domenica 9 febbraio 2025

IN PARTENZA PER BRASILIA

 

Le foto sono del novenario nella cappella di san Lazzaro


Paolo Bizzocchi

Ciao a tutti e tutte!

Gli Esercizi Spirituali sono finiti, ma continuano ad accompagnarmi: domani (oggi per voi che ricevete…) c’è proprio il Vangelo che mi ha accompagnato a casa: AVANCE PARA AGUAS MAIS PROFUNDAS… getta le reti in acque più profonde… Si, bisogna entrare in acque profonde, perché la realtà qui è davvero complessa e da quanto sento lì da voi non lo è di meno (le notizie su quanto sta accadendo in Italia e nel mondo mi preoccupano non poco…). 

Ma per andare in acque profonde occorre saper nuotare, per non affogare. Ora il mio “nuoto” nella realtà brasiliana è la conoscenza della lingua, ed il Signore che chiama alle acque profonde mi è venuto incontro: agli Esercizi ho imparato dell’esistenza di un corso trimestrale di lingua, storia e cultura brasiliana che si tiene a Brasilia, la capitale del grande paese. Ne ho accennato a d. Gabriele e d. Luigi e senza che io lo chiedessi loro hanno convenuto che è bene che io vada. 

È un dono grande, che chiede un investimento sostanzioso di tempo e di denaro (20-22.000 reais, 3.500€), ma ne vale la pena: ringrazio molto d. Gabriele, che ha cambiato tanti suoi programmi per permettermi di fare questa formazione, e ringrazio il Signore, perché se ne sono venuto a conoscenza è perché lui ci ha messo lo zampino! 

Tre mesi non sono molti ed al contempo sono tanti: di certo sufficienti per tornare a S. Antonio con gli strumenti per iniziare ad interagire in modo diverso con la popolazione e la realtà.

Ma ora il portoghese non né più allo zero assoluto e vi racconto alcuni piccoli episodi che mi hanno dato sollievo ed al contempo mi hanno fatto sentire la necessità di un serio impegno di studio della lingua.



La maggior parte si riassumono in una passeggiata serale, quando esco a camminare e prego con il Rosario. In una sola serata ho avuto tre incontri che mi hanno toccato.

- Il primo è stato con “il vecchietto”, uno dei mendicanti che vivono sulla piazza e spesso viene a dormire sulle panchine davanti alla nostra porta. Una sera ha iniziato a parlarmi e visto che lui parla molto lentamente e con un vocabolario minimo, sono riuscito a capirlo. Ho imparato che ha 65 anni, faceva il motorista e poi, dice lui, gli hanno rubato tutto ed è andato in rovina. Probabilmente beve, come tanti altri. In quella occasione lo avevo invitato a partecipare alla “Pastoral da Sobriedade”, un gruppo parrocchiale che si occupa soprattutto di persone con dipendenze ed attiva un primo percorso di aiuto. Avevamo fissato un appuntamento, ma non si era fatto vedere. La sera della passeggiata mi ha visto e con un sorriso a piena bocca sdentata mi ha comunicato che era andato e voleva impegnarsi per aiutare se stesso, come gli avevano suggerito. Poco portoghese, ma il cuore del vecchietto aveva capito il bisogno di lasciarsi aiutare!

- Proseguendo il cammino ed il Rosario, mentre ero vicino alla cappella di S. Francisco mi ha visto e fermato un giovane (16-18 anni), di aspetto bello e curato. Ho riconosciuto che era lo stesso che settimane prima mi aveva fermato per chiedermi il Rosario che stavo usando perché gli piaceva e se lo era messo al collo. Poco portoghese, ma con due chiacchiere che sono arrivate al cuore (almeno al mio…): “come stai?” “alti e bassi…” “guarda agli alti ed affida al Signore i bassi…” (penso che mi abbia capito…) “E tu cosa fai? Segui questa chiesa?” “Le seguo tutte… e tu come ti chiami” “Wresli (o qualcosa di simile)” e ci siamo salutati con simpatia. Magari ci ritroveremo e ripartiremo da dove siamo arrivati.



