Lettere, diari e notizie dalla missione in Amazzonia della diocesi di Reggio Emilia e Guastalla
martedì 19 ottobre 2021
mercoledì 29 settembre 2021
In prigione, in prigione.....
Don Gabriele
Burani, santo Antonio do Içá, Amazonas, 29-09-2021
In realtà qui
non abbiamo una prigione ufficiale, un luogo di detenzione organizzato, ma
nella sede della Polizia Militare vengono occupate alcune stanze che sarebbero
solo di passaggio, di pochi giorni, per poi passare ad una struttura maggiore.
Come spesso succede le cose vanno diversamente da come sarebbero progettate e questo
spazio angusto viene trasformato in luogo di detenzione stabile. La Polizia Militare ha sede in un piccolo
edificio; entrando un tavolo con un
poliziotto che riceve e scrive i dati delle eventuali denunce. Due stretti
uffici per il comandante e il segretario; continuando alla fine del corridoio, due stanze, a occhio 4m x4m, bagno
compreso ( ma non riesco ad avere una idea chiara delle dimensioni). La
scorsa settimana erano 38 detenuti: come fanno a starci tutti? Semplice, sono distribuiti a strati:
fissano la loro amaca a livelli differenti di altezza e quello é lo spazio
personale; le stanze sono alte 4-5 metri, quindi per qualcuno lo spazio vitale é
una amaca a 5 metri di altezza!
Nei mesi di
maggior diffusione del Coronavirus le visite erano abolite, e i detenuti non
uscivano dalla loro cella; chiusi, senza un momento per prendere un pó di sole
e di aria pura, molti sviluppano malattie della pelle. Uno spazio sul corridoio
munito di sbarre metalliche é poi la cella dei malati di coronavirus.
Quasi tutti sono giovani sui 20-30 anni e quasi tutti ( o
tutti) con problema di droga; in genere sono in prigione per
furti, traffico di droga, o violenze in famiglia. Nella città della Bahia dove
abitavo erano molti gli omicidi; tutti i mesi vari omicidi. Qui no, ci sono
molti furti, liti e violenze sí, ma non molti omicidi.
Quando vado,
comunico brevemente davanti alle sbarre; chiedono se li posso aiutare portando
materiale di igiene (sapone, dentifricio, shampoo, detersivi per lavare i
vestiti, e per la pulizia della stanza), ultimamente mi hanno chiesto medicine
per le malattie della pelle. Chiedo al comandante (ora é una donna) se viene
regolarmente un medico o infermiere; a volte vengono se li chiamano, non in
modo regolare, e i detenuti vanno in ospedale quando si presenta la necessità.
In una delle due celle si é rotto il
ventilatore, l’unico che avevano, e da settimane sono al caldo opprimente; ne ho comprato uno e
qualche giorno fa sono andato per darglielo, assieme ad una piccola griglia per
scaldare i panini che si era rotta nella cella accanto ma... non ho potuto
darglieli perché sono in punizione! Qualcuno di loro, attraverso il soffitto é
entrato nell’ufficio del comandante lasciando una certa confusione nella
stanza; ma nessuno é riuscito a fuggire! Così ora le celle sono in punizione per un certo tempo.
Nei mesi scorsi ho regalato a
tutti un vangelo;
sono molto contenti quando ricevono qualcosa, anche per la lettura; i
soldi per comprare il necessario dovrebbero arrivare dallo Stato, ma .... non
si sa! Non sappiamo se arrivano, o più probabilmente, come qualcuno dice, i
poliziotti li tengono per loro.
Molti
detenuti rimangono per mesi in questa situazione, il giudice lascia marcire i
poveri per lungo tempo, ma se l’avvocato lo paga, si risolve anche in pochi
giorni la scarcerazione. Ed é difficile che questi ragazzi abbiano la possibilità di pagare un avvocato, sono dei poveretti. Questa la nostra situazione, non sappiamo di
quale autorità civile possiamo fidarci, sembra di vivere in un paese senza legge,
o dove vale la legge del più forte/ del piú ricco. A chi fare riferimento? Non
saprei.
La prigione così fatta serve di lezione? Purtroppo no; la maggioranza di loro, pochi giorni dopo
la scarcerazione entra di nuovo in prigione, perché riprende subito a rubare. Un
ragazzo é uscito al mattino e alla sera era di nuovo incarcerato!
Un altro giovane ben
conosciuto ( per droga, furti
ecc...) veniva ogni tanto a chiedere cibo, e varie volte gli abbiamo dato il
pranzo; é entrato anche nelle sale parrocchiali per tentare di rubare
qualcosa.... forse é lui che mi ha rubato i cellulari.... comunque quando vado a fare visita mi saluta
sorridente; in pochi giorni di libertà aveva collezionato più di 20 denunce di
furto. Giorni e giorni ammassati in una
cella stretta, senza fare nulla, senza attività, senza un lavoretto che li
occupi, senza una lezione per imparare qualcosa..... Certo,
hanno infranto la legge, hanno commesso crimini, ed é giusto che ci sia una
forma di sanzione, ma si dovrebbe anche tentare una alternativa alla identità
criminosa che si sono fatti.
