“Padre, è difficile quando la tua propria famiglia,
tuo padre e tua madre, i tuoi fratelli si mettono contro...”
Sono nella comunità di Mamurià, siamo arrivati che era
già notte dopo aver scaricato 36 casse per l’acqua piovana. Mangiamo pesce
cotto al forno, farina di mandioca e peperoncino piccante. Poi prepariamo le
amache e la notte ci accoglie cullandoci col movimento dell’acqua del fiume.
Alle 7 del nuovo giorno l’animatore della comunità bussa al vetro della barca.
“Entra Assis, gli dico, puoi entrare e far colazione con noi, caffè e banane
cotte nell’acqua”. Lo vedo entrare con la testa bassa e gli occhi lucidi,
gli chiedo se era successo qualcosa di grave. Lui mi risponde che ci sono
problemi nella comunità e che i suoi propri familiari, il padre e i fratelli,
si sono messi contro di lui. Lo invito a sedersi e a prendere un po’ di caffè:
“Racconta, che ti ascolto con attenzione!” Lui comincia a parlare:

“Vedi, padre, io quando ero giovane bevevo molto (oggi
Assis ha 40 anni e 10 figli), un giorno ero in piedi in fondo alla cappella
della comunità, piena di gente, i miei genitori, i vicini, i miei fratelli
insegnanti e professori... io ero rimasto in fondo, sulla porta, perché sono
solo un lavoratore, non ho studiato, pesco e faccio assi di legno per costruire
case e canoe. Così mantengo e do da mangiare ai miei figli, mia moglie lavora
in casa e con tanta gente non le rimane tempo per fare altro. Quel giorno fr.
Gino chiese alla comunità se qualcuno era disposto a servire e prendersi la
responsabilità di fare la celebrazione della Parola, come ministro, perché la
comunità potesse celebrare il giorno del Signore. Nessuno alzò la mano, nessuno
diede la sua disponibilità, tutti muti, guardandosi intorno. Allora fr. Gino
chiese se poteva, lui, scegliere una persona per questo servizio alla comunità,
come ministro della Parola. Tutti risposero di si, alleviando la tensione di
quel momento. Così fr. Gino puntò il dito verso la porta e disse: “Quel giovane
lì, in piedi sulla porta della chiesa”. Mi guardai intorno per vedere chi era,
e fr. Gino, col suo sorriso di sempre disse: “Proprio tu, Assis, tu sei
disposto a fare questo servizio importante per la tua comunità?” Io ancora non
capivo cosa stava succedendo, ma risposi prontamente di sì: “Se posso aiutare,
sono pronto a servire la mia comunità”. Quel giorno la mia vita è cambiata, ho
smesso di bere e ho cominciato a conoscere la Parola di Dio, sono ormai 14 anni
che ogni domenica celebriamo insieme il giorno del Signore, nella luce del
Risorto che sempre ci accompagna. Quattordici anni che sono cresciuto, e sto
crescendo, alla scuola del Vangelo”. Bene, gli dico, questo è molto bello e
importante. Grazie a Dio per tutto! Assis prende ancora la parola e mi
racconta: “Vedi, padre, la mia vita è cambiata e io ho imparato che dobbiamo
obbedire alla Parola di Dio. Come sempre ci insegni tu, leggendo il Vangelo.
Gesù ha portato a compimento e superato tutto l’Antico Testamento: non basta
più voler bene solo ai tuoi, alla tua famiglia o alla tua comunità; dobbiamo
amare tutti e servire i fratelli riconoscendo il Signore risorto in ogni povero
e bisognoso”.
È vero, gli dico, per questo abbiamo bisogno di
alimentarci con la parola del Vangelo di Gesù e nutrirci con il suo corpo e il
suo sangue: la Parola e
l’Eucaristia non sono un premio per quelli che lo meritano, ma sono un dono
gratuito per tutti coloro che ne hanno bisogno, specialmente i deboli e i
fragili nella fede, anche per i peccatori, perché abbiano la forza di rialzarsi.