- Sulla via del ritorno altri giovani erano sulla strada ed evidentemente stavano pasteggiando a cocaina o simili, sempre più diffusa (qui costa poco, siamo nella zona di transito). Ad un incrocio mi ha fermato un altro giovane che non è uno che si droga, ma un drogato pesante: si riconoscono per la magrezza, gli occhi persi, i vestiti ridotti a stracci e perché a volte raccolgono le lattine per vendere l’alluminio. Appena uscito dal carcere (per un furto) era arrivato in canonica da noi e per alcuni giorni era tornato, poi era nuovamente sparito, inghiottito dal vortice. “Hai bevuto?”, “no padre, non bevo”, “ma ti droghi ancora? (domanda inutile…)” “si…”. “Hai cenato? (altra domanda inutile)” “no…, mi offri qualcosa?” e gli ho preso un churrasco, che è carne fatta alla brace, qui molto popolare. Poi ci siamo salutati e mi ha ringraziato. Poca roba, ma davanti ad una solitudine così immensa nulla è poco.

- Ultimo episodio sono i bambini: sono quelli che più mi fanno sentire l’esigenza della lingua, perché a loro le parole lette e corrette che ora uso nell’omelia non dicono nulla. Hanno bisogno di un saluto, di una parola semplice, spontanea e chiara: ma le cose semplici sono quelle che chiedono maggior competenza e preparazione… 

Stavo lavorando all’impianto elettrico nel nostro “palazzetto”, mentre bambini e ragazzi giocavano a pallone; mentre ero perso tra fili e viti sento una voce che viene dal campo: “ciao padri!”, mi guardo intorno e la voce si ripete due o tre volte. Era la bambina che stava facendo da portiere che mi guardava lavorare, mi sorrideva e mi salutava. Le ho risposto con un sorriso ed un saluto, ma che tristezza non riuscire a dirle una parola, a chiederle chi sono la mamma ed il papà (se c’è…), se va a scuola, se si stava divertendo… 

Ok: ALLORA C’É PROPRIO BISOGNO CHE PARTA PER BRASILIA, il 8 marzo vado e fino al 9 giugno non torno!!!


Buona domenica, 

il Signore ci accompagni verso acque profonde (e non provate a galleggiare, andate giù senza paura…)!


d. Paolo


sabato 1 febbraio 2025

AVANZARE IN ACQUE PIU’ PROFONDE

 




Riflessioni dagli esercizi spirituali del clero


Paolo Bizzocchi

Ciao a tutti e tutte.

Finisco ora gli Esercizi Spirituali e fra poco partirò per S. Antonio, ove arriverò domani in mattinata. 

Ho visto e conosciuto un pezzo di Amazzonia diversa, che mi fa cogliere che quando racconto di S. Antonio sto parlando di un luogo ben specifico, non dell'intera Amazzonia né del Brasile, un paese grande 27 volte l'Italia. Quando parlo di S. Antonio parlo di una periferia dell'Amazzonia,  che è una periferia del Brasile, che l'occidente vede un pó come una periferia. Questo mi fa dire che quello che vedo a S. Antonio è importante,  perché le periferie rivelano ciò che i centri più importanti tendono a nascondere. Nelle periferie, anche nelle nostre "periferie" personali ed esistenziali, veniamo rivelati nella nostra verità più semplice, che spesso tendiamo a nascondere. Quindi,  quando racconto di S. Antonio parlo di un pezzetto di terra Amazzonica, che però rivela tante realtà nascoste. Insomma,  sono in un osservatorio privilegiato. 

La casa in mezzo alla foresta dove si sono tenuti gli esercizi spirituali


La prima bella esperienza degli esercizi è stato l'incontro con i preti delle tre diocesi partecipanti.  Alto Solimoes,  che siamo noi, Tefé o medio Solimoes, Coarí o basso Solimoes. Noi eravamo il numero più piccolo, 8 vescovo compreso, su una quarantina di presenti; la nostra diocesi è però anche quella con meno clero, 17 preti in tutto. Siamo periferia anche in questo.

I presenti erano un clero multietnico.  Oltre i Brasiliani di diversa estrazione ho potuto identificare e conoscere i miei "vicini di casa", entrambi colombiani, un vescovo ed un prete polacchi, il nostro vescovo spagnolo ed infine molti missionari africani, di diverse nazioni: Congo,  Nigeria, Madagascar, Namibia... La terra di missione africana è ora anche una grande chiesa missionaria, dalla quale provengono buona parte dei religiosi degli istituti missionari nati in Europa. Italiani eravamo in due: io ed il padre predicatore,  missionario comboniano di Brescia da 20 anni in Brasile,  p. Siro Stocchetti. Io, ultimo arrivato, sono stato trattato con molto affetto, un pó come la mascotte del gruppo...