Il caldo é spesso opprimente, l’aria
viziata, e ovviamente sono stesi sulle amache senza vestiti, solo
con i pantaloncini corti. Mi colpisce
che quando vado e li invito a fare una preghiera, si alzano in piedi e tutti si
mettono una maglietta in senso di rispetto; non l’ho chiesto io ma loro lo
fanno spontaneamente; un loro ‘paramento liturgico’, più sensato di tanti panni
inutili che sono nelle nostre chiese. E
mi colpisce che pregano il Padre Nostro a voce ben alta quasi gridando per
manifestare la loro fede; mi fa pensare a come a volte le nostre comunità italiane
sono così timide nel manifestare la loro fede, così paurose, o forse pigre.
Poco tempo dopo il nostro arrivo abbiamo
ospitato nella casa parrocchiale un giovane uscito dalla prigione; era stato ‘beccato’ con una discreta quantità di
cocaina pura, proveniente dalla Colombia ( noi qui siamo al confine Brasile-
Colombia-Perù) e che passando attraverso
il Brasile sarebbe arrivata chissà dove. Lui era solo un corriere, pagato per
il trasporto fino a Manaus ma è stato individuato qui a Santo Antonio e quindi
messo qui in carcere. Ha avuto la scarcerazione ma deve rimanere in città fino
alla conclusione del processo; lui non è del paese, la sua famiglia abita molto
lontano e comunque non ha possibilità di aiutarlo; il padre, coinvolto in varie
attività criminose è morto poco tempo fa. Lo abbiamo accolto, è entrato a far
parte della nostra famiglia, lavora come guardia notturna per alcuni negozi
della piazza centrale dove abitiamo. Riceve un compenso dai commercianti, ma
non ha mai soldi, non sa gestirsi. Qualcuno ci critica per questa accoglienza,
anche perché oltre a essere ex carcerato per traffico di droga, è anche un
omossessuale dichiarato; comunque ci aiuta in molti lavori della casa
parrocchiale e manifesta gratitudine. Il giudice non lo ha mai chiamato finora per
concludere la sua vicenda giuridica; abbiamo pensato di pagare un avvocato
perché si arrivi al processo e si possa risolvere, in qualche modo, la sua
posizione. Ci sembra giusto aiutarlo, abbiamo fiducia che, pur con le
contraddizioni del suo carattere, possa essere rispettoso della legge e dei
valori della società.
Di fronte a qualche crimine tutti gridano: in prigione,
in prigione! Ma chi si preoccupa che ‘serva da lezione’? che ci sia un tempo e un ambiente non solo
per punire ma per riabilitare?
lunedì 13 settembre 2021
sabato 28 agosto 2021
“Ho desiderato ardentemente ......”
Gabriel
Carlotti, missionario in Amazzonia. Gabriel Carlotti, missionario in Amazzonia.
Purtroppo il secondo viaggio di agosto non è stato
possibile. Nel primo viaggio di questo mese il motore si era fermato e Burani
era rientrato a traino della grande canoa dei militari di Ipiranga. Per
fortuna, hanno visto la barca del prete in panne e si sono fermati per aiutare,
così hanno legato la nostra barca alla loro e hanno riportato a casa Moises,
Moacir e don Gabri. Subito ho chiamato il meccanico che ha smontato
letteralmente il motore, scoprendo che un pezzo interno che permette la
circolazione dell’olio si era crepato non compiendo più la sua funzione
essenziale. Per avere il pezzo di ricambio ci sono voluti alcuni giorni perché
viene di barca da Manaus, e non tutti i giorni c’è il trasporto fluviale, poi, dulcis
in fundo, sollevando a braccia il motore si sono rotti i supporti di alluminio,
così ci sono voluti altri giorni per saldare il tutto e lasciare pronta la base
di appoggio. Forse lunedì riusciremo a rimontare il motore che poi dovrà essere
allineato all’albero di trasmissione... insomma speriamo che ai primi di
settembre si possa ripartire! Così questo 26° viaggio non si è mai realizzato e
le nostre Comunità ci hanno aspettato inutilmente. Meno male che questo popolo
è paziente e ci insegna ad aver pazienza.
Pensavo
alle difficoltà, allo sforzo e alla buona volontà, ma anche all’impossibilità
di questo viaggio, e al desiderio frustrato di incontrare le Comunità. Alcuni
sono passati qui in città e sono venuti a cercarmi:
“ti abbiamo aspettato..., poi abbiamo
pensato sia successo qualcosa... va tutto bene?”; altri sono passati per
confermare il prossimo incontro: “allora ci vediamo in settembre, vieni presto
che mangiamo qualcosa insieme..., abbiamo invitato i vicini per inaugurare la nostra
chiesetta che finalmente è finita, l’abbiamo desiderata tanto e ci siamo
impegnati, è proprio bella e siamo contenti!”.