Assis mi interrompe: “Vedi padre, la politica è una
‘brutta bestia’, come è vissuta qui da noi. Chi vince umilia i perdenti e si
mostra come più forte, pur sapendo che è una ruota che gira. La mia famiglia ha
perso la politica per 12 anni, ma l’anno scorso abbiamo appoggiato il candidato
a sindaco che ha vinto, così tre dei miei fratelli hanno avuto un lavoro come
insegnanti e responsabili della salute pubblica. Come comunità abbiamo ricevuto
una lancia (piccola imbarcazione) con un motore di 40 cv che deve servire per
portare i malati al posto medico più vicino. Io sono stato scelto come autista
ufficiale per guidare la lancia sul fiume, non guadagno niente, ma ho accettato
per aiutare chi avesse bisogno. La Segreteria della Salute non aiuta in niente,
non dà la benzina per i viaggi perché la lancia è stata un dono del deputato
che appoggiava il candidato a sindaco. Ora accade che persone di altre comunità
a noi vicine, mi cercano e mi chiedono, quando hanno dei malati, di portarli in
città o al posto di salute più vicino, a tre ore di lancia, perché se andassero
di canoa impiegherebbero sei o sete ore. Ho sempre risposto di sì ad ogni
richiesta, anche per portare persone dai medici tradizionali che allontanano
gli spiriti maligni. Ho sempre e solo chiesto la benzina necessaria, perché non
ne abbiamo”.
Sorrido e gli dico: “Hai fatto bene, Assis, hai
offerto il tuo tempo e il tuo servizio per chi aveva bisogno”.

Lui continua: “Si, padre, ma i miei fratelli e anche i
miei genitori dicono che è sbagliato quello che faccio, perché la gente ne
approfitta e la lancia è stata data alla nostra comunità che ha vinto la
politica, gli altri, le tre comunità vicine, hanno appoggiato l’avversario che ha
perso, quindi ora devono arrangiarsi. E
questo fa male al mio cuore, e ho detto la verità alla mia famiglia. Ho detto
loro che il Vangelo di Gesù non dice così, ma chiede di amare e servire tutti,
perdonare i nemici e pregare per i persecutori. E queste persone che abitano
nelle comunità vicine non sono nemici né persecutori, ma sono nostri compagni
di vita, nostri fratelli. O viviamo il Vangelo, oppure non serve dire che
abbiamo fede e neanche celebrare il giorno del Signore. Ho dovuto dire la
verità: che il loro cuore è lontano da Dio. E ho restituito a loro la chiave
del motore della lancia, che ora rimane qui ferma e non serve a niente, se non
a mostrare che noi siamo i vincitori, come fosse un trofeo di guerra. Questo mi
fa male e mi umilia: che la mia propria famiglia mi sia contro e non veda il
suo grande errore rispetto alla fede che professiamo. Mio fratello non parla
più con me, mio padre non mi dà il segno della pace nelle celebrazioni e mia
madre dice che ho sbagliato a dire la ‘mia’ verità”.
Cerco di rincuorarlo un po’, di mostrargli che le
incomprensioni sono sempre presenti dove ci sono persone. Gli do un consiglio:
formare una equipe che sia responsabile per la lancia e che le prossime
decisioni vengano prese insieme per evitare che uno solo si senta o la faccia da
padrone. Mi riprometto di parlarne dopo la Messa con la comunità e di proporre
che si decidano alcuni criteri oggettivi che aiutino a dare risposte giuste e
imparziali, criteri che valgano per tutti, per i membri della comunità e anche
per i vicini. Poi guardo gli occhi di Assis, vedo che i suoi occhi sono lucidi
e pieni di lacrime, lo abbraccio forte e gli dico: “Il Vangelo ce lo ha
detto: Avrete cento volte tanto, insieme a persecuzioni. E ancora: Si
divideranno padre contro figlio e figlia contro madre, fratello contro
fratello, per causa del mio nome. Coraggio Assis, hai dato la tua bela
testimonianza, anche dov’è più difficile, nella tua comunità e nella tua propria
famiglia. Abbi fede, il Signore ce lo ha promesso: Sono con voi tutti i giorni,
fino alla fine del mondo. Coraggio Assis, non sei solo e la tua perseveranza
salverà anche i tuoi fratelli; sappi che la vita di comunità a volte è
difficile, ma sempre apre nuove prospettive, nuove possibilità per tutti, se
perseveriamo nel bene e cerchiamo di essere coerenti con la fede che
professiamo, procurando sempre ciò che ci unisce”.