Cosa porto a casa dagli Esercizi? Due testi biblici, che vi riporto in portoghese come li ho letti (la Bibbia italiana l'ho lasciata Praticello).


AVANCE PARA AGUAS MAIS PROFUNDAS...

Gesù invita gli apostoli a gettate le reti in acque più profonde. Il mio secondo arrivo a S. Antonio mi chiede un salto di qualità, innanzitutto nello studio della lingua. Anche perché il 7 marzo d. Gabriele partirà per due settimane sul fiume e sarò solo...


TU NÃO VAIS LAVAR OS MEUS PÉS, NUNCA!

SE EU NÃO O LAVAR, VOCÊ NÃO TERÁ PARTE COMIGO

La resistenza di Pietro a farsi lavare i piedi da Gesù e la risposta di Gesù.  Ho visto le mie resistenze a lasciarmi aiutare da chi è in Italia ed anche da chi è qui, perché amo molto la mia autonomia. Ho colto che chi mi aiuta e mi sta vicino è Gesù che mi lava i piedi, e devo lasciarlo fare...

Sul battello veloce di ritorno dagli esercizi spirituali



Il Signore ci accompagni!


P.S. del P.S Un grande grazie a tutte le persone che in tanti modi si fanno per me Gesù che mi lava i piedi! Il Signore vi ricompensi


domenica 12 gennaio 2025

LA MISTERIOSA PRESENZA DI DIO

 

Una giovane mamma con la maglietta di san Sebastiano



Paolo Bizzocchi

Rieccomi… per la verità in questo momento dovevo essere nella comunità di S. José per la Messa domenicale, ma quando sono arrivato mi hanno informato che stanno facendo il novenario di S. Sebastião in una famiglia ed andranno a pregare tutti la stasera, quindi niente Messa… A noi pare incomprensibile, ma occorre molto silenzio ed ascolto per entrare nella complessità di questo popolo estremamente permeato di religiosità, ma con una visione profondamente diversa dalla nostra. 

Mi perdonerete se torno sul fatto della fede e della vita ecclesiale, ma ho due buona motivazioni. Una è indubbiamente che la prima cosa della quale inizio ad avere un minimo di coscienza, la seconda – più importante – è che mi sembra sempre più impossibile capire questo popolo senza entrare nella sua visione della realtà e della vita. Ed in questa visione di vita, la presenza di Dio è indubbiamente qualcosa di forte ed immediato, con risvolti concreti e tangibili. Presenza di Dio non vuol dire forzatamente fede cristiana come noi la intendiamo, né una vita morale secondo certi canoni: vuole dire – mi pare – più semplicemente che Dio c’è ed agisce; che Dio non è quel “di più eventuale ed inoffensivo” che la cultura illuminista ha instillato in Europa, ma è presenza che compare in mille risvolti della vita, fin sui nomi dei negozi, sulle magliette, nelle scritte sulle macchine e sulle moto… è una delle componenti della vita inscindibile da tutto il resto. 

Forse è un po’ come nell’Europa del medioevo, fino all’avvento della modernità; quell’Europa della quale ci hanno installato l’idea dell’età buia ed oscurantista, ma che sempre di più studiosi seri, anche di area laica, mostrano come epoca di grande splendore culturale ed umano.

Quindi guardando al Brasile, ed ancora di più all’Amazzonia, dobbiamo partire da qui, da un luogo nel quale “Dio”, comunque lo intendiamo, c’è e vive: nella natura, nei fatti che avvengono, nei Santi, nella musica, nella politica, nell’economia, nell’amore… un qualche “Dio” c’è, e la sua benedizione è importante.

Allora, voglio raccontarvi un fatto che sta accadendo e la cui importanza si può capire solo nel contesto che dicevo. Una settimana fa’ d. Gabriele, che non è uno che si sorprende per nulla, è arrivato a casa turbato dall’aver visto davanti ad una delle nostre chiese pentecostali una turba di gente, con molti giovani, che cantavano e ballavano in mezzo ad un tripudio di luci. La cosa è strana, perché i pentecostali religiosamente e moralmente sono molto rigidi e condannano tante cose, se non arrivano da loro. Allora ho provato ad indagare su internet… ed ho scoperto il nuovo fenomeno della chiesa della “Parete Preta”, cioè del “Muro Nero”: chiese dipinte di nero che propongono soprattutto ai giovani, ma non solo, momenti di ritrovo – predicazione - preghiera organizzati con musiche accattivanti – sempre di tematica religiosa o circa - e luci da discoteca, con una grande libertà nell’abbigliamento e nei comportamenti. Le altre chiese pentecostali sono furibonde e gli anatemi cadono con grande forza; loro rispondono con canti che mostrano la debolezza del pentecostalismo classico, diviso in mille gruppi, e della sua predicazione. 