Così anche un viaggio che non si è mai
realizzato può portare frutti di comunione e di relazione attesi e desiderati.
La realtà rimane una grande sfida, qui piano piano si
riprendono le varie attività, ma le chiese sono ancora poco frequentate, la
pandemia ha interrotto bruscamente una abitudine; ma anche lì da voi mi sembra
che non ci sia proprio molto entusiasmo nel riprendere la vita di comunità! Allora
pensavo... anche provocato dal Vangelo di questa domenica che smaschera
l’ipocrisia dell’apparenza e di una superficialità che ci illude e ci priva
dell’essenziale e della gioia. Pensavo a come
l’ipocrisia di una liturgia formale e di relazioni molto superficiali abbiano
addomesticato il Vangelo, abbiano fatto dell’annuncio straordinario della
Risurrezione di Colui che ha creduto nell’amore di una vita offerta e donata, un
sistema religioso chiuso in se stesso, spesso giudicante e scostante,
certamente non attraente né desiderabile. Dio
ci salvi da “questa” chiesa!
Al contrario, la Comunità rimane una opportunità di
relazioni semplici e vere, senza giudicare nessuno perché il nostro giudice è
il Signore, ma luogo per vivere la fiducia fraterna e l’abbandono fiducioso nel
Signore risorto. Prima che le persone possano dire: “guardate come ci amano”,
devono poter constatare: “guardate come si amano”. Non siamo cristiani
per fare delle cose o obbedire a dei comandamenti, piuttosto perché crediamo e
abbiamo incontrato un cammino per vivere relazioni positive e profondamente
umane, perché inspirate a Colui che così ci ha voluto quando ci ha pensati e
creati. Per non vivere secondo la “carne”, nell’egocentrismo e nell’egoismo, ma
secondo lo “spirito”, nel servizio amoroso e nella gratuità del dono. È la
qualità delle relazioni che sta in gioco. E non possiamo nasconderci che molto
delle nostre relazioni dipende dalla nostra volontà, sostenuta da una scelta
libera e consapevole. La vita che noi scegliamo
di vivere è il frutto di ciò in cui crediamo col cuore e non solo con la
ragione. È per la fede nella croce e nella risurrezione di Gesù che
siamo nuove creature!
Credo
allora che “questa” chiesa sia davvero una possibilità di gioia, perché è
fondata sulla fede e non solo sulle nostre capacità. Ma bisogna crederci
davvero! Il frutto della libertà della fede è poi l’amore fraterno che fugge
ogni ipocrisia e formalismo. Questa chiesa sarà bella e attraente e per questo
missionaria, capace di annunciare la gioia e offrire un cammino di vita e di
fraternità.
Benedetta pandemia che ha distrutto e fatto
crollare i nostri castelli ormai vuoti e spesso diroccati, ora siamo invitati ad abitare sotto le tende
dell’insicurezza e a trovare nelle mani e nel cuore dell’altro quella fiducia
che ci aiuterà nel cammino di una vita alternativa, lieta di aver scelto la
bellezza della sobrietà, e per questo attraente. “Beati i poveri in spirito, perché
di essi è il Regno dei cieli”.
Così sarà la Chiesa di domani!
Santo Antonio do
Iça, 28 agosto 2021 – memoria di Santo Agostino
lunedì 2 agosto 2021
venerdì 30 luglio 2021
Un anno camminando insieme ...
26 luglio, il giorno dei nonni, dei Santi Gioacchino e
Anna, i genitori di Maria, nonni di Gesù. Il pensiero va a Ziano, in Val di
Fiemme, nel nostro Trentino dove siamo cresciuti nei campeggi parrocchiali, nell’esperienza
di camminare insieme, perché tutti potessero arrivare alla meta, superando le
difficoltà dei percorsi e le sfide che le Dolomiti, nella loro attraente
bellezza, ci presentano. A Ziano la festa dei Santi Gioacchino e Anna era nel
mezzo dei campeggi, opportunità per fermarsi, riflettere e riprendere il
cammino.
Abbiamo appena lasciato la comunità di Moinho. Il fiume Içá
fino a Moinho dipende dal Rio delle Amazzoni, l’acqua sta scendendo in fretta
perché il grande fiume si sta abbassando di 30/40 cm al giorno, così l’acqua
del nostro Içá corre più veloce del solito verso il mare. Dopo Moinho il nostro
fiume dipende dalle Ande colombiane, l’acqua è più calma e ancora alta in tante
località. La comunità di Moinho è già sulla terra asciutta, ma non sappiamo
come troveremo la comunità di São João do Lago Grande, forse ancora allagata,
verso sera lo scopriremo.
