sabato 17 ottobre 2026

Buon cammino missionario a tutti!

 





Gabriele Carlotti

 

Parlare di “missione” vuol dire “dono della vita”. Non è forse questa la vocazione battesimale di ognuno di noi che siamo venuti alla fede e siamo rinati dall’acqua e dallo Spirito? Per questo il Concilio Vaticano II° ci ha ricordato che la Chiesa (che siamo tutti noi uniti in Cristo) o è missionaria o non è Chiesa, la Chiesa del Signore Gesù che ci ha inviati a portare in tutto il mondo la Buona Notizia del Vangelo. Per questo la Missione della Chiesa non riguarda solo “le” missioni, ma è la testimonianza della vita per la vita di tutti: “se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo, ma se muore produce molto frutto”. Gesù è questo chicco di grano ‘marcito’ nel dono di sé sulla croce, che ha prodotto una spiga super-abbondante aprendo a tutti i popoli di tutti i mondi conosciuti il dono di una vita nuova, una vita risorta. In questa logica di fede, subito dopo il Concilio anche la nostra Chiesa locale si è aperta alle terre di missione: Madagascar, India, Brasile, Albania, Rwanda e, per ultima, l’Amazzonia. L’essere ripartito, sette anni fa, dopo i diciassette anni passati in Brasile a Ruy Barbosa, non è stata nostalgia, ma il frutto di un cammino che non si era interrotto al suo ritorno, ma sempre ripensato, nell’accoglienza dei profughi e dei migranti, nel percorrere le notti dei trans e delle ragazze prostituite sulle nostre strade, incarnato nelle Comunità dell’Unità Pastorale fatte di liturgia, giovani e famiglie, anziani e ammalati, bambini e non-praticanti; un cammino fragile, ma ancorato nella fede battesimale, chiamata a condividere la speranza di una Buona Notizia.

Nel 1993, quando d. Eugenio ci chiese di celebrare la festa di San Lorenzo, a Colonia di Itaetê, io e d. Vittorio partimmo da Utinga e dopo oltre tre ore di viaggio, superando diversi ostacoli, arrivammo a Colonia. Troppo tardi, in ritardo di un’ora rispetto alla celebrazione della messa, ma fummo accolti con gioia dalla Comunità, che aveva già celebrato la sua fede, condiviso la Parola di Dio e si era già alimentata all’Eucaristia custodita nel tabernacolo. La Comunità ci accolse con gioia: “pensavamo non veniste, ma siamo molto contenti che siate qui con noi, venite, pranziamo insieme e facciamo festa col nostro patrono San Lorenzo, amico dei poveri e dei piccoli”. Così conobbi la Chiesa fatta di piccole Comunità capaci di valorizzare ogni persona, conobbi una fede semplice e disposta a vivere e celebrare la speranza e la responsabilità del suo proprio battesimo. Questa testimonianza gioiosa mi ha contagiato e ha aperto uno sguardo nuovo sull’essere chiesa-comunità. Come il vescovo Baroni ci aveva insegnato: “Nessuno può dire solo la mia parrocchia o solo la mia diocesi, ma siamo tutti a servizio della Chiesa universale perché il Vangelo sia annunciato a tutti”. E le parole del vescovo Andrè: “Non ho i preti che vorrei, i laici che vorrei… ma i preti che mi sono stati dati e i laici che vivono in questa terra: con voi sono fratello e chiamato a camminare insieme per annunciare con la vita il Vangelo”. La Missione allora supera gli oceani e le terre lontane, è un movimento di “andata” e “ritorno”, è un modo di essere cristiani credenti, discepoli-missionari, affinché in ogni luogo il Vangelo sia annunciato con la vita e il battesimo sia fonte di gioia e di responsabilità verso tutti, perché non venga meno la speranza e la pace.