È triste da dire, ma sotto c’è una grande questione di mercato e gli uni accusano gli altri di aver trasformato le chiese in ricche organizzazioni commerciali (beh… ogni tanto avviene anche da noi cattolici, non possiamo certamente farci giudici…).

Noi cattolici “normali” (cioè non tradizionalisti) veniamo lasciati stare, probabilmente non siamo considerati pericolosi perché attiriamo poche persone e pochi capitali… Intanto vediamo cosa succede…

Intanto però vediamo che a Betania, il paese comandato dal pastore della Cruzada, tre ragazze tra i 13 ed i 16 anni si sono suicidate. Purtroppo non succede solo in questa località, ma fa riflettere il fatto che in questo paese non esiste una palestra, perché il pastore non vuole che facciano sport… Insomma, c’è di che riflettere.

Adesso però vi faccio vedere alcune cose belle:



- A Taraquá, dove abbiamo “finanziato” la cappella, avendo un posto ove ritrovarsi come cattolici e come quartiere dopo tanti anni hanno ricominciato a fare pubblicamente il “Novenario” a S. Sebastião, innalzando il mastro: una grande festa, anche se a Messa poi non sono venuti in tanti: . Non può mancare il filmato dell’innalzamento del mastro di S. Sebastião ed un po’ di musica tradizionale, con una foto della cappella con l’ingresso dipinto e di una mamma che porta la maglietta del santo.



- Da noi fanno sport: l’adulto presente nella foto è Alcines (si legge Ausines), che da vent’anni allena a calcio bambine e bambini ed è un punto di riferimento per tutti i bambini e ragazzi del Bairro Centro, anche i più disgraziati (qui le bambine avevano appena vinto 5-0 contro il Bairro Álavaro Maia).

p.s. oggi per la prima volta ho tradotto io l’omelia… mi hanno detto che l’hanno capita quasi tutt

venerdì 3 gennaio 2025

Anno nuovo, scritto nuovo

 

Alcuni seminaristi della parrochia santo Antonio do Iça
Alex, Jonhas (non so) frei Luan


03\01\25

d. Paolo Bizzocchi

ho sulla punta delle dita il desiderio di scrivervi della realtà giovanile di qua, ma per onestà intellettuale e pastorale mi impongo di aspettare un poco. Ho visto cose, ho inteso cose, mi sono state dette cose… ma non ho ancora avuto l’occasione di interagire personalmente con loro. Quindi preferisco aspettare, anche perché da quanto sto capendo è una realtà con belle luci, ma anche paurose ombre. 

Al momento metto solo una bella luce – perché parlare delle cose belle è meno pericoloso ed invadente che entrare nelle sofferenze – in allegato trovate la foto di alcune delle nostre vocazioni di S. Antonio: un giovane (e simpaticissimo) frate francescano e tre seminaristi, tutti di S. Antonio; poi so che c’è un altro giovane in cammino per i frati ed uno per i gesuiti; poi ci sono le vocazioni femminili, ma di queste non so quasi nulla, mi pare un capitolo più difficile. Comunque, se vocazionalmente la diocesi continua con il tiro attuale (15\16 in cammino per il sacerdozio, a diversi livelli), in una ventina d’anni ci saranno sacerdoti autoctoni, e noi reggiani potremo tornarcene a casa (magari con un paio di loro che verranno a darci una mano…).