Abbiamo iniziato a conoscere il fiume e le Comunità
nell’agosto del 2020, è già passato un anno e questo è il 24° viaggio missionario.
Abbiamo imparato a riconoscere quando sta scoppiando un temporale, quando il
vento si prende gioco della nostra piccola imbarcazione, quando il sole scalda
fino a bagnarti completamente di sudore. Ora sappiamo dove ci sono le spiagge
nascoste che tra pochi mesi cambieranno la fisionomia del fiume rendendolo più simile
a un grande ‘kenion’ con argini profondi e rocciosi. Ora i pesci stanno facendo
festa e giocano affiorando e accompagnandoci nel cammino, piccoli delfini grigi
e grandi delfini rosa, i famosi “botos”, protagonisti di molte leggende
amazzoniche.
E le nostre Comunità? Come stanno? Sono cresciute in
umanità e fede in quest’anno? La nostra presenza e il nostro servizio pastorale
è stato di aiuto o no? Come continuare il cammino? Che cosa ci dice il Vangelo?
Sono molte domande, forse non tutte hanno una risposta
chiara, ma è importante “pensare”, come diceva il card. Martini. È importante
“discernere”, come ci ha insegnato Sant’Ignazio di Loyola e ci ripete spesso
papa Francesco. Vedere la realtà, che precede sempre le nostre idee, ascoltare
la Parola e le difficoltà incontrate, per trovare una nuova sintesi e fare
scelte coerenti e coraggiose.
Quando siamo arrivati, il 1° novembre 2019, abbiamo
trovato una situazione che ci ha lasciato un po’ perplessi. In città una Chiesa
romanizzata, nelle vesti e nelle regole da osservare, dove tutto ruotava
intorno alle devozioni familiari legate alle feste dei santi, e a novene e
movimenti carismatici, incentivati dalle trasmissioni televisive. Una Chiesa che
nel suo celebrare la fede imitava le chiese pentecostali, appoggiata ai favori
dei politici e della classe benestante, dove a decidere se la festa del patrono
era stata buona o no, era l’incasso ottenuto nell’animazione di lotterie, tombole
e dalla vendita del cibo preparato per l’occasione. Sul grande fiume, visitato tre
volte all’anno dal fedele francescano di ormai 80 anni, le Comunità senza
possibilità di celebrare la fede perché prive di qualsiasi aiuto e fortemente
tentate di passare ad altre chiese evangeliche o alla chiesa della croce,
chiese fondamentaliste e pentecostali, che promettono prosperità e salvezza in
cambio di penitenze e offerte.
Così abbiamo cominciato a camminare insieme, don Gabri in
città e io lungo il fiume. Ricordando una parola chiave del vescovo Gilberto
Baroni che parlando alla città, nella festa di San Prospero, disse che un
cristiano deve tenere in una mano il Vangelo e nell’altra la Costituzione.
Guidati dalla luce della Parola, per essere cittadini responsabili nella
costruzione del Regno di Dio, di giustizia e di pace. Accompagnare le Comunità perché
sappiano vivere con fiducia e nella fraternità. In questa nostra Amazzonia
segnata dalla bellezza e dalla prosperità del Creato, ma anche dallo
sfruttamento e dall’ingiustizia di una società capitalista nella quale il
privilegio di chi domina nella politica e nell’economia, è la normalità. Qui la
povertà e la miseria sono il frutto della corruzione, del ladrocinio
istituzionalizzato e dello sfruttamento delle risorse naturali e umane.
Lascio a don Gabriele Burani, se vorrà, valutare il
cammino cittadino, qui mi limito a sottolineare alcune linee di cambiamento di una
“Chiesa di Comunità”, dove le devozioni personali e familiari, come anche i
movimenti carismatici sono al servizio della vita fraterna e della carità. La
centralità della Parola di Dio, anche se, purtroppo, non ancora desiderata e
ricercata. Una Liturgia che sia espressione della vita e celebrazione della
fede, non solo mossa dal sentimento, ma sostenuta da scelte concrete e coerenti
con una vita di discepoli-missionari del Signore Gesù. La Carità come frutto
privilegiato della fede. E finalmente, l’attenzione ai giovani e agli
adolescenti che qui rappresentano il 70% della popolazione, e sono il futuro
della Chiesa e della società.