Quando nel 2019 sono ripartito per l’Amazzonia ho ritrovato le piccole Comunità. La città di Santo Antonio organizzata in dodici Comunità, una per ogni quartiere, luoghi di ascolto della Parola, di condivisione della Carità e di attenzione alla situazione di povertà di tante famiglie: luoghi per celebrare la fede eucaristica che ci alimenta e ci sostiene insegnandoci a condividere. Anche lungo i fiumi sono tante le Comunità, di etnie diverse: Tikuna, Kambeba, Kokama e Caixana; alcune dei cento ottanta popoli indigeni che ancora abitano la grande foresta. Cattolici e protestanti di molte denominazioni, ma tutti uniti nell’unico sentire ancestrale di una foresta e di molti fiumi animati dall’unico spirito. Mi ricordo della Comunità Kokama di San Lazzaro, circa a metà del fiume che proviene dalla Colombia e si getta nel Rio delle Amazzoni, quando siamo arrivati, dopo alcuni giorni di navigazione, la piccola chiesetta era inutilizzabile, già abbandonata da tempo, e il Cassique (lider) lamentava la non curanza delle famiglie. La figlia aveva fatto una promessa, quando le nacque una bambina speciale, di costruire una nuova chiesetta, vicino a casa, per chiedere l’aiuto divino. Così l’abbiamo aiutata e con la collaborazione degli uomini che procurarono il legno in foresta, in poco tempo è stata costruita la nuova cappella della Comunità. La signora ne divenne subito l’animatrice della Parola e della catechesi, che in seguito passo alle ragazze giovani, e tutte le domeniche la Comunità cominciò a riunirsi per la Celebrazione della Parola e poi per far colazione insieme, ognuno portava qualcosa per essere condiviso. Oggi hanno inventato un cammino nuovo per essere più vicini anche alle famiglie meno assidue: una domenica celebrano nella cappella della Comunità, e l’altra domenica la Comunità celebra nella casa di una famiglia, scegliendo quelle che hanno più difficoltà a partecipare. Così ho imparato come sia importante usare l’iniziativa, anche la fantasia affinché nessuno venga lasciato indietro nel cammino della Comunità; come sia importante uscire verso l’incontro con l’altro, ascoltare senza giudicare, condividere e fare il possibile per camminare insieme. Mi venivano in mente le parole dell’apostolo Paolo: “Mi sono fatto tutto a tutti, per guadagnare ad ogni costo qualcuno”.

Così è la Missione: discepoli dell’unico Signore, attenti a non strappare la tunica tessuta tutta di un pezzo, sempre pronti anche a fare un passo indietro per non perdere nessuno, attenti a coloro che si allontanano perché non si sentano abbandonati, guardando a Lui più che a noi stessi, privilegiando la prassi alle ideologie, la vita alle regole, sempre amanti della giustizia; missionari dell’unico Vangelo, che è la vita vissuta del Signore, l’amore per i piccoli e per i poveri, per gli ammalati e gli esclusi, giovani nell’entusiasmo e sempre portatori di una speranza che non delude, operatori di pace. Discepoli-missionari che vivono il proprio battesimo nella consapevolezza di essere amati e salvati da Colui che ha donato la sua vita per noi e per tutti. Testimoni del Vangelo della giustizia e della pace, portatori di una nuova umanità improntata a una ecologia integrale: rispettosi della creazione e di tutte le persone, senza distinzioni, ma procurando sempre quell’uguaglianza che ci rende fratelli tutti. La grande foresta continua così a custodire la vita, nel segno del Creatore; e noi come figli dell’unico Padre viviamo riconciliati nel battesimo che ci ha resi cristiani, fratelli e sorelle in Cristo. La Missione ci fa essere Chiesa-in-uscita, che sa ascoltare ed accogliere, chiesa-sinodale che cammina e prende decisioni nel dialogo con tutti e nel rispetto delle diversità di ognuno, che sono sempre una ricchezza e possibilità di un passo nuovo e fedele. Allora in questo ottobre missionarie e in questo nuovo anno pastorale, buon cammino a tutti! 

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