Il fiume torna a crescere grazie alle piogge del periodo


Perché per il resto non posso ancora parlare dei giovani? Per una questione molto semplice… perché ancora non posso parlare! O meglio, ancora non sono capace di parlare e di ascoltare quello che viene detto in portoghese… Il 11 saranno due mesi che sono in Brasile e tutti mi dicono che devo avere molta pazienza; hanno assolutamente ragione, ma non posso negare che non riuscire a comunicare diventa faticoso. Al contempo si scoprono tante cose interessanti ed importanti. Io sto scoprendo l’importanza di un sorriso ed un saluto (questo riesco…) a chi incrocio per la strada (ho sempre camminato a testa bassa, qui sto imparando a camminare lentamente ed a testa alta, per sentire e vedere le persone); sto scoprendo quanto sia importante la comprensione e l’incoraggiamento: qui sono molto gentili e non mancano di farmi notare i progressi che faccio ed il fatto che quando a Messa leggo capiscono, mentre non mi hanno mai fatto pesare il fatto che non conosco la lingua; sto scoprendo che non riuscire a comunicare a volte genera rabbia, anche contro il luogo ove si è arrivati e la sua lingua, perché lo si percepisce come una “prigione” (e penso agli immigrati che sono da noi, che a volte scaricano la loro rabbia e ci sorprendono…); sto scoprendo quanto sia importante comunicare con una voce amica, anche quando molto distante (ed anche qui penso ai nostri immigrati, più attaccati al loro telefono che al cibo… hanno le loro ragioni). Tutto questo lo vivo da una posizione privilegiata, perché comunque qui io sono “qualcuno”, sono il “Padri”, il prete… per tanti “signor nessuno” deve essere davvero difficile.



Poi, in questi giorni, penso a chi ha vissuto la mia situazione ed ha avuto una pazienza infinita. Penso a Gesù, che ha vissuto poco più di trent’anni e la gran parte di questi li ha passati nel silenzio obbediente di Nazaret per imparare la lingua degli uomini del suo tempo. Ha pazientemente imparato la lingua degli artigiani, la lingua dei pescatori, la lingua degli agricoltori, la lingua degli oppressi e dei poveri, la lingua dei capi e dei ricchi, la lingua degli ammalati… e l’ha trasformata in quelle immortali parabole ed in quegli insegnamenti che anche oggi paiono scritti ieri. Gesù ha ascoltato per trent’anni ed ha parlato per tre anni scarsi… ha avuto molta pazienza. Poi è molto bello anche il fatto che non ha voluto lasciare nulla di scritto – l’unica volta che ha scritto l’ha fatto sulla polvere, perché si cancellasse subito - : non ha voluto mettere pietre che bloccano, ma parole stimolanti affidate ai suoi ascoltatori e discepoli, che hanno poi trasmesso la sua vita scrivendola con le loro parole e la loro lingua (mi viene in mente anche il suo antesignano Socrate, che pure non volle scrivere per non bloccare la ricerca di ognuno…).

Quindi, posso avere un po’ di pazienza anche io…



Vi lascio qualcosa dal linguaggio delle immagini, in modo molto vario…

Oltre al nostro giovane frate ed ai seminaristi… il cielo pumbleo di questa stagione delle piogge, con il fiume che sta diventano larghissimo (al centro si vede l’isola che spezza il fiume in due che sta per essere sommersa)… una enorme farfalla che era entrata in chiesa (la scatola elettrica al suo fianco da idea delle dimensioni)… il pasticcio di tartaruga cotto nel guscio della tartaruga stessa, un piatto prelibato e costoso che ho avuto la carità di lasciar mangiare a loro…

A tutti e tutte voi un anno nella benedizione del Signore!

d. paolo

domenica 29 dicembre 2024

UN NATALE, TANTI NATALI

 



29\12\24

d. Paolo Bizzocchi

Tra tanti “natali”, abbiamo celebrato il nostro Natale, semplice e bello. La Messa della Notte, alle 21 nella Palestra della parrocchia; la chiusura dei festeggiamenti nella comunità del Menino Jesus; una Messa serale alle 19.30. La presenza non è stata certamente abbondante, ma il clima nella Messa della Notte ed in quella del 25 sera era sinceramente festoso. Nella Messa della Notte, presieduta da d. Gabriele, anziché concelebrare dall’altare ho preferito farlo con l’assemblea, prendendomi l’incarico di suonare; non so cosa farò in futuro, ma ora la cosa più importante è che loro colgano che questo prete italiano che ancora non parla la loro lingua è già uno di loro e non ha paura a mescolarsi con loro. Mi pare che il messaggio stia arrivando, tanto che mi risulta palpabile la loro voglia di poter interloquire in una lingua comune; per ora abbiamo utilizzato quella della preghiera e quella della musica, presto spero arrivino anche le parole.