Quanto alle piccole Comunità lungo il fiume, il primo
passo è stato quello di “visitare” tutte le famiglie, “entrare” in tutte le
case, “incontrare” tutte le persone. È stato un momento bello e importante,
provocato dalla necessità di conoscere, ma che ha aperto la porta del cuore:
“padre, nessuno prima era mai entrato in casa nostra, grazie!”, così spesso ci
siamo sentiti accolti dalle famiglie. Il secondo passo è stato quello dell’accoglienza
di tutti. Da chi segue le devozioni popolari a chi era passato ad altre chiese
pentecostali o della croce; di chi non era ancora battezzato e di chi non era
sposato e viveva già una seconda o terza unione. La Comunità della fede, la
Chiesa del Signore accoglie tutti, specialmente coloro che si sentono esclusi e
giudicati, cosa normale nelle altre espressioni religiose, e che ci ha
conquistato il titolo di “cattolici peccatori”. Ma il Signore Gesù è venuto proprio
per noi, non per i sani ma per i malati, non per chi si reputa santo ma per chi
si riconosce peccatore. Il terzo passo è stato incentivare la celebrazione
domenicale della Parola. Il prete può venire solo una volta al mese, ma noi
possiamo celebrare la nostra fede ogni domenica, giorno della risurrezione,
dell’ascolto della parola del Vangelo e della condivisione fraterna. Questo ha
comportato un grande sforzo nella preparazione dei sussidi per le celebrazioni
domenicali. Abbiamo offerto anche un aiuto didattico: libri di canto e registrazioni
per imparare nuovi canti liturgici delle Comunità Ecclesiali di Base. Materiale
per una catechesi fondata sulla Parola di Dio e il Vangelo in particolare.
Piccoli rosari accompagnati dai testi biblici per pregare i misteri della vita
del Signore Gesù. Normalmente la Celebrazione della Parola e anche
dell’Eucaristia avvengono nella scuola o in casa. Solo tre Comunità avevano una
piccola cappella. Così abbiamo incentivato, aiutando nel materiale di
costruzione, a edificare un luogo che fosse segno della Comunità. Oggi ci sono
nove cappelle finite e altre tre in progettazione. Sarebbe bello che ognuna delle
25 Comunità che accompagniamo avesse la propria chiesetta, ma il cammino è
ancora lungo. Anche all’interno delle cappelle abbiamo messo alcuni segni: a)
la tovaglia dell’altare con la scritta: Annunciamo
la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, vieni Signore Gesù.
Annunciamo la morte di colui che è vivo ed è il Signore perché risorto, e
attendiamo il suo ritorno. b) la Bibbia sull’altare come segno di accoglienza
di un Dio che ci rivolge la sua Parola. Bibbia che viene usata nelle
celebrazioni, per la proclamazione del Vangelo e delle letture. c) due croci, una
all’interno, dietro l’altare, e una davanti alla chiesa, pitturate di giallo –
colore della luce, con la scritta: Gesù è risorto. La croce è vuota perché il
Signore Gesù è vivo, è risorto. d) la campana di 15 kg che ci chiama alla
preghiera comunitaria. e) in due comunità c’è anche il tabernacolo perché nella
celebrazione domenicale della Parola, viene anche distribuita l’Eucaristia.
Speriamo che un giorno, non troppo lontano, questo possa essere la normalità in
tutte le comunità. L’ Eucaristia celebrata una volta al mese si prolunga nelle domeniche.
Fino a quando la Chiesa scoprirà e abbraccerà una risposta adeguata alla mancanza
dell’Eucaristia in molte Comunità ecclesiali.
Nella comunità di
Moinho, ieri, 25 del mese, abbiamo celebrato la Messa in una casa, presto
inizieranno la costruzione della loro cappella. Qui anche le poche famiglie
evangeliche partecipano insieme ai cattolici, per questo nella chiesa non
metteremo nessuna immagine di santi, nel rispetto della loro sensibilità.
L’unione della Comunità è più importante delle tradizioni specifiche, la
Parola, l’Eucaristia e la Carità fraterna rimangono il segno più grande della presenza
del Risorto. Domenica sera mancavano alla celebrazione alcuni adulti e anziani,
c’erano giovani e bambini, alcune mamme e i responsabili della Comunità, il
cassique con la moglie, il professore e la sua seconda compagna, una coppia evangelica
che anima il canto e la liturgia. Chiedo: “dove sono gli altri?”. Mi risponde il cassique, un giovane di 27
anni con già cinque figli: “vedi padre, abbiamo avuto due giorni d’incontro per
discutere molti problemi della nostra Comunità, e oggi, prima di concludere i
lavori, abbiamo celebrato il culto, come tutte le domeniche. Credo che alcuni
siano stanchi e, visto che avevamo già pregato insieme, questa sera hanno preferito
riposare”. Gli rispondo che se avessi saputo, avrei anticipato il viaggio per
essere presente, ma che ero molto contento del loro cammino di Comunità.
Da ultimo, abbiamo pensato a un piccolo segno della
presenza del Signore e del servizio. Un segno liturgico di una veste bianca,
col volto di Gesù, listata con disegni indigeni e alcune linee azzurre e verdi
richiamando l’acqua del fiume e gli alberi della foresta. Nella Comunità che si
riunisce, ascolta la Parola, condivide il pane della vita e vive l’amore
fraterno, il Signore si fa presente tutti i giorni, fino alla fine del mondo.