Nella Messa
ascoltiamo il Vangelo del giorno, Lc 7,19-23, anche Giovanni il Battista fa fatica
ad accettare l’agire di Gesù, che supera la giustizia retributiva, che premia i
buoni e castiga i cattivi. Gesù usa di misericordia con tutti. Questo nuovo
agire di Gesù purifica i cuori, aiuta a recuperare una visione fraterna e
umana, permette di capire e di ascoltare la sofferenza dei fratelli. Anche lui,
Giovanni il Battista, deve convertire la sua visione religiosa e aprirsi alla
fede, senza scandalizzarsi della gratuità dell’amore di Dio. Con umiltà e
fermezza rivolgo lo sguardo verso Assis e i suoi fratelli, verso il padre e la
madre che si scandalizzavano per la bontà del proprio figlio e dico loro: “Noi,
noi dobbiamo essere questa Buona Notizia annunciata ai poveri! I nostri gesti
di gratuità e apertura verso tutti, sono la fonte della nostra gioia. Solo così
potremo cambiare e rinnovare la nostra storia politica e sociale, affinché non
ci siano più vincitori e vinti, ma solo fratelli e sorelle”.
Gabriel Carlotti, missionario in Amazzonia.
Santo Antonio do Içá, 25 dicembre 2021 – Natale del
Signore
P.S.
Ormai sono passati più di due anni da quando siamo
partiti per l’Amazzonia. Un tempo che è passato in fretta, carico di molte
emozioni e storie di vita, di sofferenza, di fede e di speranza. In queste
ormai più di 35 lettere, se consideriamo anche quelle scritte da Gabriele
Burani, mio compagno di viaggio (si potrebbe farne un libro, ma non è questo
l’intento) abbiamo cercato di condividere, raccontando, una esperienza che non
è solo nostra, ma anche vostra, perchè siamo qui anche a nome vostro, della
vostra fede, della nostra Chiesa reggiano-guastallese. Queste lettere sono
state scritte ‘di getto’, senza molta riflessione, almeno da parte mia, ma con
l’intento di raccontare una esperienza di vita, di condividere quello che
anch’io stavo scoprendo. Se qualcuno non le avesse tutte, può richiederle al
Centro Missionario Diocesano, a Roberto Soncini (roberto@cmdre.it o com um messaggio al +39 3200714445). Ora sento la
necessità di fermarmi a riflettere e vorrei farlo insieme a voi. Per questo ho
pensato di non scrivere più per alcuni mesi, ma di rileggere questi racconti,
che neppure io ricordo nei particolari, e lasciarli risuonare dentro di me.
Vorrei cogliere alcune luci che possano illuminare l’esperienza di una vita di
fede. Vi propongo di farlo insieme:
a) Rileggendo una lettera con calma e alla luce dello
Spirito Santo, con atteggiamento di preghiera
b) Chiedendoci quale fede sostiene la vita di questa gente
c) Scoprendo quali intuizioni e suggerimenti, quali
esperienze possono aiutarci a riscoprire la bellezza del Vangelo, la sua radicalità
gioiosa; come vivere la fraternità nelle nostre Parrocchie e Unità Pastorali.
Potremmo, metodologicamente, rileggere i racconti dalla
Missione e, quando una parola o una frase o una esperienza attira la nostra
attenzione e ci fa pensare (ricordate il card. Martini che diceva: L’Umanità si
divide in due gruppi, quelli che pensano e coloro che non pensano...), allora
possiamo annotare la nostra riflessione e metterla come “nota” in calce alla
lettera. Poi nel nostro gruppo “in barca con...” possiamo postare i nostri
pensieri per condividerli. Per coloro che non sono di Castelnovo Sotto e/o non
appartengono al grupo, potete inviare le vostre riflessioni direttamente a me
(E-mail: lele6387@gmail.com ; WhatzApp: 005597984196606). Credo che così potremo
arricchirci gli uni gli altri e ascoltare lo Spirito del Signore che parla
ancora al nostro tempo e alla nostra Umanità. Anche questo potrà essere un
passo per ‘fare sinodo’ e rinnovare la nostra Chiesa.
Buon cammino, Buon Natale e Felice Anno Nuovo. Grazie di
tutto quello che siete e che fate per la vita dei fratelli tutti. Gabriel