È invece dispiaciuto il vuoto della celebrazione al Menino Gesù, dopo un novenario molto bello; la municipalità nello stesso momento ed a poche centinaia di metri di distanza aveva organizzato una distribuzione di regali per i bambini. Il Papa ha ricordato che Babbo Natale viene dopo Gesù, ma forse non è stato tradotto in portoghese… comunque nulla di nuovo sotto il sole.

Mi ha invece profondamente colpito un altro fatto. Tornato dal Menimo ed entrato in casa, sento fuori sulla piazza un frastuono di voci ad alto volume e di tamburi. Era la chiesa pentecostale più importante del paese - si chiama IDPB Promessa – cha nel giorno di Natale, che loro non celebrano, aveva organizzato una grande manifestazione finalizzata ad affermare la loro potenza. Un’auto piena di altoparlanti con relativo predicatore urlante; molta gente e giovani con divise da parata in perfetto ordine, con stendardi di Gesù e bandiere del Brasile, della loro chiesa e di altro; una banda di almeno quaranta giovani, tutta di tamburi suonati con forza, un seguito di moto a clacson spiegati, mortaretti a go go… Con questa sono passati dalla chiesa e da alcune vie circostanti, non so fino a dove. Una cosa certa è che non era un momento di preghiera, né in sé una festa: era un’affermazione della loro forza all’interno del paese. Una specie di “Esercito della salvezza” spiegato in atteggiamento di parata…

Questo ha fortemente sollecitato il mio interesse, ed ho cominciato a guardare materiale loro e di altri gruppi pentecostali in internet; anche perché alcune loro distorsioni stanno facendo, o hanno già fatto, presa anche nella chiesa cattolica, e questo è l’aspetto più importante. Si chiama “teologia della prosperità”; in due parole, se hai fede Dio ti fa avere successo, soldi e vita serena, che se non arrivano ora è perché sta provando la tua fedeltà, ma poi arriveranno (è una Promessa di Dio alla quale devi credere…). Questo nei predicatori Pentecostali è molto chiaro: lo sviluppo finanziario è sempre uno dei primi beni promessi, poi vengono il trovar moglie o marito e la stabilità della famiglia (che non è solo un fatto affettivo, ma di stima sociale – ecclesiale). Purtroppo anche cattolici dicono questo. In questo momento in Brasile è molto in auge un frate che propone il Rosario alle 4 del mattino ed in questa preghiera ha un seguito enorme; fin qui tutto ok, anzi! Ma il problema è che il fine è sempre risolvere problemi: avrai una buona famiglia, avrai successo, avrai soldi. Alla Messa di Natale alcune persone avevano una loro maglietta con quattro parole: fede, amore, speranza, successo.

Potere, soldi, successo, buona posizione familiare: ciò che si chiedeva a quelli che chiamiamo “dei pagani”. È il “dio utile”, che prego, rispetto ed adoro perché “mi serve” a qualcosa. Proprio nel Natale emerge tutto il contrasto con “l’inutile” Gesù, il Dio nato come bambino rigettato e perseguitato e morto come infame condannato. Un contrasto che fa risaltare ancora di più la bellezza di Gesù e del suo Vangelo, che è veramente la “parola nuova” che esalta “l’inutile essenziale” che è la sola cosa che può dare pienezza alla vita dell’uomo. 

Mi veniva alla mente una bella parola del Vangelo, quando Gesù dice ai suoi discepoli – quindi anche a noi – di considerarci “servi inutili”, che non creano utilità e non hanno un utile. Non l’ho mai sentita così bella e liberante come ora! Uscire finalmente dalla prigione dell’utile (soldi, potere, successo, rilevanza - anche nella vita pastorale), per entrare nella bellezza del vero e del buono… “Cosa vai a fare in Amazzonia? – Beh… il parroco – E basta? Allora potresti farlo anche qua…” Se vai solo a fare il prete, sei inutile: evviva!


Il Signore ci custodisca nel suo Amore, buon Giubileo della Speranza a tutte e tutti!


sabato 21 dicembre 2024

PREPARANDO IL NATALE

 



Venerdì 20\12\24

Ciao a tutti e tutte!

