie. Intanto lo teniamo nelle mani del Signore.
Poi, la vita della
parrocchia prosegue. D. Marco è partito per Brasilia e quando in giugno rientrerà
cominceremo a pensare chi vogliamo essere e cosa vogliamo fare, perché a
partire da quel momento la vita della parrocchia, città e fiume, inizierà a
passare con più pienezza nelle nostre mani (anche se speriamo che d. Gabriele
non abbia fretta di rientrare…). Stiamo
vivendo la quaresima con la “Campagna della Fraternità” dedicata alla “moradia”,
l’abitazione, e sono positivamente stupito del coinvolgimento di molte comunità
nella ricerca delle situazioni più difficili. Aspetto con una certa curiosità la Settimana
Santa, che da quanto mi dicono è vissuta con molta
intensità. Poi verrò in Italia alcune settimane, ma prima
di certo vi racconterò qualcosa delle comunità del fiume...
Il Signore ci accompagni
tutti!
D. Paolo


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