venerdì 19 dicembre 2025

BENVENUTO DON MARCO!

 

Prima celebrazione di don Marco Lucenti


Ciao a tutti e tutte!

È un po’ che non mi faccio sentire, ed anche ora sto approfittando di un “buco” creato da una lunga assenza di corrente elettrica in buona parte della città, che ha modificato i piani di questa serata.

Visto che il computer ha la batteria, è il momento giusto per farmi sentire.

Perché non ho scritto prima? Semplicemente perché nel giro di pochi giorni sono cambiate tante cose ed il mio tempo si è improvvisamente ristretto e “riempito”.

La prima cosa sono i lavori in casa, che mi hanno tolto spazi e ritmi ai quali mi ero ormai abituato;  poi la grande gioia dell’arrivo di d. Marco, una vera “bomba di vita” caduta sulla nostra comunità: in dieci giorni sta già migliorando molto nel portoghese, dimostrandosi molto rapido nell’apprendere (o forse sono io che sono un po’ lento…) e, soprattutto, ha imparato a fare il cuoco in maniera più che eccellente…;

infine, con l’Avvento ho cominciato a “fare il parroco” della città in modo più pieno, con tutto quello che comporta, e questo mi ha riempito molto testa e cuore (poi sarà la volta delle comunità del fiume, ma al momento quello che ho davanti mi basta ed avanza…).  Adesso è il momento nel quale cominciare a decidere “quale parroco” voglio essere, che impronta voglio dare al mio ministero qui. Fino ad ora ho sostanzialmente ascoltato, ora sto cominciando a fare scelte soprattutto su di me, su come voglio pormi davanti a questa realtà. È una questione importante, ma è ancora troppo presto per parlarvene, perché quello che mi ronza dentro in questo momento è più un minestrone che un piatto con ingredienti precisi: è una “sópa”, come la chiamano qui, dove ci sta dentro carne, pesce, verdure ed altre cose che forse è meglio non sapere…

 


Nell’attesa che il mio “piatto pastorale” si definisca un poco, vi parlo di quello che stiamo facendo qui, di cui ho più volte accennato.  Stiamo mettendo a posto, qui si dice “reformando”, la nostra casa parrocchiale. Si tratta di un edificio grande, di almeno una cinquantina d’anni (che per le tecniche di qua sono un tempo già rilevante). Era la casa dei frati, che per le attività parrocchiali utilizzavano il “centro pastorale” posto dall’altra parte della chiesa.

Burani e Carlotti l’hanno trovata in condizioni abbastanza precarie (segno che probabilmente l’’uscita dei frati era già in programma da qualche anno…) ed hanno fatto diversi interventi dettati anche dall’urgenza e dall’impossibilità di fare un’opera più definitiva e strutturata.

L’intervento più importante è stato l’innalzamento di un tetto superiore, a circa un metro e mezzo da precedente e sostenuto da robustissime colonne, per impedire che piovesse in casa. Nel contempo hanno portato in questo edificio la segreteria parrocchiale ed i loro uffici, spostando qui il centro della vita parrocchiale, ed adattato alcune camere per l’accoglienza. Il tutto senza una chiara definizione dell’ambiente “casa dei preti” rispetto alle parti più dedicate alla vita parrocchiale.

L’intervento che stiamo facendo ora, pensando anche a chi verrà dopo di noi, ha soprattutto tre obiettivi:

- Completare la parte superiore della casa, innalzando le pareti fino al tetto attuale e facendo il sottotetto dove manca.

- Definire meglio gli spazi della nostra vita privata, con chiari segni di separazione dagli spazi pubblici (in soldoni… evitare di uscire dalla camera per trovarsi in mezzo ad una riunione…)

- Sistemare l’impianto elettrico ed idraulico, che nella loro struttura sono ancora quelli dei frati.

Don Marco appena arrivato e subito al lavoro


Lo stile vuole essere quello di una ordinata sobrietà, evitando interventi che abbiano puro carattere estetico o di confort non adeguato alla vita di qua (cioè: è una casa grande e ordinata, chiaramene migliore di molte case del nostro popolo, ma non deve essere assimilabile alle case delle persone ricche della città).  Per gli impianti, la scelta è di fare cose funzionali, ma essenziali, usando soprattutto impiantistica esterna perché in futuro gli interventi di modifica e riparazione siano facilmente individuabili ed accessibili anche da personale non esperto.

È un investimento grande di tempo, di energie ed anche di denaro (moltissimo inferiore a quanto costerebbe da noi, ma per la media di qua indubbiamente sensibile), ma che assicura alla parrocchia un edificio che potrà durare ancora decine di anni.

Siamo tutt’ora un po’ indecisi se fermarci a quello che è essenziale fare o completare con un’opera più ampia, che riguardi l’intero edificio: riflettendo pare che andremo nella prima direzione non tanto per una questione di spesa, ma di utilizzo delle nostre forze. Il mio inizio di ministero come parroco ed il tempo necessario a d. Marco per studiare ed iniziare a conoscere la realtà sconsigliano di prolungare questa situazione troppo a lungo, con il dispendio di forze che ciò comporta.

Alex, uno dei tre seminaristi di Santo Antonio do Iça, riceve il lettorato


Magari riprenderemo in mano la cosa fra qualche anno, o ci penserà chi verrà dopo di noi; la cosa importante è che quello che facciamo ora sia ben fatto, organico e razionale, completo per quanto gli compete. Non so se avete letto fino a qui, perché di certo non ho parlato di cose intriganti ed appassionanti, ma la vita è fatta anche di questo, anche nel cuore dell’Amazzonia…

Ne approfitto per ringraziare tanto tutti coloro che ci stanno sostenendo economicamente: Anche quello che stiamo facendo alla casa è frutto delle vostre offerte e nelle scelte che facciamo ne teniamo ben conto.

 

Ristrutturazione di san Sebastiano, una delle cappelle della parrocchia

Il Signore ci accompagni tutti e tutte e ci illumini con la luce del suo Natale!

pe. Paolo

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