Da una settimana sono tornato dal primo viaggio sul Rio Iça e tante cose sono cambiate (anche se da fuori non appare molto…): cambiate semplicemente perché… ho ricominciato a fare il parroco! Di fatto non faccio quasi nulla, perché non capisco e non riesco a comunicare e perché d. Gabriele generosamente provvede a tutto, ma le cose da parroco-appena-arrivato arrivano tutte: arriva l’ufficio da sistemare, arrivano i documenti di cui prendere visione, arriva l’appuntamento in prefeitura (municipio) per una proprietà da sistemare, arriva che c’è da andare in banca per mettere a posto le firme… In sé nonostante i tempi lunghi è tutto più semplice che in Italia, ma anche qui queste cose ci sono. 



Anche qui ci stiamo preparando al Natale… o meglio “ai natali”. Si, perché se in Italia di Natali ce ne sono sostanzialmente tre (quello dei cattolici o simili, quello degli atei o simili, quello della minoranza che appartiene ad altre religioni), qui le cose sono più molteplici e complesse. Per tutti la radice è quella ebraico – cristiana, l’Islam non c’è e l’ateismo diffuso non esiste (esiste a livello pratico, ma non è sostenuto da un movimento di idee), ma la molteplicità dei culti è notevolissima e ben difficile da inquadrare. I più vicini a noi cattolici sono gli evangelici (o “protestanti”), che qui sono presenti soprattutto con la chiesa Battista e che di certo sono cristiani; poi ci sono le chiese pentecostali ufficiali, come la “Assemblea di Dio”, con diffusione nazionale ed internazionale, che hanno un loro modo di vivere il cristianesimo; poi c’è la selva di “chiese” pentecostali locali che nascono come funghi anche una vicina all’altra, che è ben difficile capire cosa pensino e credano; poi ci sono quelli della “cruzada”, con una rigidissima morale; poi se vedi per strada una che sembra una suora o uno che sembra Mosé redivivo sono gli “Israeliti” (o “Ismaeliti”, non mi è chiaro); poi ci sono gli Avventisti, che celebrano il sabato anziché la domenica; poi ci sono i Testimoni di Geova; poi... 



Quale Natale celebrano questi credenti, che in qualche modo rapportano la loro fede a Gesù? Cosa credono o cosa non credono? Viene il sospetto (un po’ anche per i cattolici…) che a volte non lo sappiano nemmeno loro…

Di certo “i natali” qui rendono ben presente che in questo popolo la fede è qualcosa di radicato ed in qualche modo “naturale”, tanto che pur con una miriade di chiese su meno di 25.000 abitanti qui ci sono abbastanza credenti per tenerle tutte più o meno vive. Poi è chiaro che la fede cristiana si presenta con una divisione dolorosa, ma che forse loro non sempre colgono come tale (ce n’è per tutti…). 



Infine, non è facile capire cosa motivi tutta questa divisione che genera molte chiese e molti pastori. Di certo in tutte queste chiese ci sono pastori e credenti sinceri e motivati, ma un sospetto (più che un sospetto…) viene: che c’entrino molto i soldi ed il potere, o almeno l’illusione dei soldi e del potere. Perché qui in Brasile ci sono pastori ricchissimi, che sono vere star nazionali (poco tempo fa uno ha avuto un tentativo di rapina sulla sua macchina blindata seguita dalla scorta privata…): allora il tentativo di provarci viene. Magari non diventerò come quel pastore o come quell’altro, ma il mio gruzzoletto posso raccoglierlo anche qui... Di fatto la chiesa pentecostale più forte di S. Antonio esige livelli di offerte tali che la gente arriva ad indebitarsi per pagare il pastore e non essere esclusa. 

Poi c’è il potere. Qui è eclatante il caso della Cruzada: il paese ove è sepolto il fondatore (3-4.000 abitanti, su un affluente isolato del fiume) è retto dal proprio pastore con una sorta di ierocrazia dispotica, che si avvale anche di una “polizia privata” che ha una funzione simile alla polizia morale di stati guidati dall’Islam radicale. Tutto illegale, ma difficilmente perseguibile. 