Certo, nella costruzione del Regno di Dio, l’annuncio del
Vangelo comprende la denuncia del male, in particolare ci siamo scontrati con
la presenza del garimpo illegale di oro che inquina l’acqua del fiume e provoca
la morte di pesci e il proliferare di malattie. Anche per questo ci stiamo
preocupando con la distribuzione di casse per raccogliere l’acqua della pioggia
e avere acqua da bere pulita e potabile. La denuncia di una politica federale e,
conseguentemente anche statale e comunale, di smantellamento degli organi di controllo
sulla foresta amazzonica e in difesa dei popoli indigeni. Così sono aumentate a
dismisura le aree disboscate per la vendita di legname pregiato, per fare
pascolo per l’allevamento di bestiame e per la monocultura su vasta scala. Come
pure l’impunità per la pesca anche nei periodi proibiti per la preservazione
del pesce, dell’estrazione indebita di oro e diamanti, come pure del traffico
di droga proveniente dalla vicina Colombia e destinato alle grandi città e ai
grandi mercati europei.
L’acqua del fiume corre verso il mare, a volte con una lentezza
disarmante, ma senza mai fermarsi! Così è il Regno di Dio, di notte e di
giorno, l’agricoltore non sa come, ma la semente cresce. E il piccolo grano di
mostarda un giorno servirà di riparo affinché gli uccelli del cielo possano
nidificare. Sono poche le Comunità che si incontrano fedelmente ogni domenica,
8 o 9 in tutto. Pochi gl’incontri di catechesi per i bambini, solo in 3 Comunità.
Ma tutto è in movimento, non c’è più acqua stagnante.
L’immagine tradizionale dei Santi Gioacchino e Anna li
rappresenta con la piccola Maria e una pergamena scritta che viene passata dai
genitori alla figlia: c’è un progetto di vita. Così credo sia importante
continuare con fedeltà il cammino di presenza e di fiducia che abbiamo
iniziato. Che cosa ci dice il Vangelo di oggi? “Felici voi perché i vostri
occhi vedono e le vostre orecchie ascoltano. Molti hanno desiderato, ma non
hanno visto né ascoltato quello che voi vedete e udite”. Così il Signore ci
invita a gioire e ad essere attenti all’oggi della sua presenza. Cosa fare
allora? Ecco tre sentieri che proveremo a percorrere:
Perseverare
senza stancarci e approfondire la nostra adesione al Vangelo. Non limitarci ai
sacramenti, ma fare del momento liturgico anche una opportunità di catechesi.
Proveremo a usare lo spazio della Liturgia della Parola, nella Messa e nelle
celebrazioni, come spazio di approfondimento della fede che incontra la nostra
vita. Proveremo a proporre e sostenere anche la catechesi dei bambini perché
tutti possano partecipare pienamente dell’Eucaristia.
Incentivare la
Comunità a prendersi cura dei suoi membri, specialmente dei più deboli e
sofferenti. Cosa non scontata perché, spesso, in una situazione di povertà diffusa,
vige il ‘si salvi chi può...’. ma il Vangelo ci ha insegnato che ‘o ci salviamo
insieme o non si salva nessuno’. Così con l’aiuto della Caritas parrocchiale
potremo imparare a prenderci cura delle situazioni più bisognose.
Realizzare un
grande incontro dei responsabili di tutte le Comunità per una tre-giorni di
confronto, studio e preghiera, per ascoltare tutti, discernere insieme e
aiutarci a servire meglio la vita. Questo comporterà uno sforzo economico eccezionale
perché sarà importante aiutare a pagare la benzina delle canoe che
trasporteranno le persone dalle comunità alla città. Ma i soldi servono anche
per questo, per rendere possibile un passo nuovo ritenuto importante nel
cammino comune.
Chiediamo l’intercessione dei Santi Gioacchino e Anna che
hanno saputo educare Maria nella fede affinché, come lei, anche noi e le nostre
Comunità, sappiamo ascoltare ed accogliere la Parola dello Spirito. Noi vi
custodiamo nel cuore, fiduciosi della vostra preghiera, perché il Signore Gesù sia
tutto in tutti, e regni la pace!
Gabriele Carlotti – missionario
diocesano in Amazzonia
Santo Antônio do Içá, Festa dei Santi Gioacchino e Anna,
lunedì 26 luglio 2021
P.S.
Agli amici che
ci accompagnano e ci sostengono, ai cristiani delle Unità Pastorali e ai
fratelli e sorelle preti, seminaristi e religiose/i della nostra Chiesa locale
di Reggio Emilia – Guastalla:
Dopo quasi due anni della nostra permanenza nella Missione
Amazzonia, dopo 24 lettere dei viaggi missionari e alcune lettere della realtà
cittadina, ci piacerebbe fare un passo nuovo di “dialogo” : non basta raccontare e non basta
ascoltare, è importante interagire.
