Paolo
Bizzocchi
Dopo
d. Gabriele e d. Marco, mentre sono all'aeroporto di Madrid scrivo qualcosa
anch'io (vi arriverà quando sarò già altrove ed avrò un Wifi che funziona...). Di
certo non posso parlarvi del Brasile, perché ero in Italia: penso che anche qui
ci siano tante cose importanti. Cosa ha significato per me vivere questa
"vacanza" dopo circa una assenza, certamente non lunga, di un anno e
mezzo? Alcune cose, molto semplici.
Innanzitutto,
ho visto che si vedono cose nuove della nostra realtà, belle e brutte. Mi hanno
stupito le strade "vuote" di pedoni e ciclisti ed anche di mamme e di
bambini. C'erano anche prima, ma non le vedevo perché non avevo un metro di
confronto e mi sembrava più "normale". Ho visto anche l'ordine che
c'è nei nostri paesi: anche questo c'era anche prima, ma lo davo per scontato e
ne vedevo solo le carenze ed i difetti.
Poi,
mi sono riposato la testa. Credo che finché non si vive un po’ da stranieri è
difficile capire la fatica quotidiana di chi vive in mezzo a noi venendo da
altre nazioni. Non conoscere la lingua, non capire se quello che si sta facendo
è un bene un male e come lo valuteranno gli altri, essere estraneo a
tradizioni, usi e costumi che sono familiari a tanti, ma non a te... Essere stranieri è difficile, grazie a Dio io
mi sono potuto riposare.
Poi
ho visto il bene enorme che diverse persone mi hanno dimostrato con apertura.
Ho visto anche la positiva e "curiosa" voglia di conoscere
l'Amazzonia di tante persone. Quindi ho avuto conferma che vale proprio la pena
di tenere relazioni e scrivere e parlare per vivere una "relazione tra
chiese" ed uno "scambio di doni" molto concreti ed attuali. In questo mi.ha aiutato anche incontrare il
vescovo Giacomo ed il vicario generale, don Giovanni Rossi: un anno e mezzo fa
erano più appagati dall'aver trovato il sostituto di don Gabriele Burani, ora
li ho trovati molto in ascolto.
Ho
capito che sentirsi rivolgere tante volte le stesse domande sulla vita dell’Amazzonia
e la mia vita attuale e dare sempre le stesse risposte è faticoso, ma è molto
importante: è un servizio grande per la vita di molti. Allora ho apprezzato
molto quelle persone che tante volte sono chiamate a dare testimonianza della
loro fede o di situazioni dolorose del mondo e lo fanno con verità e purezza di
cuore, anche per anni. Fanno un servizio grande e tutt'altro che scontato. Ho
capito che sto imparando a voler bene al popolo di S. Antonio do Içá, il
"mio" popolo amazzonico. Siamo alle prime battute di una vera
relazione, ma incontrandosi nel Signore si abbreviano molte strade.
Infine,
ho toccato con mano tanto affetto, tanta accoglienza nei miei confronti, tanto
aiuto (anche economico...). Dare tutto questo per scontato sarebbe sciocco ed
insensato. Ad ognuno faccio un ringraziamento a cuore aperto, soprattutto a
quelle persone che in un contesto più "normale" restavano più di lato
ed ora invece si sono manifestate con un affetto inatteso e per questo molto
più bello. Ci teniamo uniti nel Signore pregando gli uni per gli altri, perché
la preghiera supera i kilometri più veloce dell'aeroplano!
Il
Signore ci accompagni!
D.
Paolo