Poi ci saranno anche i ben intenzionati…



Il nostro primo compito, come cattolici, è indubbiamente quello di non entrare nel gioco della competizione, perché finiremmo anche noi per agire in funzione della nostra fetta di soldi e potere. Fra tanti “natali”, celebriamo invece il “nostro” Natale fermandoci davanti alla culla del Dio così onnipotente da essersi fatto totalmente impotente, così Padre da essersi fatto figlio affidato alle cure di una madre (scelta bene…) e di un padre in tutto umani… Celebriamo il Natale guidato dall’umiltà del Dio-fatto-figlio-piccolo per noi e con lui usciamo dalle dinamiche competitive che guidano e distruggono il mondo, qualsiasi esse siano e qualunque fine esse presentino. Noi abbiamo il dono di poter annunciare che Dio è piena Misericordia, manifestata nel volto umano di Gesù: questo ci basta ed avanza. Poi le persone faranno il proprio cammino, forse andranno altrove e forse torneranno… Dio vede e conosce con Amore, non possiamo farci carico noi della libertà che il Signore ha donato all’uomo.



Un Natale di Pace a tutti e tutte!

Il Signore ci benedica!


d. paolo bizzocchi

C’è più gioia nel dare che nel ricevere

 




Pe Gabriel Carlotti


È ancora Natale, forse troppo infastiditi da troppe guerre in corso, da tanta gente chiedendo ospitalità, da molti disperati, rimasti senza niente e senza Patria, da teste vuote che governano e da una dilagante insoddisfazione che anche i regali natalizi non possono cambiare. Allora forse vale la pena ascoltare l’ultimo profeta, austero e minaccioso, che deve ammettere: “non sono io il Messia che deve venire, ma è già in mezzo a voi”. Farà fatica a riconoscerlo perché “Colui che deve venire” non giudica e non condanna, come era previsto dal copione antico, ma accoglie e perdona, ama e dona sé stesso, senza chiedere niente in cambio. Davvero strano questo Messia, che disattende le nostre attese! Eppure, Giovanni rimane profeta, indica il cammino della gioia: “chi ha due vestiti ne dia uno a chi non ne ha, e chi ha da mangiare lo condivida con chi ha fame”; “Non chiedete più di quel che è dovuto ed è giusto”; “Non usate violenza e accontentatevi delle vostre paghe”. Così il Battista indica il cammino della gioia. Non chiede di fare penitenza o lunghe preghiere, neanche di osservare i comandamenti e i precetti; non forza un atteggiamento religioso o pietoso; ma offre un cammino di umanità. 



Se vuoi essere felice, rendi felice le persone che incontri nella tua vita, dalla famiglia al lavoro, dalla casa alla strada, nella relazione di dono che puoi scegliere di vivere. Così il segreto della vera gioia è scoperto: solo se doni te stesso, anche attraverso la tua condivisione, l’onestà e il rispetto per gli altri, solo così potrai vedere la gioia negli occhi e nel cuore di tuo fratello, chiunque sia, e questa gioia-vera ritornerà a te e riempirà il cuore della tua vita. Davvero, dirà il Messia, “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”, per questo si è fatto Emmanuele, Dio-con-noi. Si è donato nella mangiatoia e nella croce, per amore nostro, per farci felici nel dono della sua vita per tutti. Si è donato perché anche la sua gioia sia piena. 



Quanta acqua è passata sotto i ponti, quante storie di vita donata durante la grande guerra e nel dopoguerra, quanta resistenza e resilienza nel popolo oppresso, quanti sogni di una costituzione e di un concilio per una Chiesa nuova e una Stato giusto, quanta sete di autenticità nei giovani che vivono il volontariato e che cercano la pace, quella vera!

 Non lasciamoci rubare la Speranza dai fumi delle nebbie inquinate di populismo, violenza, individualismo e interesse. Ritorniamo al dono e alla gratuità delle cose semplici e belle. Teniamo unite la povertà dei Pastori e la generosità del Magi perché ancora, nel silenzio di Maria e Giuseppe, la Vita vinca la morte. Buon Natale, per una nuova Umanità che risorge dalla cenere delle troppe guerre, capace di abbracciare l’Uomo e il Creato, libera dalla pesantezza del consumismo e di false sicurezze. Buon Natale de luce e di speranza per tutti. Da questa Amazzonia, terra per molti aspetti incontaminata nella natura e nei suoi popoli nativi, da qui lanciamo il grido della pace: restiamo umani!

 



Santo Antônio do Içá, 15 dicembre 2024 – domenica della gioia


La tentazione della torre di Babele

  Paolo Bizzocchi Ciao a tutti e tutte,  eccomi ancora da voi da Brasilia. Sinceramente è una città con la quale fatico a fraternizzare… non...