Ci piacerebbe essere sollecitati dalle vostre domande
sulla realtà che abbiamo condiviso con voi, ma anche sul senso della vita,
sull’essere Chiesa, sui desideri e gli atteggiamenti, sulla Fede vissuta. Ci
piacerebbe confrontarci sul cammino pastorale, sulle scelte fondamentali, sul
servizio ai poveri. Ci piacerebbe condividere, senza giudizio, ma cercando
insieme il cammino.
Quindi aspettiamo qualche vostra provocazione a “pensare” ...
Grazie
e buon ferragosto!
mercoledì 21 luglio 2021
Un passo nuovo di ritorno alle origini ...
Gabriele
Carlotti – missionario
diocesano in Amazzonia
Su tredici Comunità che abbiamo incontrato, solo in 6 ho
potuto celebrare l’Eucaristia, il 50% sembrerebbe un buon risultato, ma se
penso alle ore di viaggio, in questi nove giorni, allora mi chiedo il perché...
e cosa stia mancando... quale passo sarebbe importante per rispondere a questa realtà?
É già passato un anno da quando è arrivata la nostra barca e il prossimo
viaggio del 24 luglio sarà il ventiquattresimo. Credo che nessuno prima di noi sia
stato così presente lungo il fiume e nelle piccole comunità. Anche la nostra
gente è un po’ spiazzata, non abituata a vedere il prete così spesso. Prima si lamentavano dell’assenza, ma ora sembra quasi che sia
troppo, e manca l’attesa, il desiderio. Quando arrivo spesso mi
sento dire: “C’è la messa oggi, si può battezzare? Perché il frate quando
veniva ci avvisava risalendo il fiume e sapevamo il giorno in cui si fermava,
quando scendeva”. E ogni volta li guardo sbigottito e sorridendo: “Ma, è un
anno che vengo tutti i mesi e sempre lo stesso giorno, così sapete che quel
giorno del mese il padre arriva, lo sapete un mese prima, e vi ho lasciato
anche un foglio con la data e l’orario...” “Hai ragione, ma ci siamo
dimenticati, chissà dove è finito il foglio...”. Così ogni volta mi rendo conto
che il tempo è relativo e il calendario non esiste, se non per il giorno in cui
si va in città a ritirare i soldi della pensione o degli aiuti del governo alle
famiglie, giorno sacrosanto! Già è successo, e più di una volta, di arrivare in
una comunità e non trovare nessuno, o solo una famiglia. “Ma dove sono andati
tutti?” - “Sono scesi oggi in città per la pensione e la borsa-famiglia” - “ma
sapevano che oggi c’era la messa della comunità, potevano andare domani... ho
impiegato sette ore per arrivare in tempo!” - “ha ragione, padre, ma.... se
vuole celebrare, noi ci siamo”. Così mi rendo
conto che la vita di preghiera come momento comunitario è ancora un sogno.
Sono poche le comunità che si riuniscono alla domenica per pregare e ascoltare
insieme, condividere la Parola. In questo i nostri fratelli evangelici sono
migliori e più fedeli al culto della loro chiesa! Mi rendo conto che il cammino
è ancora lungo. Tutto questo non mette in dubbio la Fede personale, non il
contenuto che è vicino allo zero, ma la fiducia in Dio e nella sua presenza e
provvidenza. In questa materia le nuove generazioni sono molto più deboli degli
anziani, questo ci fa pensare: come aiutarli?
Anche nei popoli indigeni, dove tutto è comune, questo
aspetto della religiosità è sempre più segnato dall’individualismo, frutto
prediletto di un certo sistema economico che ormai è davvero globalizzato. In
almeno cinque comunità erano presenti quasi solo bambini, una ventina, e alcune
mamme, così, prima della merenda, abbiamo preso spunto dal Vangelo e conversato
sull’essere parte della famiglia di Gesù, suoi fratelli, sorelle e madre. E ci
siamo chiesti dove sia, come chiamarlo nel bisogno, dove cercarlo... “Dì al
mio popolo che non c’è bisogno che mi cerchino e mi chiamino: io sono colui che
è sempre presente, io sarò lì al loro fianco, ho visto l’umiliazione del mio
popolo, ho udito il loro lamento e sono venuto per liberarli... e mando te –
questo è il mio nome”. Così Mosè ci
indica la strada, nell’andare incontro ai fratelli, nel fare con loro un
cammino di liberazione e di libertà, incontreremo Dio, ci renderemo conto della
sua presenza fedele. Così, un po’ improvvisato, con alcuni canti conosciuti,
abbiamo vissuto un momento di catechesi che ci ha coinvolti e ha provocato
interrogativi, risvegliando il desiderio di una vita fraterna perché amata e
desiderata dal Signore. Poi abbiamo fatto merenda con i biscotti che avevamo
portato, ed è stata una festa. I bambini riescono sempre a valorizzare la
presenza e sono i primi ad accoglierci e gli ultimi a lasciarci andare. Certo
Gesù ce lo aveva consigliato: “diventate come i bambini”. E aveva ragione,
bambini non si nasce, ma si diventa. Forse questo voleva dirci quando ci ha
chiesto di “rinascere dall’alto, dall’acqua e dallo Spirito”.
Quest’anno ci eravamo prefissati di celebrare tutti i
mesi in tutte le comunità, per iniziare, aiutare e sostenere una vita fraterna.
Qualcosa si è mosso: sette comunità celebrano la Parola alla domenica, due
hanno anche la condivisione del pane eucaristico e in otto è stata costruita o
ristrutturata la chiesetta, segno e luogo della Comunità. Ma non basta, è
urgente evangelizzare! Così, per il prossimo anno, iniziando ad agosto,
pensiamo di preparare una catechesi mensile, iniziare i nostri incontri
comunitari attorno a un tema e alla Parola, in agosto pensavamo di parlare di
Maria della sua figura di donna e giovane di fede, della sua libertà e della
sua fiducia che la fa rischiare, del suo farsi discepola del proprio Figlio,
visto che c’è la festa dell’Assunta e agosto è il mese vocazionale in tutto il
Brasile. Poi sceglieremo altri temi: settembre la Parola, qui è il mese della
bibbia, che il papa ha proposto per tutta la Chiesa; ottobre è il mese missionario
e potremo approfondire il nostro essere discepoli-missionari, la missione come
vita della Chiesa. Nelle comunità dove è possibile continueremo, dopo la
catechesi, con l’offertorio e la parte eucaristica della messa; in altre ci
limiteremo alla preghiera del Padre Nostro, dell’Ave Maria e della pace,
condividendo i biscotti o altro che a volte le persone ci offrono. Evangelizzare mantenendo forte il legame Fede-Vita per
riaccendere il desiderio di una vita fraterna. A questo mirano anche i segni di condivisione
presenti, come il doposcuola in chiesa a Ipiranga, la distribuzione delle casse
per l’acqua piovana, la denuncia dell’estrazione illegale dell’oro e il
conseguente inquinamento del fiume, come pure la distribuzione di generi
alimentari nelle situazioni familiari più difficili.
Così era stato per il Vaticano II°: ritornare
alle origini! Alla Parola per l’evangelizzazione dei poveri. Non
dare più per scontata la tradizione cristiana, la conoscenza dei suoi contenuti
che spesso non erano più vissuti, facendo scadere la Fede in ritualismo,
ideologia o movimento religioso. O la Fede è la Vita e la Speranza di una
persona che si riconosce parte di una Comunità, o non è Fede! È di questa
coscienza e scelta libera, di questo desiderio del cuore che sentiamo il
bisogno e intravediamo la forza dirompente. Pur nella coscienza che nulla è
scontato. Anche nel Concilio la questione dei poveri e della povertà della
Chiesa non ha avuto seguito! Eppure una liturgia
vuota di povertà rimane un aborto! Al contrario, la scelta di una
povertà dignitosa e fraterna è già una liturgia di lode che sa gridare per
giustizia senza mai maledire, ma fiduciosa nel suo Signore.
L’evangelizzazione qui è stata, di fatto, una
sacramentalizzazione. La gente chiede solo il battesimo, ma non c’è coscienza e
volontà, desiderio di una vita fraterna di Comunità. E a
peggiorare la situazione la ‘pratica’ religiosa si basa sulle feste dei santi una
volta all’anno. Ma quando scatta il cambiamento le persone sono felici di
essere parte di una nuova famiglia, la Comunità appunto, e si impegnano molto.
Noi continuiamo a gettare la semente, a piantare e irrigare. Il Signore farà
crescere. E altri raccoglieranno... tanto siamo in una ‘azienda familiare’ e
tutto appartiene a tutti. O meglio, tutti amiamo lo stesso Signore, poniamo in
lui la nostra fiducia e lavoriamo nel suo Regno di giustizia, di speranza e di
pace!
Per inciso, credo
che la situazione italiana non sia molto diversa nella sostanza, solo, a volte
e sempre meno, si presenta meglio; allora se avete
qualche suggerimento lo accogliamo con gioia e riconoscenza. Noi continuiamo a
trasmettere e condividere la nostra esperienza e la bellezza che qui
incontriamo nella vita dei poveri. Voi aiutateci a riflettere! Buon cammino a
tutti!
Santo Antônio do Içá, Festa di Santa Maria Maddalena, giovedì
22 luglio 2021
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